lunedì 13 gennaio 2014

E' USCITO IL NUMERO 3-4 DI "VICUM", IL PERIODICO DELL'ASSOCIAZIONE P.S. MANCINI DI TREVICO, CORPOSO, RICCO, INTERESSANTE



Con un po’ di ritardo, e me ne scuso, do notizia dell’uscita del n. 3-4 (fasc. LXI) del periodico “Vicum” edito a Trevico (Avellino) dall’associazione P.S. Mancini e diretto da Faustino De Palma. E’ datato settembre-dicembre 2013. Anche questo, come quello precedente che pure mi fu inviato, corposo (350 pagine), ricco, interessante perché ricostruisce, in maniera attenta e documentata, storia, tradizioni, costumi di quella parte dell’Irpinia, la Baronia, con un’attenzione particolare per una gloria locale (e non solo): il conte Pasquale Stanislao Mancini, politico e giurista di grande caratura.
Questo il sommario:
- Pasquale Stanislao Mancini e il dibattito parlamentare sul progetto di legge per l’abolizione del contenzioso amministrativo, di Faustino De Palma
- Le “Mancinettes” o “Mazarinettes”. Donne di casa Mancini alla corte del Re Sole, di Pompilio Dottore
- I Frati cappuccini ad Ariano, di Antonio Alterio
- Situazione socio-economica del Principato Ulteriore nella prima metà del XIX secolo, di Antonino Salerno
- Confraternite ed Opere nella realtà religiosa e socio-culturale della Puglia, di Dora Donofrio Del Vecchio
- Il decennio francese. Eversione della feudalità e brigantaggio ad Orsara di Puglia, di Antonio Anzivino
- Lauro vola al Polo Nord con Nobile: la storia oltre la storia, di Giuseppe Buonfiglio
- Carife 1943: un anno da ricordare, di Raffaele Loffa
- Il castello di Ariano: note sparse di varia bibliografia, di Nicola Prebenna
- Regi Tratturi (in Puglia) evoluzione disposizioni legislative dall’Unità d’Italia (da esigenza economica a esigenza storica), di Antonio Rossi
- Cancian e i contadini di Lacedonia, di Rocco Pignatiello
- Scrigno Maulucci, di Francesco Paolo Maulucci
- Sul culto di Sant’Euplio martire a Roma nel VII e VIII secolo, di Francesco Roccia
- Emigrazione scampitellese in America, in Australia ed in Africa, di Euplio Giannetta
- La Dea Mefite e la Valle di Ansanto, di Raffaele Loffa
- Età Preistorica-Età Romana-Età Medievale: il Patrimonio Comunale come Risorsa economico-sociale e culturale attraverso la rivalutazione delle fasi cronologiche che hanno segnato la Storia del territorio di Pratola Serra, di Giuseppe Mauro
- Lungo la via Appia (da Grottaminarda a Sferracavallo), di Salvatore Salvatore
- In ricordo di Nicola Fierro, di Michele Frascione
- Brevi note sulla Toponomastica Dauno-Irpina, di Gino Panzetta
- Cela Gabriele Arcangelo (Bisaccia, 26 settembre 1770 – Senise, 25 settembre 1822), di Gennaro Passaro
- Giovanni de Paula, di Francesco Grippo
- Per un manfiesto della poesia meridiana, di Nicola Prebenna
- Faremo un giorno una carta poetica del sud, di Alfonso Attila Faia, Filomena Marino, Giuseppe Recupero
- Presentato a Baiano il saggio di Pasquale Colucci: Antonio Vetrani – Materiali per una bio-bibliografia, di R.S.
- La condizione femminile nella civiltà contadina e l’emancipazione della donna dal primo Novecento ad oggi, di Ester Sallicandro
- Lu pezúóche, di Michele Panno
- Giocatori del ’46-’47 a Trevico, di Nicola Montieri
- L’esile foglia di fico: meritocrazia e concorsi, di Nicola Prebenna
- Creature fantastiche dell’immaginario popolare irpino, di Aniello Russo
- La morte tra lutto e festa, di Paola E. Silano
- I morti nei sogni, di Franca Molinaro
- Alle origini del mito greco, di Rocco Salvatore
- Scongiuro contro il diavolo, di Mariangela Cioria.
Nelle ultime pagine, recensioni e note di attualità.

domenica 12 gennaio 2014

GRAZIE!


