lunedì 28 dicembre 2015

DOMANI E DOPODOMANI, AD AMALFI, LA XXIII RASSEGNA DI CORI POLIFONICI "AMALFI CANTA IL NATALE". SARA' ANCHE ASSEGNATO IL PREMIO "AMALFI E IL SUO APOSTOLO: PONTE FRA ORIENTE E OCCIDENTE" A SIGISMONDO NASTRI E GIUSEPPE ERCOLANO

Mercoledì 30 dicembre, nella cattedrale di Amalfi, sarà consegnato il premio: “Amalfi ed il suo Apostolo, ponte fra Oriente e Occidente”,  attribuito, come già annunciato, a me e al maestro Giuseppe Ercolano, ceramista e  scultore. La cerimonia si svolgerà nel corso della XXIII edizione di “Amalfi canta il Natale", l’annuale rassegna di cori polifonici  alla quale partecipano oltre venti cori provenienti per lo più dalla Campania, ma anche da altre parti d’Italia.  
Articolata in due serate – martedì 29 e mercoledì 30 dicembre, con inizio alle ore diciotto – la rassegna, come viene evidenziato, “si poggia sui principi di qualità della proposta musicale e culturale in genere, di continuità nel tempo (con coinvolgimento del territorio) e di confronto–scambio, costante e proficuo tra le singole realtà associative che non potranno che trarre giovamento da tali rapporti ripetuti e, ci si augura, duraturi”. Protagonista il canto, in particolare quello sacro, nella varietà dei repertori e delle espressioni artistiche che lo caratterizzano.
Questa la motivazione del riconoscimento - del quale sono profondamente grato - che mi è stato attribuito: “Poiché, da decano del giornalismo e con i suoi valori, rappresenta oggi  un modello di riferimento che attraverso gli scritti affondano le radici nel cuore dell'uomo, nello sforzo di rendere superstite la memoria. Sigismondo Nastri, da intellettuale, svolge un ruolo decisivo a sostegno di un’idea di incontro e di confronto fra le diverse culture, sia attraverso la ricerca e la divulgazione storico-documentaristica, sia attraverso il racconto, che della cultura di un territorio comunica emozioni e sentimenti, trasmettendo i valori in cui ancora oggi si riconoscono gli uomini e le donne di buona volontà: i costruttori di 'ponti' e di dialogo. Nastri non ha mai cessato di perseguire, come narratore, ma anche come intellettuale impegnato, un progetto di riscatto e di progresso del proprio mondo.”

Il premio a Giuseppe Ercolano tiene conto del fatto che egli, “attraverso l’arte presepiale, trasmette i valori della comprensione, dell’amore e del rispetto propri della Sacra Famiglia”.

mercoledì 23 dicembre 2015

ASSEGNATO A ME E A GIUSEPPE ERCOLANO IL PREMIO "AMALFI ED IL SUO APOSTOLO, PONTE FRA ORIENTE E OCCIDENTE", NELL'AMBITO DELLA XXIII RASSEGNA DI CORI POLIFONICI "AMALFI CANTA IL NATALE"

La notizia è stata resa pubblica e sta circolando su Facebook. Nei giorni scorsi, in forma privata, ne ero stato già informato attraverso una cortese telefonata di Enzo Alfieri. Immaginate la mia sorpresa: perché non sapevo proprio dell’esistenza di un Premio - peraltro istituito proprio adesso -
Giuseppe Ercolano (in alto) e Sigismondo Nastri
nell’ambito della manifestazione “Amalfi canta il Natale", l’annuale rassegna di cori polifonici giunta alla XXIII edizione: in programma dal 28 al 30 dicembre, in cattedrale, con la partecipazione di oltre venti cori provenienti per lo più dalla Campania, ma anche da altre parti d’Italia.
Titolo del premio: “Amalfi ed il suo Apostolo, ponte fra Oriente e Occidente”. Continuo a chiedermi cosa abbia fatto per meritarlo. E poiché non riesco a farmene ragione, apprezzo ancora di più il gesto, che mi testimonia stima e amicizia. Sono valori a cui tengo molto. Ho scritto proprio di recente che “non ho storie d’inimicizie / da raccontare / né liti pendenti  o colpe da farmi perdonare / Ho un mondo d’amici / e me ne vanto”. E’ qui la mia forza.
Francesco Dipino, sul sito web della Parrocchia di Sant’Andrea Apostolo, riferisce che il
premio mi è stato assegnato perché “con il costante impegno da intellettuale e attraverso la narrazione della cultura di un territorio” - chiaro il riferimento a 60 anni di attività nel giornalismo locale - continuo “a trasmettere i valori propri cui si ispirano i costruttori di dialoghi e di Ponti”.
Insieme con me sarà premiato il maestro Giuseppe Ercolano, ceramista, scultore, che “attraverso l’arte presepiale trasmette i valori della comprensione, dell’amore e del rispetto propri della Sacra Famiglia”.
Per quanto mi compete, posso solo commentare esprimendo gratitudine profonda per un riconoscimento che mi giunge nella mia città, nella "mia" cattedrale, dove sono stato battezzato e cresimato, dove ho coltivato la venerazione per l'apostolo Andrea, "nostro insigne protettore", àncora di salvezza alla quale mi aggrappo nei momenti di difficoltà.
Elevo lodi al Signore che mi fa vivere un momento come questo.

Grazie, grazie dal profondo del cuore!

