lunedì 30 agosto 2021

VITTORIO PERROTTA E IL SOGNO DI UN MUSEO DA DEDICARE AL PADRE

Vittorio Perrotta, che con l’acquisto di Villa Savo, al Capo di Vettica di Amalfi, dove lo sguardo si proietta da un lato sulla residenza che fu di Carlo Ponti e dall’altro sulla piccola baia, già dimora degli Agnelli, dei D’Urso, della contessa Chandon, ha dato una ulteriore dimostrazione del suo attaccamento alla terra d’origine. 

In chi lo ha vissuto, torna alla mente il tempo in cui la Costiera era meta abituale della high society internazionale e le cronache si sbizzarrivano a raccontare le scorribande – in auto e in motoscafo, e poi sugli sci - della first lady d’America e il blitz della principessa monegasca sbarcata sulla Marina di Conca per tenere a battesimo la figlioletta di Ines de la Fressange nella cappella della Madonna della Neve. Chissà che il recupero di questa splendida location non possa fare da input per un nuovo "rinascimento". Perché Vittorio è un personaggio straordinario. Un novello Re Mida, capace di trasformare in oro tutto quello che tocca. Basta leggere il libro (presentato ad Atrani tre anni fa) nel quale si racconta a Mauro D’Arco, "627 scalini. La storia romanzata di Vittorio Perrotta", edito da Franco Di Mauro, per rendersene conto.

Scrive nella prefazione il sociologo Domenico De Masi: «La terra in cui Vittorio è nato e si è formato è la Magna Grecia. Proprio di fronte ad Atrani, nella striscia di terra che segna i confini del golfo, era Elea, la città di Parmenide e di Zenone. Qui, secoli addietro, si insegnava che accanto alla ‘tesis', cioè alla forma del pensiero razionale, matematico, preciso, inflessibile, esiste e potentemente opera la ‘metis', cioè quella qualità umana di cui Vittorio, figlio della Magna Grecia e delle incursioni saracene, è dotato in sommo grado. Solo chi possiede quella qualità sa ricorrere all'intuito, allo stratagemma, al combinare irrequietezza e intraprendenza, avventura e fantasia, vigile attenzione e ispirazione audace».

Mi piace, nel titolo del libro, il richiamo ai 627 scalini che, in un paese – Atrani - costretto a svilupparsi verticalmente, nella gola angusta del torrente Dragone, è necessario percorrere per raggiungere la casa dove Vittorio nacque il 24 agosto 1939. E, nel colophon, l'annotazione che il ricavato della vendita (15 euro) è devoluto alla Collegiata di Santa Maria Maddalena e alla Chiesa del Carmine.  Un atto di mecenatismo, da sommare ai tanti già compiuti, dei quali sono testimoni i suoi concittadini. Una ulteriore prova che il cordone ombelicale tra il ragazzo emigrato a Parigi e fattosi "grande" con  straordinaria caparbietà, tenacia, tante idee innovative, conservando la voglia di vivere e di scherzare, come sottolinea De Masi, è ancora perfettamente integro. Anzi, diventa più solido con lo scorrere del tempo.  Me ne sono accorto quando mi ha telefonato l’altro giorno, dal Marocco, dopo che gli avevo fatto gli auguri di compleanno su facebook.

Una folla di ricordi ha invaso la mia mente. A cominciare da quelli lontani della prima giovinezza: le romantiche serate alla Torre dell'albergo Luna, gli abbordaggi sullo stradone, sulle marine, nei night (e io scrivevo sul giornale delle pin-up-girls giunte dal Nord e catturate dai tritoni locali). Fu allora che Vittorio si guadagnò l'appellativo di Sarracino, tanto era bello, prestante: con quel viso eternamente abbronzato, che suscitava sguardi femminili ammirati e concupiscenti. E anche un po’d’invidia tra i coetanei.

Fino all’ospitalità nel meraviglioso pied-à-terre di rue St. Dominique, e all’invito nella sua maestosa residenza sulla Marne, la vigilia di un Natale. Ci venne a prendere – me e famiglia – con la Rolls Royce appartenuta al Duca di Windsor. Non ho dimenticato i salti di gioia di mio figlio Antonio al solo vedere quell’auto!

