giovedì 5 aprile 2012

CARMINE MANZI, RAFFINATISSIMO LETTERATO, "DISPENSATORE" DI CULTURA


Carmine Manzi, morto l’altro ieri nella sua Mercato San Severino all’età di 93 anni, era non soltanto un signore, come è sempre più raro trovarne, e un raffinatissimo letterato. Era, soprattutto, un dispensatore di cultura. Lo faceva attraverso i mezzi che più gli erano congeniali:  l’Accademia di Paestum, da lui fondata nel 1949; il suo giornale, “Fiorisce un cenacolo”, a cui non aveva mai cessato di dedicarsi; i suoi libri, tanti. E’ presumibile che tra le carte che ha lasciato ce ne sia ancora qualcuno, pronto da dare alle stampe. Il mio rammarico è di non avere avuto con lui un rapporto di frequentazione. Solo una volta m’è capitato di incontrarlo, nel lontano 1963, in occasione del conferimento del Premio Nazionale Paestum, altra sua invenzione. Avevo accompagnato a Mercato San Severino l’allora sindaco di Amalfi, e neo deputato, Francesco Amodio, che presiedeva il comitato d’onore delle celebrazioni del 25° di attività letteraria  di Carmine Manzi.
Con lui ho avuto modo di allacciare un rapporto epistolare quando l’ho pregato di scrivere un ritratto del parlamentare amalfitano, pubblicato poi dal “Salernitano” il 9 giugno 2005. M’è rimasta impressa una sua osservazione: “Innamorato del proprio dovere, Francesco Amodio vi tenne fede in tutto l’esercizio della sua vita… perché questo era nel suo carattere e perché questo aveva appreso nel corso dei suoi studi storico-sociali ed umanistici”. La stessa cosa si può dire oggi di lui: come uomo, poeta, scrittore, giornalista di lungo corso, e anche come amministratore pubblico (sindaco di Mercato San Severino, dal 1953 al 1956).
Nel 2006, Carmine Manzi mi ha chiese di recensirgli  “Il papa alla finestra”, da lui dedicato a Giovanni Paolo II. L’articolo uscì su “Agire” e dovette piacergli perché, poco dopo, mi mandò il ritaglio di un giornale italo-americano che lo aveva ripreso integralmente.
Faccio mio il ricordo di chi ha avuto modo di conoscerlo a fondo: mons. Gerardo Piero, che – nella prefazione a “Il Papa alla finestra” -  esalta la statura di Manzi come “poeta, scrittore, storico” e lo accredita “come un testimone del nostro tempo”. Carmine Manzi, continua l’ex arcivescovo di Salerno, è un maestro, anche di vita, “per il suo credo di cattolico intemerato, di uomo dalle rare sensibilità, di educatore incomparabile”. Valori che vanno sempre più smarrendosi nella nostra società. “Se noi ci guardiamo intorno – ecco un’amara riflessione di Carmine Manzi -, ogni giorno ci viene meno qualcosa, ogni giorno è il sentimento che viene calpestato, anche quello dell’amicizia è oggi tramontato. E quando diciamo amicizia, vogliamo alludere alla bellezza del vivere insieme, del vivere in comunione che diventa sempre più impossibile, stando a quello che succede, perché l’odio è subentrato al posto dell’amore e si sono sviluppati il rancore e la violenza tra le persone”.
Un uomo così, quando se ne va, lascia una vasta eco di rimpianto. Ma lascia, soprattutto, una traccia, una guida, un esempio, che mi auguro diventi punto di riferimento per quanti operano nel campo della cultura e dei media. “L’etica – ammonisce Kantnon è la dottrina che ci insegna come essere felici, ma quella che ci insegna come possiamo fare per renderci degni della felicità”.

mercoledì 4 aprile 2012

A FINE APRILE, OCCHI PUNTATI SUL CILENTO CON LO SLOW FESTIVAL "VIVIAMOCILENTO"


