il blog di Sigismondo Nastri: fatti, opinioni, ricordi, riflessioni, arrabbiature e piacevolezze. © Proprietà letteraria riservata.
martedì 10 agosto 2021
PREGHIERA FERRAGOSTANA
sabato 29 maggio 2021
"I FAVOLOSI 60". UNA GALLERIA DI PERSONAGGI, FAMOSI E NON FAMOSI, ACCOMUNATI DALL'ANNO DI NASCITA. VISTI E RACCONTATI DA GABRIELE BOJANO
“I favolosi 60” di Gabriele Bojano. Lo
sfoglio, qualcosa non mi convince. Non mi convince l’affermazione di Antonio
Polito che c’è il ritratto di sessanta persone. Come Didimo, tentato di mettere
il dito nella ferita del Cristo, vado a contare: non sono sessanta, ma
sessantuno. Mi piacerebbe sapere chi c’è entrato di straforo o, come si dice in
gergo calcistico, in zona Cesarini. No, quale straforo? Ele è fuori elenco. «E’
la mia metà», sottolinea Gabriele e l’omaggio è doveroso. Se mai, a voler
essere pignolo, devo aggiungerci proprio lui, l’autore, che non s’è limitato a
descrivere i personaggi presi in esame (in ordine alfabetico), ma se n’è reso
protagonista, anzi “il” protagonista, dato che li usa per raccontare sé stesso.
E su questo ha ragione Polito: Gabriele l’ha azzeccata. L’idea di raccontarsi,
attraverso gli altri, è un vero colpo di genio.
Ma torno all’aggettivo “favoloso”
applicato ai 60. Che pure è intrigante. Sessanta rimanda ai soggetti descritti,
nati nel ’60, quindi sessant’anni fa, giunti quasi in contemporanea all’età di
sessant’anni. Un po’ complicato per chi, come me, nel ‘60 ne aveva già
venticinque e viveva da adulto – ma non per questo distrattamente – quel
periodo favoloso, rappresentato da icone che avevano il nome di Grace Kelly, Brigitte
Bardot, Jacqueline Kennedy. E - accidenti!, me ne stavo dimenticando (che
brutti scherzi fa la vecchiaia) - Marylin Monroe, affacciatasi prepotentemente
in quel decennio e poi sparita, dopo un anno e mezzo, come un arcobaleno.
Il sottotitolo, a mo’ di catenaccio, mi
lascia perplesso: “Troppo giovani per tirare i remi in barca Troppo vecchi per
tirare la barca a remi”. A ottantasei anni la mia vita scorre densa di
sorprese, di emozioni. Azzardo ancora progetti. Gabriele mi deve credere: non
si è mai troppo vecchi, se i lumi nel cervello restano accesi.
Quanto ai sessanta/sessantuno, le cui
storie s’intrecciano con quelle di altri personaggi, che pure sono citati, mi
accorgo che ne ho conosciuto solo qualcuno: Antonio Adiletta (anche Lelio
Schiavone, del Catalogo, con i quali ho avuto contatti al tempo delle mostre a
Salerno curate da Massimo Bignardi), Luciano Alfano (credo di averlo incontrato
una volta, tanto tempo fa: mi diede il suo biglietto da visita), Tino Iannuzzi
(perso di vista dopo l’elezione in parlamento), Diego Armando Maradona (col
quale stetti una sera a cena al Giardiniello di Minori), Oreste Mottola
(collega, amico anche su facebook), Delio Rossi (che incontrai a Tramonti),
Paolo Vuilleumier (unico rappresentante della Costa d’Amalfi nel libro). Ma io
ho vissuto per lo più al di là di Capo d’Orso, appendice del mondo.
Non ho conosciuto Carol Alt, e me ne
dolgo, ma sono stato a cena con Barbara Bouchet e ho preso il caffè con Edvige
Fenech (e Montezemolo, ovvio) ad Amalfi. Mica male! Non ho avuto il piacere
d’incrociare Franco Arminio. Per quanti sforzi faccia, non riesco a ricordarmi
se ho mai scambiato parole con Stefano Caldoro (eppure, seguivo per il Giornale
di Napoli l’attività politica di Carmelo Conte, quando era ministro, in Costiera
amalfitana).
