Sabato 26 gennaio, alle ore 18.00, a Maiori, nel salone di rappresentanza di Palazzo Mezzacapo, sarà ricordata la figura del professore Carmine Conforti nel settimo anniversario della scomparsa.
La manifestazione è stata promossa dal Comune e dall'Associazione culturale "La Feluca".
Nell'occasione sarà presentato il libro inedito "Breve storia dell'Agricoltura Amalfitana".
Non so se potrò esserci. Lo spero vivamente.
Ebbi modo di parlare di Carmine durante la cerimonia di inaugurazione della Biblioteca comunale di Maiori, costituita con i suoi libri, quelli del compianto onorevole Francesco Amodio ed anche con una prima tranche dei miei (conto di completare quanto prima la donazione). Il mio sogno è che quella biblioteca - aperta dal martedì al venerdì, dalle ore 16 alle 18, a cura dell'Associazione Culturale "La Feluca" e inclusa nel circuito nazionale delle biblioteche (come mi precisa il consigliere delegato per la cultura Mario Piscopo, che ringrazio) - possa diventare il fulcro della vita culturale maiorese e un punto di riferimento per gli studiosi, ma soprattutto per i giovani.
Penso sia utile riproporre qui il mio intervento.
Io ho conosciuto Carmine Conforti nel 1959, quando a iniziativa di Andrea Della
Pietra e di altri amici comuni si pensò di dar vita a un giornale,
affidandone a lui la direzione. Era un modo per testimoniargli vicinanza e
affetto. Soprattutto, gli si riconosceva una “leadership” per la sua spiccata
intelligenza e la sua carica umana. Tra questi amici, Peppino De
Luca, il cui padre aveva una tipografia ad Amalfi. A quel tempo io ci
lavoravo.
Il giornale lo
chiamammo “Ulixes”: chiaro riferimento all’eroe omerico al quale Dante
fa dire: “Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtude e
canoscenza”. Nell'immaginario dell'uomo moderno la figura di Ulisse è il
simbolo della ricerca del sapere, di colui che tenta nuove strade e sposta in
continuazione i traguardi di quel suo inarrestabile e metaforico viaggio verso
ciò che è ancora sconosciuto. “Ulixes”, oltretutto, richiamava
“Sirenide”, la rivista culturale fondata da un gruppo di giovani
intellettuali della costiera sul finire degli anni venti. Manco a farlo apposta,
rovistando in tipografia, trovai il cliché, già utilizzato per
“Sirenide”, che riproduceva Ulisse legato all’albero della nave e i
marinai ripresi nello sforzo della remata.
Toccò a me, di sera, dopo che gli operai erano andati
via, assemblare il numero zero del giornale, insieme con Peppino. Salvo, la
mattina dopo, prenderci i rimbrotti del “proto”, Saverio
Gargano, per il casino di caratteri di piombo lasciati alla rinfusa sui
banchi della composizione. Ponemmo il cliché accanto alla testata, riempimmo gli
spazi morti con dei piccoli segni zodiacali. Certo, l’impaginazione lasciava a
desiderare. Alla fine, però, riuscimmo a portare a termine il
lavoro.
Per la stampa fu utilizzato della carta color rosa,
rimanenza di altre lavorazioni.
Carmine
Conforti l’ho ritrovato, all’inizio degli anni settanta, quando da Amalfi mi
sono trasferito a Maiori. Da allora, ho seguito, anche da cronista, tutte le
sue azioni a difesa dell’ambiente. Soprattutto quella messa in atto negli anni
ottanta contro la società petrolifera Elf, che voleva effettuare
trivellazioni al largo delle nostre coste. Una battaglia condotta, e poi vinta
(al Consiglio di Stato, come si ricorderà), col coinvolgimento di tutte le
nostre comunità locali. Era stato proprio lui a scoprire, sul Bollettino
ufficiale degli idrocarburi del 29 febbraio 1984, che il ministero
dell’Industria aveva conferito il permesso di ricerca nel tratto di mare
compreso tra Capo d’Orso e Foce Sele e a intuire i danni che ne sarebbero
derivati al territorio.
Ha ragione Michele Cinque quando scrive
che Conforti “si è impegnato con discrezione e riservatezza, senza ricercare
il palcoscenico della stampa o i vantaggi della politica, su tutti i fronti,
muovendosi, per l’ambiente, lui che era costretto su una sedia a rotelle, perché
aveva perso l’uso delle gambe per la poliomielite a cinque anni, più di chiunque
altro in Costiera amalfitana”. Come responsabile del Wwf era in
prima linea nella lotta contro gli incendi boschivi, la pesca illegale,
l’inquinamento, l’abusivismo. Lotta che conduceva attraverso denunce, articoli
di giornale, presentazione di dossier, partecipazione a convegni, incontri,
dibattiti.
Suo tratto
distintivo, il coraggio, per nulla intaccato dal pur grave handicap fisico.
Coraggio dimostrato anche quando dovette trasferirsi a Montesano sulla
Marcellana, ai confini meridionali della provincia, dove ebbe inizio la sua
carriera di docente di materie letterarie, conclusa poi all’Istituto Nautico di
Maiori.
A Carmine Conforti va dato atto di un’azione
fondamentale su temi di grande interesse per la costiera: l’approvazione del
Piano di coordinamento territoriale, l’istituzione del Parco regionale dei monti
Lattari, la tutela di aree di particolare rilevanza naturalistica quali la Valle
delle Ferriere, il Vallone Porto di Positano, Capo d’Orso, il Demanio di
Maiori.
“Ho uno splendido ricordo di lui – dichiara
Gianni Menichetti, il poeta-artista che vive stabilmente nel
Vallone Porto –, è stato il primo a difendere questo selvaggio, ma
vulnerabile microcosmo. Si è sempre esposto con coraggio ed è stato il primo a
scrivere degli scempi e discariche che avvenivano in questa zona che dovrebbe
essere protetta; è una persona che ammiravo e per cui avevo una grande stima
umana anche per affinità elettive. Aveva una vastissima cultura umanistica
(basta guardare la qualità dei suoi libri per rendersene conto, aggiungo io).
Andavo spesso a trovarlo, un tipo molto all’antica col senso ed i modi della
gentilezza composta e riservata di una volta”.
Conforti è
scomparso, a 61 anni, il 25 gennaio 2006. Con lui è venuto a mancare, lo
sottolineava Donato Bella su Civitas, un personaggio
che, per tensione etica, cultura e spessore intellettuale, è stato, per la
costiera amalfitana, quello che Antonio Cederna ha
rappresentato per il movimento ambientalista italiano.
Il testamento
spirituale che ci ha lasciato è racchiuso in quel suo libro “La Costiera
amalfitana tra consumo e tutela”, che dovrebbe rappresentare un codice
etico per gli amministratori comunali: “La Costiera amalfitana –
scriveva Carmine – è un bene culturale di interesse nazionale. Da questa
premessa, tuttora valida nonostante l’inconsulta rapina degli ultimi trent’anni,
bisogna partire per immaginare un futuro diverso per questo territorio, capace
non solo di tutelare ciò che può ancora essere salvato, ma anche di
riqualificare l’intero sistema dei rapporti ambientali della zona […] Quello che
occorre è un salto di qualità culturale, che consenta di convincersi – una volta
per tutte – che la consumazione del patrimonio ambientale, se può fare la
fortuna di singoli gruppi o individui, scarica poi immensi costi sociali
sull’intera collettività e sulle generazioni a venire, per le quali si prepara
un imponente disastro fatto di inquinamento, degradazione del suolo, saturazione
del territorio e irreparabile perdita di risorse, possibilità ed
energie”.