Dal 26 al 30 aprile, tra Pollica, Castellabate, Casal Velino, Lustra, San Mauro Cilento, Serramezzana e Perdifumo, si svolgerà il Festival ViviamoCilento, così articolato: cinque percorsi tra i luoghi più suggestivi di quel territorio; quattro rendez-vous gastronomici in linea con la filosofia slow; cinque straordinari eventi musicali, uno dei quali al tramonto con Vinicio Capossella
Questo il programma:
* giovedì 26 aprile, a Casal Velino, il prestigioso trio formato da Peppe Servillo, Javier Girotto e Natalio Luis Mangalavite. Uno show in bilico fra brio e meditazione, fra ironia e maestria, fra l’arte e la vita guidato da tre grandi maestri: una pirotecnica combinazione di talento ed emozione
* Venerdì 27 aprile, a Villa Materazzo di Castellabate, Max Gazzè, accompagnato dall’Orchestra Giovanile del Sannio diretta da Alessandro Nidi, proporrà il suo originalissimo “Uomo sinfonico”. In questo vero e proprio concerto-spettacolo l’artista proporrà molti dei suoi più celebri successi, ma anche romanze tra le più conosciute del repertorio della grande opera lirica, che saranno reinventate in un viaggio musicale raffinato dalle inedite e coinvolgenti atmosfere melodiche e armoniche, nel quale troverà spazio anche la celeberrima “Mattinata” di Ruggero Leoncavallo, il quale trascorse proprio  qui alcuni anni della sua fanciullezza.
* Sabato 28 aprile, a Torre Caleo di Acciaroli, nello splendore del tramonto sul mare, il concerto-evento di Vinicio Capossela.
* Domenica 29 aprile, ancora a Torre Caleo di Acciaroli, il palcoscenico sarà conquistato da Daniele Silvestri, pronto a far ballare e cantare il suo pubblico rinnovando il successo del suo “S.C.O.T.C.H. Tour 2012” (il cui fortunato album ha già conquistato il disco d’oro), accompagnato dalla fidatissima band de “I Soliti Noti”.
* Lunedì 30 aprile,  a Castellabate, infine, il jazz coinvolgente e moderno di Fabrizio Bosso, la “tromba d’oro” del nuovo jazz italiano, accompagnato al pianoforte da Luis Mazzariello.
Sono previste, inoltre, giornate intensissime e divertenti anche per i bambini, con gare di aquiloni, “Giochi dimenticati” e Orienteering. E, poi, passeggiate per i luoghi più belli del Cilento, guidati da storici o filosofi, lungo cinque sentieri che coniugano la costa e l’interno di grande fascino, che si concluderanno con “Buffet cilentani” ricchi dei prodotti tipici di una terra generosa come poche altre. Un menu da far venire l’acquolina in bocca: fusilli al ragù di castrato, cavatelli, zeppole, ciambotta, parmigiana, melanzane e peperoni ‘mbuttunati, mastacciuoli, pane casereccio, sfriunzolo, scauratielli… eccetera eccetera.

NASCE AD AGEROLA L’ASSOCIAZIONE COMMERCIANTI, ARTIGIANI E AGRICOLTORI



Nasce ad Agerola l'Associazione Commercianti, Artigiani e Agricoltori. L'idea di creare un’aggregazione forte di interessi, una rete di conoscenze ed esperienze che puntasse alla crescita dell’intero sistema produttivo locale, si è fatta strada nel corso di una riunione svoltasi a Casa della Corte, alla quale hanno partecipato numerosi addetti ai lavori.
La costituzione dell’associazione viene accolta con entusiasmo dall’Amministrazione comunale, che in questi primi mesi di governo ha stimolato la nascita di realtà consortili in primo luogo nel settore turistico attraverso la costituzione di due cooperative, l’una afferente all’area degli operatori turistici e l’altra con l’obiettivo di proporsi come ente fornitore di servizi turistici.
“Riteniamo che l’affermazione di associazioni di categoria possa porsi come uno strumento di interfaccia immediato con l’operato amministrativo che stiamo mettendo in campo. Ad Agerola non poteva mancare un’associazione rappresentante gli interessi del settore produttivo, su cui verte in larga parte l’economia del paese. In più le eccellenze dei nostri artigiani, anche maestri d’arti e mestieri antichi, vanno tutelate e protette. In questa ottica di condivisione di esperienze, sono sicura che la collaborazione tra di noi porterà ad ottimi risultati”. Così dichiara Regina Milo, consigliere delegato al Commercio dell’amministrazione guidata da Luca Mascolo, pronta a sostenere idee ed obiettivi della neonata associazione. Obiettivi sui quali si sofferma  il neo presidente, Pietro Criscuolo, commerciante: “Mettere in campo progetti e strategie condivise, non perdere opportunità, creare uno standard qualitativo omogeneo e competitivo rispetto al mercato limitrofo, contribuire alla discussione e alla partecipazione". In questa direzione, a breve, prenderà il via il lavoro concreto ed operativo, che si avvarrà del sostegno di tutto il direttivo e dell’assemblea dei soci.