Vittorio era stato considerato un fenomeno per aver dato vita alla catena di negozi "La chef des soldes" (poi "La clef des marques"), richiamando su di sé l'attenzione delle maggiori riviste di economia. Ricordo che una volta - ero suo ospite nell'appartamento che metteva a disposizione degli amici in rue Saint-Dominique - trovai sul comodino una copia di "Le nouvel economiste" con un lungo servizio che si occupava di lui, dal titolo "Profession Soldeur". Aveva inventato un nuovo modo di far commercio: gli outlet.

Dalla capitale transalpina, poi, i suoi interessati si sono trasferiti a Cuba e, quindi, a Marrakech, in Marocco, dove ha creato 


un importante complesso residenziale. E dove vive in una splendida casa, "Villa Alessandrina", chiamata così in memoria della mamma, persona semplice e forte, venuta a mancare troppo presto, a soli 39 anni, nel 1957.

Al padre, Lorenzo, che faceva il sarto ad Amalfi in una piccola bottega al tondo Volpe, sotto l'albergo Riviera, avrebbe voluto dedicare un museo ad Atrani, ma non è stato possibile. "Per quanto io voglia regalare alla città parte delle mie collezioni – disse tre anni fa -, sembra non ci sia uno spazio comunale adatto ad ospitarla". Chissà che non possa realizzare quest’altro suo sogno proprio a Villa Savo!

© Sigismondo Nastri

domenica 29 agosto 2021

LE NOCCIOLE MEGLIO DEL VIAGRA

Sembra che dodici nocciole - quelle tonde di Giffoni, ad esempio, che sono una meraviglia -, messe a insaporire in un barattolo con miele e bucce di limone (lo sfusato amalfitano, ovviamente), consumate con regolarità (e, in particolare, all'occorrenza...), rappresentino una eccezionale carica di energia.

Giacomo Casanova ne faceva uso abbondante.

Altro che tartufo, ostriche e viagra, dunque!

Ma nun m' 'o putevano dicere... a tempo debito?

Le mie conoscenze al riguardo si sono fermate al sel de céleri (sale di sedano), del quale sentii parlare una volta in Belgio.


UNA SERENA RIFLESSIONE SUL FINE VITA E SULLA RACCOLTA DELLE FIRME [A MAIORI] PER L’EUTANASIA LEGALE

Non è legata alla raccolta di firme di stamattina, a quello che leggo su Facebook, alle discussioni innescate da un argomento così divisivo, che hanno tirato in ballo - mi riferisco a una polemica che non fa onore né ai pro né ai contro - finanche la statua della Madonna al centro del lungomare di Maiori.

Il 16 gennaio 2013, a commento di un episodio di cronaca avvenuto in Belgio, dove due fratelli gemelli, quarantacinquenni, sordi dalla nascita, che stavano perdendo la vista, avevano fatto ricorso all'eutanasia, in un ospedale di Bruxelles, scrissi: «Se la vita è un dono di Dio, ed io lo credo fermamente – un gran bel dono, nonostante le difficoltà che contrassegnano il nostro cammino – va rispettata. Sempre e in ogni caso. Comprendo la sofferenza dei due gemelli di Anversa, e di tante persone colpite da disabilità, da malattia, da solitudine, tormentate nel corpo e nella psiche, ma non dimentico che il dolore fa parte della natura umana, del nostro essere. Non è un optional che possiamo accettare o rifiutare. Pur inorridito dal gesto compiuto, consentito peraltro dalla legge belga, provo compassione per quel medico che ha iniettato la sostanza mortale – spero che non l'abbia fatto per denaro -, ma vorrei conoscere se poi egli è riuscito ad andare a letto tranquillo.