BUON NATALE

foto di Sigismondo Nastri.
Buon Natale! 
Tantissimi auguri! 
Che il Dio della Misericordia, il nostro Padre celeste, ci stringa tutti - da un capo all'altro del mondo - in un solo infinito abbraccio. Facendoci comprendere che, al di là di ogni differenza di colore, di provenienza, di religione, di razza, siamo tutti fratelli.

sabato 19 dicembre 2015

STASERA, AD ATRANI, LA CERIMONIA DI ASSEGNAZIONE DEL PREMIO DI POESIA DEDICATO A MICHELE BUONOCORE

Michele Buonocore
Stasera, ad Atrani, la cerimonia conclusiva del Premio nazionale di Poesia “Michele Buonocore”, giunto alla settima edizione. L'appuntamento è per le ore 17.00, nella  Chiesa di San Salvatore de’ Birecto: un monumento di straordinario interesse storico-artistico, recuperato da un accurato restauro, che ci riporta ai tempi della Repubblica marinara, quando proprio lì si procedeva alla solenne investitura del Duca di Amalfi. Mi dispiace di non poterci in quanto questo pomeriggio devo partecipare, come moderatore, alla presentazione del calendario d'arte De Luca, dedicato a Manfredi Nicoletti, nella sede municipale di Cetara.
Giunto alla settima edizione, il concorso letterario, intitolato all’indimenticabile - e per me caro, avendolo avuto come alunno prima che come amico - Michele Buonocore, vigile urbano di Atrani, che la morte prematura ha strappato alla sua immensa passione per la “poesia”, è promosso dal Comune, dall’Associazione artistico-culturale “ArteAtrani”, dal Centro Sociale comunale, dal Comitato “Gli Amici di Mikibu”..

La Commissione giudicatrice, composta dal professor Aniello Milo, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Statale “Gerardo Sasso” di Amalfi, da Alfonso Bottone, direttore organizzativo di  ..incostieraamalfitana.it Festa del Libro in Mediterraneo, dalla professoressa Teresa Vecchi, da Raffaella Martinelli e Daniela Castellano, ha nei giorni scorsi deciso di assegnare il 1° premio per la sezione “Poesia in lingua italiana” ad Annamaria Barone di Nettuno (Roma) per “Di certi giorni”, seguita in classifica da Maria Patrizia Gargano di Poggibonsi (SI) e Ivana Mocini di Aprilia (LT). Podio tutto campano, invece, quello della sezione “Poesia in vernacolo”: sul gradino più alto l’atranese Orlando Buonocore con “ ‘A ricchezza ‘ro pescatore”, a seguire Carmine Cesarano di Nola e Natale Porriciello di Sant’Agata de’ Goti (BN).

lunedì 14 dicembre 2015

IL CALENDARIO D'ARTE 2016 DELL'INDUSTRIA GRAFICA E CARTARIA DE LUCA, DEDICATO AL PITTORE MANFREDI NICOLETTI, SARA' PRESENTATO GIOVEDI' 17 DICEMBRE A SALERNO E SABATO 19 A CETARA

Il Calendario d’arte 2016 dell’Industria grafica e cartaria De Luca spa, dedicato al pittore Manfredi Nicoletti, sarà presentato giovedì 17 dicembre, alle ore sedici, nella sala del Gonfalone del Palazzo di Città, a Salerno, e poi, sabato 19 dicembre, alle ore diciotto, nell’aula consiliare del Municipio di Cetara.
Manfredi Nicoletti
A Salerno, la figura e l’opera del pittore saranno tratteggiate –  dopo i saluti istituzionali del sindaco Vincenzo Napoli, dell’assessore alla cultura e al turismo Ermanno Guerra e del sindaco di Cetara Secondo Squizzato – dal maestro Mario Carotenuto, che gli fu amico, dallo storico dell’arte  Marco Alfano, curatore del calendario, dal figlio, Luigi Nicoletti, e da Andrea De Luca, dell’Industria grafica e cartaria De Luca.
A Cetara è in programma un intervento di Massimo Bignardi, docente di storia dell’Arte contemporanea nell’università di Siena, al quale si deve l’allestimento di un museo nella locale torre vicereale, dove a Manfredi Nicoletti è riservato un ampio spazio.  
A moderare i due incontri sarà il giornalista Sigismondo Nastri.
La presentazione di questo Calendario d’arte rappresenta sicuramente un evento di alto profilo. Nel solco tracciato da Giuseppe De Luca, oggi percorso dai figli Andrea e Raffaele, esso dimostra l'attenzione di un’azienda, che fa onore al nostro territorio, tesa al recupero della memoria storica e alla valorizzazione degli artisti più significativi che hanno operato in Costiera amalfitana, in particolare, e nell’intera provincia.
Manfredi Nicoletti  può essere considerato l’ultimo di quella schiera di pittori, cosiddetti “costaioli” – Bignardi li definisce “pittori di Maiori” –- , attivi tra la fine dell’ottocento e la prima metà del novecento, anche se il suo percorso artistico – nota Marco Alfano –  appare legato a un processo di aggiornamento, dovuto ai contatti con personalità importanti quali ad esempio M.C. Escher: tanto importanti da averlo indotto a sviluppare la sua ricerca “nella scomposizione cromatica d’ascendenza cézanniana che infonde un inquieto brulicare ai suoi paesaggi e alle sue feste”.
Nato a Maiori nel 1891, Manfredi Nicoletti fu allievo di Raffaele D’Amato; poi dal
1910 frequentò i corsi del R. Istituto di Belle Arti di Napoli, dove ebbe come docenti Michele Cammarano e Eduardo Dalbono. Iniziò ad esporre alla XXXVI Promotrice del 1914, dove presentò Chierichetto in sagrestia e Ritratto del pittore Edoardo Pansini. Nel 1921 partecipò con il pastello Testa di bimba alla I Esposizione Biennale Nazionale d’Arte della Città di Napoli. Al 1928 risale la prima personale, allestita presso l’Edificio Scolastico Occidentale di Salerno, dove espose cinquantasei opere, tra oli e pastelli. Nel 1930 partecipò a Napoli alla mostra organizzata dalla rivista «Cimento». L’anno seguente soggiornò a Londra, dove allestì una personale alla Picture Gallery di Eton College. Nel 1931 fu invitato alla Quadriennale d’Arte Nazionale, dove espose Festa notturna (1930); nel 1933 fu presente con nove opere alla II Mostra Salernitana d’Arte. Nel 1939 allestì una personale al Padiglione del Circolo Artistico alla Villa Comunale di Napoli. Nel 1940 espose al Bragaglia fuori commercio (Casa d’Arte Bragaglia) di Roma. Nell’immediato dopoguerra allestì due personali a Salerno, nella sede del Partito Socialista, nel 1944, e al Salone della Casa del Combattente nel 1949. Nello stesso anno partecipò alla Rassegna delle Arti Figurative nel Mezzogiorno a Napoli. Del 1955 è la Prima Mostra dei Pittori Salernitani, promossa dal Centro di Cultura, dove lo troviamo insieme ad alcuni giovani artisti, tra cui Mario Carotenuto ed Isabella Greco; nel 1957 prese parte alla Terza Mostra Artisti Salernitani, organizzata dall’Ente Italiano Pro-Cultura di Salerno.  Morì, nella sua casa di Cetara, l’8 agosto 1978.
Cetara in un dipinto di Manfredi Nicoletti
Nicoletti fu il pittore delle processioni, delle feste patronali, di straordinari notturni. Era solito ripetere, infatti,  che “la notte è piena di colori”. Ma soprattutto, col suo pennello e la sua tavolozza, fu il cantore indiscusso di Cetara, dove – come ebbe modo di rilevare Nicoletta Comar – il suo interesse si spostò sulle “allegre spiagge formicolanti di colori, piccoli arazzi di tocchi ebbri e leggeri alla De Pisis. Era la spiaggia che egli vedeva affacciandosi alla finestra della sua casa di Cetara, ma che come le altre sue composizioni diventò simbolo di uno stato d’animo: un fiero attaccamento alla vita, ai suoi colori e ai suoi rumori. Fu anche la volta dei muri stesi al sole, bellissimi, ai limiti dell’ineffabile: una realtà in cui la luce si riflette in una composizione di linee elegantissime, bloccata nella sua perfezione e silenziosamente ammiccante all’infinito. O ancora, le case, sempre le case, che seppero accendersi di colori sfrontati, costretti in grosse linee di contorno blu. E di nuovo, dalle prospettive falsate, a dare il senso dell’esiguità dello spazio, attraverso piccoli cortili, finestre, viuzze solari, Nicoletti dipinse non il mare, ma la gioia stessa del mare ritrovato”.