L'incontro di ieri sera, a Maiori, nel salone di rappresentanza di palazzo Mezzacapo, col quale credo di aver chiuso il ciclo di presentazione di "Ho coltivato sogni", m'è piaciuto molto. Per la qualità degli amici che mi hanno onorato della loro presenza, per i deliziosi intermezzi musicali e il suggestivo sottofondo alle mie letture di Michela Ruggiero, per le calorose espressioni che hanno avuto nei miei riguardi Mario Piscopo, consigliere delegato per la cultura, e Donato Sarno, presidente dell'associazione culturale "La Fenice", che ha analizzato in maniera attenta, e con l'acume che lo contraddistingue, il mio libro.
Ho ricevuto una testimonianza di stima e di affetto che mi ha commosso.
A tutti giunga il mio grazie più sentito.
Piscopo ha dato l'annuncio che sta per riprendere il lavoro di catalogazione nella Biblioteca comunale. Benissimo. Arriveranno presto altri libri della mia biblioteca personale, che intendo mettere a disposizione della collettività.

mercoledì 8 gennaio 2014

IL SINDACO, RAFFAELE FERRAIOLI, DENUNCIA IL MALFUNZIONAMENTO DELL'UFFICIO POSTALE DI FURORE SENZA OTTENERE RISCONTRO DALLA DIREZIONE DELLE POSTE




Ritengo doveroso pubblicare qui la lettera inviata dal sindaco di Furore, in data 17 dicembre scorso, alla direzione della Filiale provinciale delle Poste e, per conoscenza, al Presidente della Repubblica, al direttore generale delle Poste Italiane, al Prefetto, al Ministero per lo Sviluppo Economico, all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, alla stampa. Io non conosco, nei dettagli, la situazione denunciata, quindi non entro nel merito; ma - per esperienza quotidiana - posso dire che recarsi all'ufficio postale, anche a Salerno, è come ricevere 'na botta 'n fronte. Per la ressa (in certi casi si rimane per lungo tempo in coda davanti all'ufficio, al sole, al vento o alla pioggia, dato che l'accesso è contingentato: e questo vale anche per anziani, disabili, donne gravide), la lentezza delle operazioni, disfunzioni, che sfociano spesso in vivaci proteste da parte dell’utenza.  Una cosa che, se uno potesse, cercherebbe di evitare. 
Da quanto appare nella foto, che pubblico qui, le cose vanno senz’altro meglio nelle Antille, dove peraltro la coda - affidata alle calzature allineate davanti allo sportello - è ordinata e corretta.
Che poi, da parte dell'amministrazione postale, non si dia riscontro a una segnalazione del Comune - come lamenta il sindaco di Furore - mi sembra inammissibile. Inaccettabile. Scorretto.
Scrive il sindaco, Raffaele Ferraioli: "Faccio seguito alla conversazione telefonica di poche ore fa con la quale Le segnalavo l’increscioso episodio di rissa nel locale Ufficio Postale, per ribadirle per l’ennesima volta la gravità della situazione che si è venuta a creare a causa del malfunzionamento di detto servizio". Tanto che gli utenti preferiscono recarsi, per le operazioni da compiere, nei paesi vicini (Conca dei Marini, Agerola, Amalfi).  "Tutto questo - sottolinea il sindaco di Furore -  comporta l’inevitabile calo del cosiddetto 'budget' con conseguente rischio di totale chiusura dello sportello. Se questo è l’obiettivo che si sta subdolamente perseguendo, Le rappresento, fin da subito, che faremo di tutto per contrastarlo. L’Ufficio di Furore, grazie ad una corretta gestione, era, non più tardi di qualche anno fa, uno dei più efficienti e produttivi dell’intera Costa d’Amalfi e tale deve tornare ad essere.  Non posso, infine, non lamentare il silenzio assoluto di tutti gli Enti, pure puntualmente informati, che accresce vieppiù la sfiducia nelle istituzioni e induce a pensare che lo sfascio, di cui tanto si parla in quest’ultimo periodo, sia ormai un processo irreversibile. Ritengo di poter pretendere, nella mia veste istituzionale, un puntuale e tempestivo riscontro alle mie reiterate segnalazioni."

martedì 7 gennaio 2014

MARÌ MARÌ (fra' LUDOVICO DI NARDO), IL FRATE CHE “FERMAVA” LE AUTO E I PIROSCAFI



Ripropongo questo ritratto di fra' Ludovico Di Nardo, già pubblicato il 9 maggio 2007.