“Non uccidere” ammonisce il quinto comandamento. “Euthanatos” - “buona morte” - per me non vuol dire scegliere quando, come e dove. "Vegliate - ammonisce il Signore -, perché non sapete né il giorno né l’ora" (Mt 25,13). Vuol dire essere pronti: in sintonia col Datore della vita, in pace col prossimo e con se stessi.»

Quattro anni dopo, il suicidio assistito in una clinica svizzera di Fabiano Antoniani, Dj Fabo, l’artista quarantenne, tetraplegico e cieco dall’estate 2014 in seguito a un incidente, non mi fece cambiare opinione, nonostante il profondo rispetto di una scelta così dolorosa, così drammatica. Scelta dolorosa drammatica, ripeto: che mi riporta alla mente il caso di Eluana Englaro. E quello di tanti italiani, che hanno preso la strada della Svizzera per porre fine alla loro esistenza terrena.

Io penso e agisco - credo di agire - da cattolico. Ma - sottolineo, a scanso di equivoci -, non mi permetto di demonizzare chi non la pensa come me. Credo che in una società pluralista e democratica, come la nostra, nessuno possa imporre - su un tema così delicato, il testamento biologico, la regolamentazione per legge del fine vita - i propri valori etici e religiosi a chi non condivide la stessa fede. Non accetto le strumentalizzazioni ideologiche, da qualunque parte esse provengano. Ma non nascondo che già la parola, eutanasia, mi mette sconcerto. Proprio perché - lo ribadisco - considero la vita un dono di Dio e penso che spetti a lui deciderne inizio e fine. Già, ma la sofferenza, mi si obietterà! Che ci piaccia o meno, essa - dalle origini - fa parte della condizione umana.

Per quanto mi riguarda, non delegherei a nessuno di scrivere "the end" al mio cammino su questa terra. Non sottoscriverei mai un biotestamento. Anche se mi dovessi trovare nelle condizioni più disperate.

Capisco però che il mio modo di pensare è sorretto dalla forza della fede cristiana.

Capisco anche che vivo in uno stato laico, aconfessionale, nel quale forse i cattolici praticanti sono pure in minoranza: non posso, quindi, imporre i miei principi a chi ha un'altra visione dell'esistenza. A chi non si riconosce nei miei stessi valori.

Ribadisco quello che ho scritto in una poesia: non mi permetto di giudicare chi, stanco e depresso, getta il bastone all'angolo di una via. Ne ho rispetto, anche compassione (*).

©Sigismondo Nastri

 

(*) Compassione: "Sentimento di pietà verso chi è infelice, verso i suoi dolori, le sue disgrazie, i suoi difetti; partecipazione alle sofferenze altrui" (Treccani). "Umana cosa è aver compassione degli afflitti" (Boccaccio).


sabato 28 agosto 2021

DA LUNEDI' 30 AGOSTO, E FINO ALL'11 SETTEMBRE, CAMPO ESTIVO PER I BAMBINI E RAGAZZI DI TRAMONTI SULLA SPIAGGIA DI MAIORI

 

L'amico sindaco di Tramonti, Domenico Amatruda, che ringrazio, mi dà notizia dell'attivazione, dal 30 agosto all’11 settembre, di un centro estivo per minori di età compresa tra 3 e 14 anni, finanziato con le risorse stanziate dal Fondo per le politiche della famiglia, per un valore di € 9.514,73. 

«Dopo un anno difficile a causa della pandemia che ha penalizzato fortemente bambini e ragazzi privandoli di importanti momenti di socializzazione tra coetanei - dichiara Amatruda, che s'è prodigato molto per rendere attuabile l'iniziativa -, abbiamo pensato di poter offrire ai nostri piccoli cittadini un centro estivo con funzione educativa e ricreativa presso la spiaggia di Maiori, fornendo un supporto alle famiglie». 

I partecipanti potranno così trascorrere momenti gioiosi sull'arenile e a mare, rafforzando la socialità penalizzata durante il lockdown.