lunedì 7 dicembre 2015

MERCOLEDI' 9 DICEMBRE, A SALERNO, LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI ENRICO SALZANO "PINOCCHIO C'È" DEDICATO AL PITTORE E SCULTORE ANTONIO PETTI CHE DEL BURATTINO DI COLLODI HA FATTO IL SUO CAVALLO DI BATTAGLIA

Mercoledì 9 dicembre, alle ore 19.30, nella ex chiesa di Sant'Apollonia a Salerno, sarà presentato il libro di Enrico Salzano, scritto in collaborazione con l'artista, di cui ricordo qui la bellissima statua in bronzo del burattino collodiano nell'omonimo parco pubblico, "Pinocchio c'è" - Un lungo lavoro di Antonio Petti. L'immagine di Pinocchio. Stimolati da Paolo Romano, ne parleranno, insieme con gli autori, Alfonso Amendola, Pasquale De Cristofaro ed Elena Paruolo.
Enrico Salzano e Antonio Petti
"Pinocchio c'è",  e sempre ci sarà. Finché negli uomini durerà il desiderio di sognare. Su questo concetto, credo, si articolerà la discussione. E Pinocchio c'è e sempre ci sarà nell'immaginario di Antonio Petti, disegnatore-pittore-scultore  napoletano trapiantato a Salerno, che da quarant'anni ne ha fatto la sua firma e il simbolo di libertà e resistenza “contro la malabolgia sociale - per dirla con Luigi Compagnoneche ci danza tutt'intorno il suo legnoso balletto di menzogne”
Pinocchio-Petti - leggo nel comunicato stampa - urla, con innocente ribellione, “la fantasia al potere”, perché solo la fantasia può sconfiggere le tenebre di questa nostra società in frantumi, di questa nostra umanità con un piede già nel baratro. Una visione condivisa da  un altro artista sensibile, Enrico Salzano, che ha documentato e racchiuso in un elegante libro d'autore (Edizioni Arci Postiglione) il lavoro visionario e compulsivo dei pinocchi pettiani moltiplicati su carta, su tela, su ceramica, su “quadri” teatrali, nel bronzo di sculture in posa beffarda, “mai sconfitto, mai manovrato, mai messo fuori gioco – sottolinea Erminia Pellecchia nell'introduzione di questo diario di immagini e parole in bianco e nero – la forza dell'ironia racchiusa in quel naso lungo che, come un vessillo, trionfa in un “I bugiardi siete voi”. 

DOMANI, CON L'APERTURA DELLA PORTA SANTA, PAPA FRANCESCO DARA' INIZIO AL GIUBILEO DELLA MISERICORDIA

Domani, martedì 8 dicembre, festa dell'Immacolata Concezione, alle ore 9.30, con la solenne apertura della Porta Santa,  che immette alla Basilica di San Pietro, Papa Francesco darà inizio al Giubileo della Misericordia, che si concluderà il 20 novembre 2016, solennità di Cristo Re.
Questi i temi sui quali il Pontefice propone una riflessione nella Bolla di indizione "Misericordiae Vultus"
1. Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre. Il mistero della fede cristiana sembra trovare in questa parola la sua sintesi. Essa è divenuta viva, visibile e ha raggiunto il suo culmine in Gesù di Nazareth. Il Padre, "ricco di misericordia " (Ef 2,4), dopo aver rivelato il suo nome a Mosè come "Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà" (Es 34,6), non ha cessato di far conoscere in vari modi e in tanti momenti della storia la sua natura divina. Nella "pienezza del tempo" (Gal 4,4), quando tutto era disposto secondo il suo piano di salvezza, Egli mandò suo Figlio nato dalla Vergine Maria per rivelare a noi in modo definitivo il suo amore. Chi vede Lui vede il Padre (cfr Gv 14,9). Gesù di Nazareth con la sua parola, con i suoi gesti e con tutta la sua persona[1] rivela la misericordia di Dio.
Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, di serenità e di pace. È condizione della nostra salvezza. Misericordia: è la parola che rivela il mistero della SS. Trinità. Misericordia: è l'atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro. Misericordia: è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita. Misericordia: è la via che unisce Dio e l'uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato. 