martedì 3 aprile 2012

VENERDI' SERA, LA PROCESSIONE DI GESU' MORTO AD AMALFI


Venerdì sera, la processione di Gesù morto rinnoverà uno dei momenti più solenni, e di più struggente commozione, della tradizione religiosa della gente di Amalfi. Spente tutte le luci elettriche, le insegne dei negozi e dei locali pubblici, abbassate le serrande, il buio sarà rotto soltanto dalle torce che verranno accese agli angoli delle strade.
Poi, dalla sommità della scalinata del duomo, partirà il lungo corteo di “battenti” e, nella penombra, il bianco delle tuniche, che coprono gli incappucciati fino ai piedi, il luccichio delle candele, aumenterà la suggestione di una scenografia curata in ogni particolare. E quando apparirà il simulacro del Cristo, circondato dagli angioletti piangenti, sulla bara di oro zecchino condotta a spalle da uno stuolo di “notabili” vestiti di scuro, in un movimento di lento, ritmico ondeggiamento (quasi volessero cullare Gesù, rendendone più lieve il sonno della morte), la processione assumerà i caratteri di un “realismo tremendo e commovente”, secondo la descrizione fattane dallo scrittore inglese Robert Gathorne-Hardy: “I vestiti bianchi, luminosi nell’oscurità, i fasci spinosi (che circondano il capo dei “battenti”), lo scintillio delle luci, il suono cupo, monotono del motivo ripetuto (Perdono mio dio / mio dio, persono / perdono, mio dio, / perdono, pietà), residui scrupoli di incredulità, finché l’incanto santo della cerimonia sembra essere diventato un tema indiscutibile di vita naturale”.
Al seguito del Cristo, che viene condotto al sepolcro, è la statua della Madonna Addolorata, con un fazzoletto in mano e una spada che le trafigge il cuore. “Al suono della banda e alla luce delle candele – scrive ancora R. Gathorne-Hardy – la dolcezza della Madonna e il tragico realismo di Gesù sembrano trasfigurati. Sono un uomo morto e la sua mamma in lacrime. Sono Dio e la Vergine”. Deposto Cristo nel sepolcro (nella chiesa di s. Nicola dei Greci, a piazza Municipio), dove poi fino a notte il popolo gli renderà omaggio passandogli davanti e baciandogli il piede, il corteo funebre farà ritorno in cattedrale con la stua della Madonna che precederà la bara vuota. E il canto assumerà toni ancora più angosciosi: “Sento l’amaro pianto / della dolente Madre / che gira fra le squadre / in cerca del suo ben”.

lunedì 2 aprile 2012

FINALMENTE SI APRE AL PUBBLICO (SIA PURE PER POCHI GIORNI) L'ABBAZIA DI SANTA MARIA DE OLEARIA


Una buona notizia. La do con vero piacere. Il Comune di Maiori m'informa che, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici e Etnoantropologici per le province di Salerno ed Avellino, è assicurata la possibilità di visitare il complesso monumentale di  S. Maria de Olearia dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 16.00 alle ore 18.00 secondo il seguente calendario:
5 aprile, giovedì santo
6 aprile, venerdì santo
7 aprile, sabato santo
9 aprile, lunedì in Albis
14 aprile, sabato
15 aprile, domenica
21 aprile, sabato
22 aprile, domenica
25 aprile, mercoledì
28 aprile, sabato
29 aprile, domenica
30 aprile, lunedì
1° maggio, martedì
5 maggio, sabato
6 maggio, domenica

L’Abbazia di s. Maria de Olearia è situata lungo la strada statale della Costiera amalfitana, tra Capo d’Orso e Maiori.
In una nota stilata dal Centro di Cultura e Storia Amalfitana, leggo: “Dalla strada sono visibili i resti di strutture che un tempo devono aver formato delle costruzioni monastiche, ma che nel corso dei secoli sono state trasformate in abitazioni private. Non si penserebbe mai che dietro e dentro questa massa indistinta di costruzioni siano nascosti i resti di un ambiente monastico del primo Medioevo. L'importanza di questo posto non è data dal fatto che si trattava di un complesso di grande entità del suo tempo, ma dal fatto che costituisce una rara e preziosa testimonianza di arte e architettura del primo Medioevo nell'intero Ducato di Amalfi. In verità, niente fa pensare che S. Maria de Olearia sia stata più di un modesto romitaggio o monastero; la sua importanza nei tempi moderni supera di gran lunga il ruolo avuto nel Medioevo.” 
L’interesse è legato soprattutto agli affreschi vi sono conservati:  sul muro orientale dell'anticamera della Cripta, la  Vergine coi Santi. A destra, un santo barbuto che indossa una tunica bianca e un mantello giallo; alla sinistra un santo in armi. Proseguendo nella cripta, tre figure con aureola, le cui teste, purtroppo, sono state rimosse. Si presume che si trattasse  di Cristo, S. Giovanni Battista e S. Giovanni Evangelista.
Nell’abside centrale della cripta c’è un Cristo, in piedi, vestito di una tunica bianca con un mantello d'oro con ai lati due arcangeli bizantini. Una rampa di scale conduce alla cappella principale, costituita da un ambiente a volta a croce e spazi secondari con volta a botte. Di quella che, forse, era una immagine di Cristo rimane solo una cornice. Nella cappella, però, sono visibili: L'Annunciazione, La Visitazione, L'adorazione dei Re Magi, Il primo bagnetto di Gesù, con due levatrici, ed altre scene della vita di Cristo che si concludono con la crocifissione. Dalla terrazza antistante la cappella principale si arriva alla cappella di San Nicola. All'esterno, sulla facciata che dà sul cortile principale, è possibile ammirare un medaglione con La Mano di Dio e poi  due figure di Angeli osannati. Nell'abside della cappella, l'immagine della Vergine Maria col Bambino, con San Paolino a destra e San Nicola a sinistra, identificati per una iscrizione. Entrambe le figure sono in abiti vescovili e portano un libro. Sull'arco dell'abside, San Giovanni Evangelista e San Giovanni Battista. Altri affreschi rappresentano S. Nicola che salva tre uomini da una esecuzione; e lo stesso santo  che appare a Costantino e a Abalabio. Sia gli affreschi della cappella principale sia quelli della cappella di S. Nicola sono riferibili all''XI secolo.