«Il centro estivo - aggiunge l'assessora all'Istruzione Anastasia Palladino - è stato organizzato prevedendo anche il trasporto fino alla spiaggia per non gravare sulle famiglie.  Lì i bambini saranno seguiti da educatori che li guideranno nel rafforzare la propria autostima all’interno del gruppo di coetanei per trascorrere in modo divertente, intelligente, una vacanza organizzata e pensata per promuovere il gioco, il benessere, lo sport e l’attenzione per l’ambiente». 

COSTIERA AMALFITANA: INCURIA, ILLEGALITÀ E ABBANDONO". SUL CORRIERE DELLA SERA L'ATTO D'ACCUSA DI ANTONIO SCURATI

Dalle dichiarazioni fatte al Senato il 17 febbraio di quest'anno dal presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi, sulla base delle quali ha ricevuto la fiducia del parlamento, stralcio un concetto che mi sembra molto importante: «Anche nel nostro Paese alcuni modelli di crescita dovranno cambiare. Ad esempio il modello di turismo, un’attività che prima della pandemia rappresentava il 14 per cento del totale delle nostre attività economiche. Imprese e lavoratori in quel settore vanno aiutati ad uscire dal disastro creato dalla pandemia. Ma senza scordare che il nostro turismo avrà un futuro se non dimentichiamo che esso vive della nostra capacità di preservare, cioè almeno non sciupare, città d’arte, luoghi e tradizioni che successive generazioni attraverso molti secoli hanno saputo preservare e ci hanno tramandato».

Mi pare di poterlo applicare alla discussione in corso a Maiori, sfociata in una petizione, sul progetto che tende a realizzare, nell’area del Demanio, di indubbio valore naturalistico, ma già abbastanza maltrattata, un megaimpianto di depurazione degli scarichi fognari di alcuni comuni della Costiera. È, secondo me, una iniziativa in controtendenza rispetto all’azione che si propone di svolgere il governo in carica. Che, a questo punto, avrebbe il dovere di fare chiarezza. Altrimenti, mi chiedo, a che serve un ministro per la Tutela dell’ambiente, del territorio e del mare? Addirittura un accademico, qual è Roberto Cingolani? Qualche indicazione è arrivata, finalmente, dal ministero della Cultura, attraverso una risposta della sottosegretaria Bergonzoni a una interrogazione della deputata Anna Bilotti (M5S). Quanto meno il riconoscimento che l’area interessata all’impianto è di «rilevante  impatto paesaggistico in contesto vulnerabile». Meno male. Non è ancora passata la paura suscitata dal violento acquazzone che ha colpito l’altro ieri Ravello, Atrani e Minori.

Difficile sperare che ci pensino qui, sul posto. Per difetto di sensibilità, o di cultura? Non so. Forse c’entra la buona fede nei tecnici, che non vanno tanto per il sottile. Oppure si dà più importanza ad altri fattori. Solo che i guasti che si vanno a creare condizioneranno il futuro. Come quelli compiuti da chi ci ha preceduti, che paghiamo  in termini di frane, smottamenti, alluvioni, congestione del traffico, emissioni inquinanti, trasporto pubblico non rispondente alle esigenze dei cittadini, degrado delle aree urbane.

Sul Corriere della sera, oggi, affonda il dito nella piaga Antonio Scurati, ravellese di elezione, che conosce bene la Costiera. Lo fa senza peli sulla lingua. Non lo conosco di persona ma, se avessi il piacere d'incontrarlo, sarei tentato di dargli un bacio in fronte. Lo scrittore parla di incuria, di abbandono. E cita lo scandalo dei limoni (i magnifici  sfusati amalfitani) pagati ai coltivatori 60 centesimi al chilo e rivenduti a Milano [e non solo lì] quattro euro e cinquanta. E' chiaro che a queste condizioni non ci sarà riparo al dilagante abbandono dei terrazzamenti, che richiedono fatica, cura continua sia per ciò che riguarda le piantagioni sia per la salvaguardia delle "macere", i muri a secco che sono elemento di spicco del paesaggio. Lo scrittore poi cita «l'illegalità, l'illecito sistematico, la complicità attiva e passiva  di chi dovrebbe combatterlo». E «l'abusivismo edilizio endemico che grida vendetta sotto gli occhi di tutti, quasi sempre impunito», del quale ci si accorge per lo più a… messa vutata. Tanto si sa che niente verrà abbattuto.