3. Ci sono momenti nei quali in modo ancora più forte siamo chiamati a tenere fisso lo sguardo sulla misericordia per diventare noi stessi segno efficace dell'agire del Padre. È per questo che ho indetto un Giubileo Straordinario della Misericordia come tempo favorevole per la Chiesa, perché renda più forte ed efficace la testimonianza dei credenti.
Il Giubileo della Misericordia è un evento planetario che, al di là di ogni fanatismo, di ogni estremismo becero e preconcetto, non dovrebbe lasciare indifferente - in positivo, intendo dire - il mondo musulmano, alla luce dell'insegnamento trasmesso da Maometto: "Quando Dio ebbe terminata la creazione, scrisse nel Libro che è custodito presso di lui, accanto al trono celeste: La mia misericordia supera la mia ira"E alla domanda "Qual è la miglior specie di Islam?" la risposta del Profeta fa leva ancora su gesti di misericordia: "Il miglior genere di Islam è quando tu dai da mangiare agli affamati e diffondi la pace fra amici e sconosciuti (cioè in tutto il mondo)". Del resto, il Corano comincia propria con una sūrah, in cui Allah è invocato come "il Misericordioso".

Un evento, dunque, che dovrebbe unire tutte le persone di buona volontà, ma che è costretto a svolgersi tra imponenti misure di sicurezza perché il fondamentalismo islamico, attraverso l'azione terroristica portata avanti dall'Isis con gli attacchi di Parigi (e non solo), ha dimostrato di voler perseguire un progetto di odio contro la nostra civiltà, i nostri valori etici e religiosi, la nostra stessa vita.

sabato 28 novembre 2015

GIOVANI DONNE IN ASSOCIAZIONE A MAIORI. DOMANI, DOMENICA 29 NOVEMBRE, ALLE ORE 18.00, LA PRESENTAZIONE DE "LA STANZA DI EVA"

Sul panorama associativo maiorese ecco che irrompe, con l'entusiasmo e la forza che ne contraddistingue le protagoniste, La stanza di Eva, un  sodalizio composto da giovani donne che hanno scelto di volgere il proprio impegno sociale e culturale a favore di altre donne e non solo. 
E proprio a conclusione della settimana in cui s'è celebrata la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne,  domani (domenica 29 novembre), nel corso di un incontro dal titolo emblematico,  "Torniamo a sorridere", patrocinato dal Comune - vi sarà la presentazione ufficiale della nuova associazione. Appuntamento, quindi, a Maiori, alle ore 18.00, nel salone degli Affreschi di Palazzo Mezzacapo. 
La stanza di Eva - trascrivo dal comunicato stampa - "è un’associazione culturale che ha lo scopo di ragionare e agire concretamente attorno a tematiche femminili. Essa nasce dalla volontà e dalla necessità di riscoprire, valorizzare e nutrire l’energia e l'identità femminile e facilitare una sempre maggiore integrazione e partecipazione delle donne nel tessuto sociale, economico e culturale della comunità. Inoltre si prefigge  di diventare  un punto di contatto locale con associazioni femminili di più lunga esperienza presenti sul  territorio provinciale e oltre, che hanno a disposizione professionalità in grado di far fronte ad esigenze e necessità specifiche".
All’evento prenderanno parte: Alfonsina De Filippis, presidente dell’associazione “Frida” di Cava de' Tirreni;  Modesta Pecoraro, coordinatrice area territoriale del Centro “La tenda” di Salerno; Giovanna Ruocco, presidente del C.I.F. di Minori.

giovedì 29 ottobre 2015

LE NOZZE DI ANTONIO E ILARIA SU "LE CRONACHE" DI SALERNO

Pubblico qui questo ritaglio di giornale, con la notizia del matrimonio di mio figlio, esprimendo il più vivo ringraziamento al direttore Tommaso D'Angelo e ai  colleghi del quotidiano "Le Cronache" di Salerno.


sabato 3 ottobre 2015

OGGI E DOMANI, A TRAMONTI, LA FESTA DELLA MONTAGNA

"A Santa Chiara - dice il proverbio - doppo arrubbato facettero 'e porte 'e fierro". Un po' tardi, ma sempre meglio che niente. L'accostamento mi viene spontaneo con la Festa della montagna che si celebra a Tramonti oggi e domani (3 e 4 ottobre): alla fine, cioè, di un'estate bollente non solo perché eccezionalmente soleggiata, ma per la serie interminabile di incendi che, per mano criminale, hanno devastato il paesaggio e forse - che Dio ce la mandi buona, quando comincerà a piovere per davvero! - la vivibilità stessa in questo nostro territorio.
Ma se la festa serve a educare le nuove generazioni al rispetto dell'ambiente ben venga. 
L'appuntamento è a Cesarano, una delle frazioni più a nord di Tramonti, raggiungibile anche dalla provinciale che collega il valico di Chiunzi a Ravello.
L’evento mette in mostra i prodotti della terra a cominciare dalla castagna che ricompare, come per incanto, sui grandi alberi che coprono tutto il percorso montano, dopo la "malattia" che li ha colpiti negli ultimi anni; e poi l'uva, che concorre al buon vino Doc, i prodotti caseari e quelli delle coltivazioni a terra. Si vuole così promuovere un nuovo filone di lavoro e di guadagno, dato dall'agriturismo, che qui si sta sviluppando bene, e valorizzare la fattoria a km zero, vale a dire saltando ogni passaggio intermedio tra produttore e consumatore.
Tanti i prodotti genuini che verranno serviti: dal farro con i fagioli (un classico!) alle penne con le melanzane, e poi verdure grigliate,  spezzatino di capra, fino al dolce della nonna, al sorbetto al limone e alle caldarroste: senza dimenticare, ovviamente, la pizza Margherita, la cui diffusione nel mondo si deve molto ai pizzaioli tramontani.  
Il divertimento avrà comunque la sua parte, con suoni e balli della tradizione popolare e dimostrazioni di antichi mestieri: domani (domenica 4 ottobre) entrerà in scena anche l'albero della cuccagna, che metterà a dura prova la forza e l'abilità dei concorrenti.
Alla  organizzazione dell’evento concorrono in modo determinante l'ANSPI don Luca della frazione Cesarano, il Comune di Tramonti, la Proloco di Tramonti e l'associazione culturale Radici.