Gabriele Bojano, attraverso il racconto
della sua lunga intensa e brillante carriera giornalistica, dalle prime
esperienze in radio al Corriere del Mezzogiorno oggi, ricostruisce pagine di
storia salernitana, e non solo: che abbracciano cronaca, spettacolo, politica,
sentimenti, costume. Lo fa con una punta di amarcord, com’è giusto che sia, ma
con un tono leggero, sorridente. Senza mai perdere di vista la felicità, che
non è racchiusa in «attimi di dimenticanza», come diceva Totò e Fiorello
conferma. La felicità è fatta anche di ricordo: che rimane «l’unico paradiso –
scriveva Jean Paul nel ‘700 - dal quale non possiamo venir cacciati».
©Sigismondo Nastri (da: Il Vescovado)
sabato 13 marzo 2021
LA PATATA, IL CACCHIO E LA VACCINAZIONE ANTICOVID
La patata con il... cacchio.
Che - preciso, a scanso di equivoco -, nel linguaggio agricolo è il germoglio. Questo, trovato il posto per venir fuori dal bulbo, procede nella crescita tomo tomo, e, per l'appunto, cacchio cacchio.
Non so perché, mi viene da associarlo alla vaccinazione anticovid in un angolo di mondo - della Costa d'Amalfi, per essere più chiaro -, che non cito, dove il ticchettio dell'orologio sembra avere un passo più lento. Tomo tomo. Senza che ci si accorga che, intanto, "tempus fugit".
Leggo in un comunicato che un giorno sono stati vaccinati 18 anziani di un comune, l'indomani 18 dell'altro (e poi... pausa). Il cuore mi si riempie di speranza. In fondo, ho solo ottantasei anni e, si nun more, pò essere ca, primma o doppo [doppo, ma quanno?] tuccarrà pure a me. Si nun more...
Dice il proverbio: "Cu 'o tiempo e cu 'a paglia s'ammaturano 'e sovere".
giovedì 11 marzo 2021
VACCINAZIONE ANTICOVID A MAIORI. IL BUONSENSO CHE VA A FARSI FOTTERE
Voglio bene ad Andrea Reale, sindaco di Minori. Lo conosco da quando era ragazzo, lo apprezzo per il suo attivismo, per quello che fa. L'appunto che gli faccio si riferisce al suo ruolo di delegato alla sanità della Conferenza dei sindaci della Costiera. Non credo che sia stato lui a stilare il calendario della campagna vaccinale a Maiori, qui riprodotto, che mi è stato rimesso per Whatsapp. Ma perché lo ha sottoscritto?
Possibile che non si sia reso conto che
rimandare alla prossima settimana la vaccinazione degli ultraottantenni - i
soggetti più fragili, come vengono definiti -, dopo la parata del primo giorno
(18 vaccinati!), li espone a grave rischio in un momento in cui la pandemia è
in piena escalation?
Una decisione, presa non so da chi, in
quale sede, che è addirittura in contrasto con le indicazioni del governo e
delle massime autorità sanitarie. E che, oltretutto, crea disparità di trattamento
tra over ottanta, nello stesso territorio: quelli che si sono vaccinati a
Castiglione di Ravello, oppure a Maiori (ieri e oggi); quelli che si stanno
vaccinando a Positano. E gli altri in lista d'attesa.
Il Piano nazionale stabilisce l'ordine
di priorità sulla base delle analisi condotte da studi scientifici: e
privilegia l'età e la presenza di condizioni patologiche che rappresentano le
variabili principali di correlazione tra la mortalità per Covid-19.
Non mi pare che se ne stia tenendo conto
a Maiori.
A Maiori se la stanno prendendo comoda.
E poi mi chiedo: perché il personale scolastico viene convocato di mattina, in orario di servizio, e gli anziani, spesso malandati, di pomeriggio, quando sul corso Reginna, già prima del tramonto, comincia a far freddo? Specialmente se tira un po' di tramontana?