Dio creò la Terra e ne rimase compiaciuto – ho raccontato in un precedente post –. Ma, trovandola ancora grezza, prese a girarle intorno, seduto a cavalcioni su una nuvola, per distribuire equamente le bellezze paesaggistiche e ambientali a ogni territorio.

Successe, però, qualcosa di imprevisto. All'altezza della Costa d'Amalfi si era squarciato il sacco e ne erano venute giù in maniera eccessiva. L'angelo che lo accompagnava glielo segnalò. Fu allora che Dio, per compensazione, vi mandò ad abitare gente che piano piano l'avrebbero devastata. Ci stiamo provando. Difficile da credere, ma è così.

©Sigismondo Nastri




venerdì 27 agosto 2021

LA SAGGEZZA DI UN POPOLO NEI VECCHI PROVERBI

Sette, magazine del Corriere della sera, compie un excursus sui proverbi dialettali, regione per regione, entrati nell’uso comune. «Perché, si sa, la saggezza ha radici profonde legate al territorio, alle abitudini, alla vita contadina».

Per ciò che riguarda la Campania, ne propone tre, che trascrivo qui, con qualche annotazione. Confesso però che la scelta non mi ha convinto. Ce ne sono altri che, senza avere estrazione colta, documentano con maggiore efficacia la filosofia di un popolo, che trae spunto e alimento dalla vita quotidiana.

   1) Tutto ‘o stuorto s’ ‘o porta l’ascia (Tutto lo storto lo porta via l’ascia).

È tratto da Le Muse napoletane, egroche di Gian Alesio Abbattutis, edito nel 1669. «All’utemo se more, / Perche nesciuno è franco de Gabella, / Tutto lo stuorto po ne porta l’ascia / Disse Mastro Nicola, / Tutta la ruggia ne porta la mola, / E meglio de lo poco / Gaudere senza affanno, / Che d’assaie triuolare, / Ogne cosa se lassa, / E quanno buono pienze, / Tanto spassamiento / È tutto vrenna, è tutto fummo, e biento.»

   2) ‘A pulizia è sempre bona, ‘a fora ‘e chella d’ ‘a sacca (La pulizia va sempre bene, tranne che per le tasche).

Secondo me, andrebbe riscritto così: ‘A pulézzia è sempe bbona, ‘a fora chella d’ ‘a sacca. In effetti è una rivisitazione di un detto in uso nell’avellinese: ‘A pulezzia è malamente sulo rint' ‘a sacca (La pulizia è cosa disdicevole solo se riguarda la tasca).

   3) Cosa de notte po’ lo juorno pare (Una cosa fatta di notte poi il giorno si vede).

È una citazione presa dal Pentamerone di Giambattista Basile: «Guarda, Pacione, non te ncrapicciare / De femmina la notte, faje lo mutto, / Né ffemmena, né ttela / A llumme de cannela; / Cosa de notte po lo juorno pare…».


martedì 10 agosto 2021

PREGHIERA FERRAGOSTANA

Signore, ti supplico, mandaci la pioggia.
Presto, prima ancora che la furia dei piromani prenda di mira la Costa d'Amalfi. Come avviene solitamente ogni anno in concomitanza con la festa patronale di Maiori e di Positano in onore dell'Assunta.
Quanto agli autori e agli esecutori di un progetto malavitoso di vasta portata, neppure circoscritto a un solo territorio, ma esteso in buona parte dell'Italia e nel mondo, io mi rifiuto di pensare che nessuno veda, senta, sospetti o, peggio, sappia.
Mi fa paura il clima di omertà nel quale viviamo.
Mi lascia perplesso l'incapacità di chi è preposto a indagare: è da cinquant'anni che, ad ogni estate, ci troviamo a fare i conti col fuoco che manda in cenere i nostri boschi, crea le premesse per frane, smottamenti, alluvioni.
Nella lunga esperienza di cronista non ricordo che uno di questi sciagurati - non certo l'mprudente agricoltore colto a bruciare un po' d'erba secca - sia mai stato individuato, catturato, condannato.
Signore, aiutaci tu.
Mandaci la pioggia. Non violenta, ma tale da rinfrescare abbondantemente i cervelli e i cuori.
Amen.
© S.N.