lunedì 21 settembre 2015

DA SABATO 26 SETTEMBRE, E FINO ALL'11 OTTOBRE, A FURORE, IL PREMIO D'ARTE TERRA FURORIS.

Saranno ben diciannove gli artisti, giunti da ogni parte d’Italia, che esporranno le proprie opere in occasione del vernissage del Premio d’arte Terra Furoris in agenda sabato 26 settembre alle 18, nella chiesa di Santa Maria della Pietà a Furore per contendersi l’ambito Trofeo di merito artistico. A gareggiare nelle categorie pittura, scultura ed installazione saranno: Angela Cantucci, Giuseppe Coccia, Ornella De Blasis, Domenico De Masi, Marina Del Giudice, Shakar Galajian, Sergio Gatta, Gabriella Lusignani, Antonio Magnotta, Antonella Modaffari, Antonietta Montemurro, Salvatore Morgante, Flora Palumbo, Gaia Pasini, Silvia Rea, Antonio Scaramella, Marcello Silvestre, Alessandro Togni, Chistian Valdinoci.
Alla serata della premiazione parteciperanno gli artisti e la giuria deputata. L’esposizione sarà visitabile fino al giorno 11 ottobre 2015. Il Premio d'arte Terra Furoris è dedicato alla "Pistrice Immane", mitico mostro dalla testa di canide-volpe e coda cefalopode, nell’atto di mordere uno dei pesci, sette come il magico numero sacro, affiancata da una piccola volpe. Raffigurazione simbolo della Costa d’Amalfi e del territorio dei monti Lattari, simboleggia la consumata abilità, sia per terra che per mare, degli uomini di questo territorio. Il trofeo, realizzato interamente a mano da maestri ceramisti italiani, sarà donato ai vincitori delle tre sezioni in concorso. L’evento, organizzato dal Centro per la promozione e le divulgazioni delle arti Ars Docet è nato per favorire l’approccio consapevole all’arte contemporanea, la promozione di giovani artisti e la consuetudine alla frequentazione di musei e spazi espositivi.

Il progetto è patrocinato dalla Provincia di Salerno, dal Comune di Furore, dal Comune di Caserta, dal Club Unesco Napoli e dal Club Unesco Caserta con la collaborazione attiva di MAC Museo d’Arte Contemporanea di Capua, Centro Culturale Arianna, Rassegna Furore paese dipinto, ArtRooms, Hostaria di Bacco Furore, Rassegna Balconata Furitana.

domenica 20 settembre 2015

"IL PIANETA SQUILIBRATO E LA CUSTODIA DEL CREATO": INCONTRO CULTURALE, IL 25 SETTEMBRE, AL MUNICIPIO DI CAVA DE' TIRRENI

Alla ricerca della custodia del creato perduta è il titolo di un incontro culturale di altissimo livello previsto per  venerdì 25 settembre, alle ore 17,30, nella Sala di rappresentanza del Municipio di Cava de’ Tirreni. Per discutere sul tema  "Riflessioni attive per una sostenibilità socioambientale", alla presenza dell’autrice, saranno esaminati due libri della serie Geovisione, della Prof. Cristina Morra, di Arezzo, formatrice didattica di prestigio nazionale (ha fatto parte anche della Commissione Brocca per la Riforma della Scuola): Il pianeta squilibrato, che tratta l’alterazione della natura e l’ingiustizia socio-economica, e “L’agricoltura nel mondo”, dai paesaggi tradizionali alla geografia della sazietà, della fame e della sete. Temi attualissimi, in perfetta linea con le polemiche su guerre e migrazioni e con l’enciclica di Papa Francesco sulla custodia del creato.
Relatore sarà il Prof. Vincenzo Aversano, geografo storico,  docente dell’Università di Salerno. Moderatore, il prof. Franco Bruno Vitolo.

sabato 19 settembre 2015

GLI INCENDI BOSCHIVI IN COSTIERA: MALE ENDEMICO DI STAGIONE?