Ci vogliono proprio togliere dai piedi?
Ripropongo, perciò, le mie domande:
- Il presidente della Regione, Vincenzo
De Luca, ne è a conoscenza?
- E il ministro Speranza che ne pensa?
- E il vice ministro Sileri?
martedì 9 marzo 2021
MAIORI E MINORI. FINALMENTE, VIA ALLE VACCINAZIONI
Dopo tutto il casino che ho fatto, su facebook e non solo, sono stato informato che la location per le vaccinazioni a Maiori (Centro anziani, al corso Reginna), la cui idoneità era stata messa in discussione, o (forse) cancellata, ora va bene.
Il Signore sia lodato!
L'inizio delle vaccinazioni è fissato alle ore 15.00 di domani. Sono già partite - mi è stato riferito - le prime convocazioni.
Ringrazio di cuore chi si è premurato di darmi questa notizia. Che non m'è arrivata, lo sottolineo, né da Maiori, né da Minori.
VACCINAZIONE ANTICOVID. CHI DI SPERANZA VIVE...
venerdì 27 novembre 2020
IL 30 NOVEMBRE AMALFI CELEBRA LA FESTA DI SANT'ANDREA APOSTOLO, PATRONO DELLA CITTA'. VECCHI DETTI LEGATI ALLA RICORRENZA
Mancano pochi giorni alla celebrazione della festa di Sant'Andrea apostolo, protettore della città di Amalfi, segnata in calendario il 30 novembre. Considerato l’andamento climatico, nonostante sia annunciato maltempo già per domenica, è ipotizzabile che il vecchio detto non trovi applicazione: "Sant'Andrea, 'a neva 'mpoléa". Cioè (come lo interpreto io): "Sant'Andrea, la neve in grembo". Questa espressione, 'mpoléa, è tipicamente amalfitana. Non ce n'è traccia nella lingua napoletana. Cerco di perciò di far leva sui ricordi.
Ad Amalfi - è certo - 'mpoléa significava "dint' 'o mantesino": dentro il grembiule, indossato dalle donne durante i lavori domestici, dalla vita in giù, annoccato sulla schiena. Che, oltre a proteggere dalle macchie, dagli schizzi del ragù e non solo del ragù, aveva altri usi: quello di presine quando c'era da spostare una pignata dal fuoco o portare a tavola una zuppiera bollente, e di canestro per piccoli trasporti in ambito domestico: patate, uova, legno o carbone per la fornacella: bastava tener sollevato il lembo inferiore con una mano e il gioco era fatto.
Quando una mamma stava seduta, col bimbo piccolo appoggiato sulle gambe e
abbracciato al seno, capitava che commentasse, compiaciuta: 'o tengo 'mpoléa,
stritto stritto a me». Quante volte ho sentito, da ragazzo, tra vicine di casa:
«Ngiulì', aggio cuóto 'e pummarole, ne vuò'?». «Grazie, Marietté', ma comme m'
'e porto?». «T' 'e miette 'mpoléa». E il mantesino diventava subito cesto,
paniere, scodella, scegliete voi.
Trovo anche un proverbio piemontese:
-
"A sant'Andria o freido sciappa a pria",
e uno genovese:
-
"Pe sant'Andria u freidu u sciappa a pria".
Il significato è lo stesso:
-
"A/Per sant'Andrea il freddo spacca la pietra".
Legati alla festa di sant'Andrea, in calendario il 30 novembre, esistono
altri detti, che mettono per lo più la ricorrenza in rapporto con le condizioni
climatiche:
“A Sant'Andrea la neve è per la via”;
“Sant'Andrea porta o neve o bufera”.
E proprio perché fa freddo si pensa anche a rifocillarsi bene:
“Per Sant'Andrea, ti levi da pranzo e ti metti a cena” (con lo sguardo,
ovviamente, già rivolto alle festività di fine anno):
- “Da Sant'Andrea, del maiale venticinque giorni a Natale” (gira e gira,
alla fine a rimetterci è sempre il povero porco: capita a Natale, come pure a
Pasqua).
© Sigismondo Nastri