sabato 29 maggio 2021

"I FAVOLOSI 60". UNA GALLERIA DI PERSONAGGI, FAMOSI E NON FAMOSI, ACCOMUNATI DALL'ANNO DI NASCITA. VISTI E RACCONTATI DA GABRIELE BOJANO


“I favolosi 60” di Gabriele Bojano. Lo sfoglio, qualcosa non mi convince. Non mi convince l’affermazione di Antonio Polito che c’è il ritratto di sessanta persone. Come Didimo, tentato di mettere il dito nella ferita del Cristo, vado a contare: non sono sessanta, ma sessantuno. Mi piacerebbe sapere chi c’è entrato di straforo o, come si dice in gergo calcistico, in zona Cesarini. No, quale straforo? Ele è fuori elenco. «E’ la mia metà», sottolinea Gabriele e l’omaggio è doveroso. Se mai, a voler essere pignolo, devo aggiungerci proprio lui, l’autore, che non s’è limitato a descrivere i personaggi presi in esame (in ordine alfabetico), ma se n’è reso protagonista, anzi “il” protagonista, dato che li usa per raccontare sé stesso. E su questo ha ragione Polito: Gabriele l’ha azzeccata. L’idea di raccontarsi, attraverso gli altri, è un vero colpo di genio.

Ma torno all’aggettivo “favoloso” applicato ai 60. Che pure è intrigante. Sessanta rimanda ai soggetti descritti, nati nel ’60, quindi sessant’anni fa, giunti quasi in contemporanea all’età di sessant’anni. Un po’ complicato per chi, come me, nel ‘60 ne aveva già venticinque e viveva da adulto – ma non per questo distrattamente – quel periodo favoloso, rappresentato da icone che avevano il nome di Grace Kelly, Brigitte Bardot, Jacqueline Kennedy. E - accidenti!, me ne stavo dimenticando (che brutti scherzi fa la vecchiaia) - Marylin Monroe, affacciatasi prepotentemente in quel decennio e poi sparita, dopo un anno e mezzo, come un arcobaleno.

Il sottotitolo, a mo’ di catenaccio, mi lascia perplesso: “Troppo giovani per tirare i remi in barca Troppo vecchi per tirare la barca a remi”. A ottantasei anni la mia vita scorre densa di sorprese, di emozioni. Azzardo ancora progetti. Gabriele mi deve credere: non si è mai troppo vecchi, se i lumi nel cervello restano accesi.

Quanto ai sessanta/sessantuno, le cui storie s’intrecciano con quelle di altri personaggi, che pure sono citati, mi accorgo che ne ho conosciuto solo qualcuno: Antonio Adiletta (anche Lelio Schiavone, del Catalogo, con i quali ho avuto contatti al tempo delle mostre a Salerno curate da Massimo Bignardi), Luciano Alfano (credo di averlo incontrato una volta, tanto tempo fa: mi diede il suo biglietto da visita), Tino Iannuzzi (perso di vista dopo l’elezione in parlamento), Diego Armando Maradona (col quale stetti una sera a cena al Giardiniello di Minori), Oreste Mottola (collega, amico anche su facebook), Delio Rossi (che incontrai a Tramonti), Paolo Vuilleumier (unico rappresentante della Costa d’Amalfi nel libro). Ma io ho vissuto per lo più al di là di Capo d’Orso, appendice del mondo.

Non ho conosciuto Carol Alt, e me ne dolgo, ma sono stato a cena con Barbara Bouchet e ho preso il caffè con Edvige Fenech (e Montezemolo, ovvio) ad Amalfi. Mica male! Non ho avuto il piacere d’incrociare Franco Arminio. Per quanti sforzi faccia, non riesco a ricordarmi se ho mai scambiato parole con Stefano Caldoro (eppure, seguivo per il Giornale di Napoli l’attività politica di Carmelo Conte, quando era ministro, in Costiera amalfitana).