Serena Dandini, occupandosi su Io Donna della mostra Painting Paradise. The Art of the Garden, aperta fino all’11 ottobre a Londra, alla Queen’s Gallery di Buckingham Palace, cita Lorenzo il Magnifico che scriveva: “Il Paradiso altro non è che il più piacevole dei giardini, dove abbondano tutte le cose più dilettevoli, alberi, pomi, fiori, fresche acque sorgenti, il canto degli uccelli, ed in effetto tutte le amenità sempre sognate dal cuore degli uomini…”. Da quando sono nato, nella parte alta della Valle dei Mulini ad Amalfi, ho sempre pensato di essere un privilegiato. Perché quello era il mio paradiso. Allargando l’orizzonte dello sguardo, mi sono poi accorto che tutta la Costiera è un paradiso. Non sono l'unico a pensarla così. Renato Fucini, arrivato in carrozzella quando ancora non vi circolavano le auto, aveva osservato che “il giorno del giudizio, per gli Amalfitani che andranno in Paradiso, sarà un giorno come tutti gli altri”. Senonché, riproponendo la disubbidienza che portò alla cacciata di Adamo e Eva dall’Eden, c’è chi si lascia vincere dalle suggestioni  di un demone – o dal denaro? –  per distruggere questo nostro paradiso, per trasformarlo in inferno.
Maiori di notte, con le fiamme che aggrediscono la montagna
(Foto di Donato Bella, da Facebook)
Mi riferisco ovviamente alla serie di incendi che hanno interessato pesantemente, in questi ultimi giorni, il territorio della Costiera, da Cetara a Maiori, da Amalfi a Sorrento. Ultimo, ieri sera, sulla montagna (località Tampone o Tompone), proprio a monte del popoloso rione di Casa Imperato, a Maiori, dove abito. Ma già l’altro ieri s’era vissuta un’esperienza terribile, con le fiamme che aggredivano il promontorio di Capo d’orso, riducendo in cenere alberi e macchia mediterranea. E mettendo a rischio abitazioni e strutture turistiche.  Non è neppure la prima volta che capita e non sarà l'ultima se il fenomeno degli incendi estivi, dovuto ad atti delittuosi, continuerà ad essere snobbato nelle sedi istituzionali competenti. Se poi qualcuno non ne è convinto, lo  dichiari ufficialmente: vuol dire ca è stato 'o cavere, 'o sole cucente. Autocombustione. Oppure un amante del trekking che, andando per i sentieri, ha gettato un mozzicone acceso. Chi ci vuol credere ci creda. Esistono pure 'e ciucce ca volano, no? Il fatto è che chi dovrebbe farsi carico del problema finge di non capire. E chi è tenuto a indagare ritiene che sia un fatto ineluttabile, endemico come un male di stagione: l'influenza, il raffreddore, la bronchite, la diarrea. Perché fino a oggi risultati non se ne sono avuti.
Non si va alla ricerca delle cause e del movente, non si fa prevenzione né vigilanza, si preferisce intervenire  con i vigili del fuoco, la protezione civile, che svolgono con sacrificio un lavoro difficile e perciò meritano tutta la nostra ammirazione,  i mezzi aerei (già…!) quando arrivano, a "funzione" finita , con comodo. Comme succedette na vota a santa Chiara; doppo arrubbato facettero 'e porte 'e fierro.  Io non sono un patito di Marzullo, mi pongo domande ma non mi do risposte. Ci provai una volta, una quindicina di anni fa:  nun l'avesse... maje fatto!!!
Vedo che su Facebook  c’è chi impreca, maledice, Non serve a nulla. Occorre che chi sa, chi ha visto, chi sospetta, parli. Mi rifiuto di credere che nessuno si sia mai accorto di nulla. L'omertà vale complicità. Se distruggiamo il nostro ambiente (poi con le piogge verranno le frane, le alluvioni) , distruggiamo non solo l'economia del territorio, che è già a rischio per come è strutturato, ma la possibilità di sopravvivenza delle future generazioni. Tutto il male che facciamo all'ambiente, al paesaggio, si ritorcerà a danno dei nostri figli, dei nostri nipoti. Teniamolo bene a mente! 

martedì 8 settembre 2015

DELITTO MEREDITH: IL CASO E' CHIUSO, MA INDUCE A QUALCHE RIFLESSIONE

Apprendo dal telegiornale che la Corte di Cassazione, assolvendo definitivamente Raffaele Sollecito e Amanda Knox, accusati dell'uccisione di Meredith Kercher, ha sottolineato che manca un "insieme probatorio" contrassegnato "da evidenza oltre il ragionevole dubbio".
Ricordo in sintesi quella dolorosa vicenda. La sera del 1° novembre 2007, a Perugia, la Meredith, studentessa inglese, che era in Italia per motivi di studio,  fu trovata morta, con la gola tagliata, nella propria camera da letto, all'interno della casa che condivideva con altri studenti. Per quel delitto risulta condannato in via definitiva con rito abbreviato il cittadino ivoriano Rudy Guede.
Nel 2009, al processo, in primo grado, celebrato presso la Corte di Assise di Perugia, furono condannati, come concorrenti nell'omicidio, anche la statunitense Amanda Knox e l'italiano Raffaele Sollecito, assolti poi dalla Corte di Appello nel 2011, e scarcerati, per non avere commesso il fatto.
Senonché la Corte di Cassazione, il 26 marzo 2013, annullò la sentenza assolutoria, rinviando gli atti alla Corte d'Assise d'Appello di Firenze per un nuovo processo. Questa, il 30 gennaio 2014, confermò la colpevolezza degli imputati condannando Amanda Knox a 28 anni e 6 mesi di reclusione e Raffaele Sollecito a 25 anni di reclusione. 
Il 27 marzo 2015 la quinta sezione penale della Suprema Corte di Cassazione, ha posto fine al caso assolvendo definitivamente, come dicevo,  i due imputati per non aver commesso il fatto. 
Fossi uno dei frequentatori di quei salotti televisivi, che hanno condotto indagini parallele, e "sparato" - prima ancora che lo facessero i collegi giudicanti - sentenze di condanna e severe censure sulle persone, mi metterei davanti a uno specchio e mi sputerei in faccia.
Resta il rammarico che, a causa di "clamorose défaillances o 'amnesie' investigative e di colpevoli omissioni di attività di indagine", non si sia riusciti ad accertare veramente come sono andate le cose.
Ma questo è un altro discorso.

lunedì 7 settembre 2015

DAL 10 AL 12 SETTEMBRE, A OSPEDALETTO D'ALPINOLO, SI RINNOVA LA TRADIZIONE DELLA "JUTA A MONTEVERGINE"