Nei ricordi dell’infanzia amalfitana c’è la figura di un frate, piccolo e anziano: un monaco ‘e cerca, cioè questuante. Ero tenuto per mano da mia madre che, nonostante le ristrettezze in cui ci trovavamo, anche per causa della guerra, gli infilò un soldino nella saccoccia. Egli mi accarezzò e disse: “Vuo’ nu poco ‘e ciucculato?”. Tirò fuori un pezzetto di carruba e me lo diede, facendo seguire al gesto l’augurio che ripeteva abitualmente, al cospetto di bambini: “Crisce santo e viecchio!”. Quella carruba essiccata in forno sembrava il “non plus ultra” della bontà. La scoperta della vera cioccolata avvenne più tardi, nell’autunno del 1943, quando sulla costa sbarcarono gli americani.
Fra' Ludovico, in un disegno di Giovanni Zagoruiko
Fra’ Ludovico Di Nardo, nato a S. Eufemia Maiella (Chieti) il 24 settembre 1858,  morì il 20 marzo del 1942,  circondato dall’alone di santità che ne aveva accompagnato l’esistenza terrena, vissuta per buona parte nel Convento dei Frati Conventuali di Ravello. Vi era stato assegnato appena compiuto il noviziato, il 2 febbraio 1888. Ultraottantenne, ancora andava in giro a raccogliere l’obolo per le necessità della sua comunità e, soprattutto, per i fratini del Collegio Serafico annesso al convento. Per tutti egli era Marì-Marì: un’espressione, evocante la Madonna, che adoperava in modo gioioso per richiamare l’attenzione della gente, in particolare delle donne. Gli bastava farsi sentire e da finestre, balconi e terrazze piovevano monetine.
“Ogni famiglia di queste nostre contrade – raccontò Mario Schiavo in un articolo su “Il Duca” del 1°-15 novembre 1992 – sapeva (e spontaneamente si preparava) che fra’ Ludovico a gennaio sarebbe passato per lasciare gli orciuoli di terracotta (‘e pignatielli) da riempire di sugna (tempo delle uccisioni dei maiali in campagna); a maggio per ritirare i vasetti di ‘alici salate’ e che in autunno si sarebbe fatto rivedere per raccogliere le conserve di pomodoro (essiccate sui ‘lastrici’ infuocati dal sole) e, poi, olio nuovo, i barili di vino paesano. ‘San Francesco ha carità e fa carità’: così ripeteva disfacendosi delle offerte quando si accorgeva degli altrui bisogni. Chi può mai dire quali opere caritatevoli compì, in varie occasioni, quell’umile fraticello?”.
La fama di santità se l’era guadagnata a furor di popolo per una serie di avvenimenti strabilianti.  Di uno fu  testimone diretta la signora Carmela Abbagnara De Luca: “Mio padre era a letto, infermo. Mia madre si allontanò per pochi minuti, giusto il tempo di fare la spesa. Sulla via del ritorno, s’imbatté in fra’ Ludovico e gli chiese di pregare per il marito malato. Tornata a casa, papà, che intanto stava meglio, le disse: ‘Ho visto fra’ Ludovico, è venuto qua’, il che, concatenando i due momenti, risultava impossibile”. L’ipotesi che si sia trattato di bilocazione non è  da scartare.
Tutte le mattine, dopo un breve raccoglimento innanzi alla tomba del Beato Bonaventura da Potenza,  nella chiesa del convento, dedicata a san Francesco, fra’ Ludovico scendeva a piedi da Ravello ad Atrani o a Minori, attraverso una serie interminabile di scalini, e di lì raggiungeva gli altri paesi della Costiera. Si spostava anche a Salerno, nell’Agro Nocerino, a Pompei, utilizzando mezzi di fortuna. Chi lo conosceva si fermava e volentieri lo traeva a bordo, si trattasse di un’autovettura o di una carretta non importava. Chi non lo conosceva a volte replicava in maniera sfottente alla richiesta di un “passaggio”: “Zi’ monaco, fattela a père!”. “Sant’Antò’, pènzace tu!” era il suo commento. Risultato: una diecina di metri più avanti l’auto rimaneva in panne oppure alla carretta o al calesse si sfilava una ruota. O, magari, il cavallo s’impuntava e non c’era verso di costringerlo a camminare. “Vi furono dei casi – raccontò Mario Schiavo – durante i quali si ritenne gridare al miracolo: la rottura della catena del timone sulla motonave ‘Ebe’ (che allora collegava Amalfi e i paesi limitrofi con Salerno) e il guasto al ‘trolley’ delle tranvie sulla linea Vietri-Pagani”. Capitava quando gli proibivano la questua sui mezzi di trasporto o gli contestavano di non aver pagato il biglietto (e come avrebbe potuto, dato che, quasi ad ogni fermata, raccolte le offerte, si spostava da un filobus all’altro?). I pescatori lo chiamavano Sant’Antò’, lo invitavano a salire sulle loro barche, a benedire il loro lavoro. Bastava questo per farli rientrare a riva, la mattina, con le reti stracolme di pesci.
© Sigismondo Nastri