Gabriele Bojano, attraverso il racconto della sua lunga intensa e brillante carriera giornalistica, dalle prime esperienze in radio al Corriere del Mezzogiorno oggi, ricostruisce pagine di storia salernitana, e non solo: che abbracciano cronaca, spettacolo, politica, sentimenti, costume. Lo fa con una punta di amarcord, com’è giusto che sia, ma con un tono leggero, sorridente. Senza mai perdere di vista la felicità, che non è racchiusa in «attimi di dimenticanza», come diceva Totò e Fiorello conferma. La felicità è fatta anche di ricordo: che rimane «l’unico paradiso – scriveva Jean Paul nel ‘700 - dal quale non possiamo venir cacciati».

©Sigismondo Nastri (da: Il Vescovado)

sabato 13 marzo 2021

LA PATATA, IL CACCHIO E LA VACCINAZIONE ANTICOVID


La patata con il... cacchio.

Che - preciso, a scanso di equivoco -, nel linguaggio agricolo è il germoglio. Questo, trovato il posto per venir fuori dal bulbo, procede nella crescita tomo tomo, e, per l'appunto, cacchio cacchio.

Non so perché, mi viene da associarlo alla vaccinazione anticovid in un angolo di mondo - della Costa d'Amalfi, per essere più chiaro -, che non cito, dove il ticchettio dell'orologio sembra avere un passo più lento. Tomo tomo. Senza che ci si accorga che, intanto, "tempus fugit".

Leggo in un comunicato che un giorno sono stati vaccinati 18 anziani di un comune, l'indomani 18 dell'altro (e poi... pausa). Il cuore mi si riempie di speranza. In fondo, ho solo ottantasei anni e, si nun more, pò essere ca, primma o doppo [doppo, ma quanno?] tuccarrà pure a me. Si nun more...

Dice il proverbio: "Cu 'o tiempo e cu 'a paglia s'ammaturano 'e sovere".

Sia fatta 'a voluntà 'e Dio.
Ammènne.

giovedì 11 marzo 2021

VACCINAZIONE ANTICOVID A MAIORI. IL BUONSENSO CHE VA A FARSI FOTTERE

 Voglio bene ad Andrea Reale, sindaco di Minori. Lo conosco da quando era ragazzo, lo apprezzo per il suo attivismo, per quello che fa. L'appunto che gli faccio si riferisce al suo ruolo di delegato alla sanità della Conferenza dei sindaci della Costiera. Non credo che sia stato lui a stilare il calendario della campagna vaccinale a Maiori, qui riprodotto, che mi è stato rimesso per Whatsapp. Ma perché lo ha sottoscritto?

Possibile che non si sia reso conto che rimandare alla prossima settimana la vaccinazione degli ultraottantenni - i soggetti più fragili, come vengono definiti -, dopo la parata del primo giorno (18 vaccinati!), li espone a grave rischio in un momento in cui la pandemia è in piena escalation?

Una decisione, presa non so da chi, in quale sede, che è addirittura in contrasto con le indicazioni del governo e delle massime autorità sanitarie. E che, oltretutto, crea disparità di trattamento tra over ottanta, nello stesso territorio: quelli che si sono vaccinati a Castiglione di Ravello, oppure a Maiori (ieri e oggi); quelli che si stanno vaccinando a Positano. E gli altri in lista d'attesa.

Il Piano nazionale stabilisce l'ordine di priorità sulla base delle analisi condotte da studi scientifici: e privilegia l'età e la presenza di condizioni patologiche che rappresentano le variabili principali di correlazione tra la mortalità per Covid-19.

Non mi pare che se ne stia tenendo conto a Maiori.