Manco a Montevergine da tantissimo tempo. L’ultima volta che mi ci recai, più di trent'anni fa, vi trovai alte cataste di neve. C’ero già stato prima, in compagnia di un amico sacerdote, parroco di Torelli di Mercogliano, don Giovanni Graziano. Erano i tempi dell'Abate Ludovico Anselmo Tranfaglia. Il ricordo di Ospedaletto d'Alpinolo, non meno... antico, pure è legato a un sacerdote: don Antonio Oliviero. Partecipai alla cerimonia in suo onore quando fu nominato arciprete. Per  la cultura, il carisma, la parola accattivante avrebbe sicuramente meritato di più. E poi, sempre a Ospedaletto, ero in rapporto di amicizia con due brave persone: il professore Barletta (del quale non mi viene proprio il nome, forse Aniello) e Antonio Matarazzo.
Ora mi arriva il comunicato stampa relativo alla XVII edizione della “Juta a Montevergine”, la manifestazione - organizzata dal Comune di Ospedaletto con la collaborazione dell’Associazione Chilli Band e la direzione artistica di Luciano Bonetti - che terrà banco dal 10 al 12 settembre. Mi fa piacere darne notizia su questo mio spazio. Fitto e interessante il programma: musica, incontri, danze popolari, sfilate e artisti di strada. Il pensiero va subito al canto, fin troppo noto, “Simme jute e simme venute, quanta grazie c’ ‘avimme avute”, dedicato alla Vergine, detta “Mamma Schiavona”
La cultura del territorio va difesa, protetta, tramandata. Anche attraverso queste feste, capaci di richiamare tantissima gente. Oltretutto lì, ai piedi della montagna, l’aria è fresca e la cucina deliziosa.

Mi dicono che la tradizione della “Juta a Montevergine” (juta = andata,  salita... ) risale a più di otto secoli fa, se è vero che fin dal 1139 si parla del pellegrinaggio lungo i sentieri del monte Partenio verso l’imponente luogo di culto.
Si comincia giovedì 10 settembre con l’esibizione della Compagnia di Musica Popolare del Cilento e Sud Italia, i Kiepò
Venerdì 11 ci sarà l’evento “La Notte della Juta”, musica tutta la notte con Nando Citarella & i Tamburi del Vesuvio‘O LioneI SanacoreRareca Antica e Valerio Ricciardelli, ad animare le strade di Ospedaletto d’Alpinolo. Seguirà il pellegrinaggio in massa, attraverso la strada antica, fino al Santuario della Madonna di Montevergine.
Il 12 settembre, alle ore 9,00 si svolgerà la Marcia della Pace fortemente voluta dal sindaco Antonio Saggese, mentre in serata si esibirà l’Orchestra delle tammorre e dei putipùLa Juta a Montevergine, diretta da Mimmo Maglionico, con Alfio Antico, Carlo Faiello, Mimmo Maglionico e Sara Tramma, riunitisi in esclusiva  per l’evento.
Tra musiche e danze popolari,  itineranti paranze e botteghe artigianali,  degustazioni di prodotti tipici locali, non mancherà la sfilata con premiazione finale al miglior cavallo e carrettone addobbato. Anticamente, infatti, si andava a Montevergine in carrozze con cavalli ornati con fiocchi e nastri di vario colore e luccicanti e assordanti campanelli.
Novità di quest’anno,  la premiazione con un weekend per due persone all’Hotel La Castagna per il selfie più simpatico della Juta che sarà postato sulla pagina ufficiale di Facebook, La Juta a Montevergine.

domenica 6 settembre 2015

PERCHÉ, A MIO AVVISO, LA PUBBLICAZIONE DELLA FOTO DEL PICCOLO AYLAN NON É "INFORMAZIONE DA BOVINI"

Il professore Alessandro Meluzzi, autorevole psichiatra, psicologo, uomo di Chiesa (è diacono), tra le tante cose giuste dette in una lunga intervista che ho letto su Facebook, ha dichiarato che, pubblicando la foto del piccolo siriano, Aylan, morto sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia, mentre rincorreva, con la sua famiglia, il sogno di un futuro meno angosciante e insicuro, s'è fatto informazione da bovini. “Il problema - ha detto - è questa strategia dell’informazione. Un modo efficace di sparare nel branco come facevano i cow-boy con i bovini: se vuoi far spostare la mandria a sinistra spara a destra, viceversa, per spostare la mandria a destra spara a sinistra. Questa pendolarità dell’informazione è quello a cui si sta assistendo in questi giorni".
Da giornalista di periferia, e senza mancargli di rispetto, dichiaro a voce alta che non sono d'accordo. Chi opera nel mondo della comunicazione ha il dovere d'informare, correttamente, ma compiutamente. Mi si potrà obiettare che c'è un problema di deontologia, che va tutelata la dignità della persona. Resta il fatto che i più importanti organi di stampa, in Italia e all'estero, magari dopo un serrato confronto all'interno delle redazioni, hanno scelto di pubblicare l'immagine di quel corpicino riverso sul bagnasciuga o quella del vigile del fuoco che lo tiene teneramente in braccio.

E' che ci sono molti che non vogliono vedere, e neppure parlare, né sentire, come le famose tre scimmie. Capisco  che quelle foto sono come due pugni sferrati alle tempie. Sconvolgono, turbano,  stordiscono, poi mettono tanta rabbia. Come l'altra, di un bimbo palestinese, ammazzato dagli israeliani, che pure ho condiviso sul mio profilo Fb. 

Su quelle immagini - e su quelle dei migranti inghiottiti dal mare nell'immondo traffico di esseri umani tra Africa ed Europa,  su quelle (che qualcuno ha pubblicato e che girano su Internet) dei decapitati dell'Isis, delle vittime di atroci violenze fisiche e morali  - tutti dobbiamo fare un approfondito esame di coscienza. E vergognarci.
Sono sincero: se le foto dei due bambini morti mi feriscono nell'animo, trovo ripugnanti quelle giunte da Praga, dove i migranti sono marchiati con un pennarello. Mi ricordano tanto l' Olocausto. E quelle dell'Ungheria, dove s'è costruito in tempo record un muro anti-immigrati alto quattro metri, rinforzato col filo spinato. E' questa l'Europa che sognavamo?