domenica 1 aprile 2012

MALEDETTO PETROLIO! IL PERICOLO DI TRIVELLAZIONI INCOMBE SUL VALLO DI DIANO


Maledetto petrolio! La Shell, se qualcuno non la ferma, è pronta a effettuare trivellazioni in un’area di 21000 ettari, contigua al Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Vale a dire, un territorio che si caratterizza per il rilevante interesse ambientale, la vocazione agricola e zootecnica, la ricchezza di risorse idriche al servizio di un centinaio di comuni, e per la presenza di due aree protette  (il fiume Sele e i monti della Maddalena) e  di un sito di eccezionale importanza storico-artistica, già dichiarato patrimonio dell’Umanità dall’Unesco (mi riferisco alla Certosa di Padula). Questo territorio, peraltro ad elevato rischio sismico, è al confine tra Campania e Basilicata e comprende i comuni di Atena Lucana, Montesano sulla Marcellana, Padula, Polla, Sala Consilina, Sant’Arsenio, Sassano e Teggiano (in provincia di Salerno) e Brienza, Marsico Nuovo, Paterno, Tramutola (in provincia di Potenza).
Il problema s’era posto già nel 1997 quando un’altra compagnia petrolifera, la Texaco, voleva aprire un pozzo  a ridosso di una montagna facente parte dei monti della Maddalena. La ferma opposizione delle amministrazioni locali e dei cittadini scongiurò il pericolo.
La Certosa di Padula (foto: comune.padula.sa.it)
Senonché il governo in carica, presieduto da Mario Monti, col decreto-legge n. 5 del 9 febbraio scorso, recante "disposizioni urgenti in materia di semplificazione e sviluppo", ha reso molto più agevole l'iter procedurale anche in un settore così delicato, qual è quello delle ricerche petrolifere. Ne ha subito approfittato la Shell che, pochi giorni dopo, ha presentato alla Regione Campania e ai comuni interessati la richiesta per compiere esplorazioni nel sottosuolo.
Il Comitato No Petrolio nel Vallo di Diano non ha mancato di farsi sentire, richiamando le parti in causa al rispetto della Costituzione, laddove sancisce che lo stato deve tutelare l’ambiente:  “L’ipotesi di impiantare questo tipo di attività in un  contesto come quello del Vallo di Diano, abbondantemente antropizzato con una importante valenza ambientale e culturale e con una così importante presenza di risorse idriche – ha denunciato -, equivale a compiere un disastro ecologico e procedere verso lo sterminio delle popolazioni locali”.
Occorre, secondo me, una mobilitazione forte: come avvenne negli anni ottanta, quando la Elf voleva installare le sue piattaforme nello specchio di mare antistante la Costiera amalfitana.  Scesero in campo tutti, proprio tutti: Comunità montana, comuni, istituzioni culturali, imprenditori, lavoratori, studenti, casalinghe, pensionati,  come pure le associazioni ambientaliste e  i rappresentanti politici del territorio alla Camera dei deputati, al Senato, alla Regione. La questione, dopo aver percorso  le strade della giustizia amministrativa, approdò  in parlamento. Il 9 gennaio 1991, finalmente, fu approvata una legge che vieta “prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi nelle acque del Golfo di Napoli, del Golfo di Salerno e delle Isole Egadi", riconoscendo l'alto valore paesaggistico e ambientale dei luoghi. Quella vittoria è celebrata in un pannello di ceramica, opera dell’artista portoghese Manuel Cargaleiro,  collocato sulla parete esterna della chiesa di san Nicola ad Amalfi, dal titolo “Io preferisco i fiori”.
Ho voluto ricordare la vicenda affinché se ne traggano stimoli, nel Vallo di Diano, per portare avanti la nuova battaglia. Il mio auguro è che si ottenga lo stesso risultato.