Quando si attiva una campagna vaccinale, con una pandemia in corso, il buonsenso vorrebbe che la si portasse avanti il più rapidamente possibile, senza interruzioni. Sta avvenendo così in altre parti. Anche a Positano, se sono bene informato. Ed è avvenuto così a Castiglione. Non parlo di Salerno, Ospedale Ruggi, dove si lavora a pieno ritmo con un'organizzazione perfetta. Figli e figliastri, insomma. Cittadini di serie A e di serie B.

A Maiori se la stanno prendendo comoda.

E poi mi chiedo: perché il personale scolastico viene convocato di mattina, in orario di servizio, e gli anziani, spesso malandati, di pomeriggio, quando sul corso Reginna, già prima del tramonto, comincia a far freddo? Specialmente se tira un po' di tramontana?


Ci vogliono proprio togliere dai piedi?

Ripropongo, perciò, le mie domande:

- Il presidente della Regione, Vincenzo De Luca, ne è a conoscenza?

- E il ministro Speranza che ne pensa?

- E il vice ministro Sileri?

martedì 9 marzo 2021

MAIORI E MINORI. FINALMENTE, VIA ALLE VACCINAZIONI

Dopo tutto il casino che ho fatto, su facebook e non solo, sono stato informato che la location per le vaccinazioni a Maiori (Centro anziani, al corso Reginna), la cui idoneità era stata messa in discussione, o (forse) cancellata, ora va bene.
Il Signore sia lodato!
L'inizio delle vaccinazioni è fissato alle ore 15.00 di domani. Sono già partite - mi è stato riferito - le prime convocazioni.
Ringrazio di cuore chi si è premurato di darmi questa notizia. Che non m'è arrivata, lo sottolineo, né da Maiori, né da Minori.

VACCINAZIONE ANTICOVID. CHI DI SPERANZA VIVE...

Ai tempi miei (ho 86 anni, più di sessanta dedicati all'attività di cronista in Costa d'Amalfi) esisteva il giornalismo d'inchiesta. 
Oggi ci si adagia su veline e comunicati stampa.
Possibile che nessun organo d'informazione - tv, radio, giornali - abbia sentito il dovere di indagare sul perché, in questo territorio, gli ultraottantenni di Amalfi, Atrani, Cetara, Conca dei Marini, Furore,  Positano, Praiano, Ravello, Scala, Tramonti, Vietri sul Mare, hanno avuto accesso alla vaccinazione anticovid (al P.O. di Castiglione di Ravello, a Positano e, per quanto riguarda Cetara e Vietri sul Mare, a Salerno), mentre NE SONO ANCORA PRIVATI - fino a oggi, non si sa cosa avverrà domani - QUELLI RESIDENTI A MAIORI E MINORI? 
Il presidente della Regione, Vincenzo De Luca, è informato dell'evidente grave intollerabile disservizio che continua a esporre gli anziani, residenti in questi due comuni, al rischio di contagio? Con conseguenze che si possono ben immaginare? O veramente non importa niente a nessuno? 
E Roberto Speranza, ministro della salute, che ne pensa? E il vice ministro Sileri?
Non è giusto quello che sta accadendo. Ed è profondamente immorale. Le vaccinazioni erano state ufficialmente annunciate per domani, mercoledì, ma ancora (alle ore 14.53 di oggi) non si sa dove effettuarle. Nessuno è stato convocato. Eppure in un comunicato della Conferenza dei sindaci della Costa d'Amalfi era stato indicato il Centro anziani, al corso Reginna 71 di Maiori. Ora non se ne parla più, se è vero - ed è vero - che il parroco,  qualche minuto fa, s'è offerto - con un post su facebook - di mettere a disposizione la sacrestia di una chiesa. 
Non ci spero, ma vorrei che l'ufficio stampa del Palazzo del Quirinale prendesse nota di questo sfogo, che è lo sfogo un cittadino di 86 anni, che si fa interprete anche del sentimento di tanti coetanei nella stessa situazione,  sottoponendolo all'attenzione del Presidente Mattarella. L'unico, in questo poco rassicurante scenario politico-istituzionale, del quale ci si può fidare. 
Sigismondo Nastri