I bambini non hanno nazionalità, sono bambini e basta. Potrebbero essere figli nostri. Andrebbero difesi e tutelati anche in tempo di guerra e di barbarie.
Io temo - questo, sì - che, sdraiati nei salotti, attratti da una tv che mira a fare audience (per acquisire sempre più pubblicità) attraverso l'amplificazione di squallidi quanto atroci episodi di cronaca nera, finiamo con l'assuefarci alla violenza,  a ogni forma di violenza. Anche a quelle più estreme. In una società, la nostra, che è già essa stessa violenta. E quindi finiamo con l'accettare che i bambini diventino vittime sacrificali, in un mondo che tende sempre più a dividersi tra ricchi  e poveri, tra persecutori e perseguitati, tra oppressori e oppressi.  
Il brano della lettera di San Giacomo Apostolo, letto nella messa di oggi, ammonisce: "Supponiamo che, in una delle vostre riunioni, entri qualcuno con un anello d'oro al dito, vestito lussuosamente, ed entri anche un povero con un vestito logoro. Se guardate colui che è vestito lussuosamente e gli dite: Tu siediti qui, comodamente, e al povero dite: Tu mettiti là, in piedi, oppure: Siediti qui ai piedi del mio sgabello, non fate forse discriminazioni e non siete giudici dai giudizi perversi?". E pensare che, anche da noi, c'è chi insiste per i respingimenti dei migranti...
Il bimbo Aylan e il piccolo palestinese sono i simboli di tutti i poveri, di tutti i perseguitati, di tutti gli oppressi del mondo.

sabato 5 settembre 2015

LA MIA TRADUZIONE IN NAPOLETANO DELLA "PREGHIERA CRISTIANA CON TUTTO IL CREATO" DI PAPA FRANCESCO

PRIÉRA CRESTIANA CO’ TUTTO ’O CRIATO

Nuie te laudammo, Pàte, co tutte ’e criature toie,
ca so’ asciute ’a dint’ ’a mano toia putente.
Esse so’ ’e toie, e so’ chiene d’ ’a presenzia
e d’ ’a dócezza toia.
Laude a te!
Figlio ’e Dio, Giesù,
da te so’ state criate tutte ’e cose.
Tu te si’ formato ’nzino â mamma toia, Maria;
tu hê vuluto fà’ parte ’e chesta terra,
hê guardato ’sto munno co ll’uocchie ’e ll’uómmene.
Ogge tu, ca sì’ risuscitato groliosamente,
sì’ vivo dint’ a ogne criatura.
Laude a te!

Spìreto Santo, ca ’nderizze chisto munno, cu ’a lumèra toia,
addò stà l’ammore d’ ’o Pàte
e accumpagne ’o lamiento d’ ’a criazione,
tu pure staie dint’ ’o core nuosto
pe’ nce purtà’ addò stà ’o bene.
Laude a te!

Signore Dio, ca sì’ uno e sì’ tré,
’ncantamiento d’ammore senza fine,
’mpàrace a te vedé’
dint’ ’a bellezza d’ ’o munno sano
addò tutto nce parla ’e te.
Scéta ’a lauda nosta,  ’a ricanuscenza nosta
pe’ ogne criatura ca tu hê criato.
Dio d’ammore, fàcce ’a grazia ’e ce sentì’ aunite dint’ ’o core
co tutto chello ca esiste,
fàcce vedé’ qual’è ’o pizzo nuosto
dint’ ’a ’sto munno
e fàcce addeventà’ strumiente ’e l’affezione toia
pe’ tutte ’e criature ca stanno ’ncoppa ’a terra.
Nuie ’o sapimmo ca tu nun te scuorde ’e nisciuna ’e loro.
Allùmma, Signore, chille ca tèneno putere e denare
e nun ’e fà’ cadé’ dint’ ’o peccato ’e ll’indifferenza,
accussì pònno fà’ ’o bene ’e tuttequante, aiutà’ a chi è assaie besuognevole,
dà’ ’na mano a chisto munno addò tenimmo ’a casa.
’E puverielle e pure ’a terra stanno alluccànno:
Signore, pìglia a nuie cu ’a putenza toia e cu ’a lumèra toia,
pe’ pruteggere ogne vita, pe’ appriparà’ nu futuro cchiù mmeglio,
pe’ fà’ venì’ ’o regno tuio
ca è regno ’e giustizzia, ’e pace, d’ammore, ca è regno ’e bellezza.
Nuie te laudammo!
Amen.
Papa Francesco (dall’enciclica Laudato si’)

© traduzione in napoletano di Sigismondo Nastri
Proprietà artistica e letteraria riservata

LA PRESENTAZIONE AD AMALFI DEL LIBRO DI MIMMO DELLA MONICA SU GAETANO AFELTRA


Ieri sera, ad Amalfi, nell'antico Arsenale, c'è stata la presentazione del libro di Mimmo Della Monica "Gaetano Afeltra Una vita per il giornalismo". Ho fatto salti mortali per andarci e alla fine - grazie a un passaggio in macchina - ci sono stato. Contento per la partecipazione di tanta gente, amici, estimatori, segno che il ricordo di don Gaetano nella sua città rimane costantemente vivo. 

Sul libro non posso esprimere giudizi perché ancora non l'ho letto. 

Ho apprezzato però il modo "goliardico" (cioé privo dei formalismi di rito) in cui questo appuntamento è stato organizzato (grazie all'assessora Enza Cobalto, a Emiliano Amato, direttore del quotidiano online Il Vescovado, al lettore - ahimé, non ne ricordo il nome - di brani tratti da elzeviri di Afeltra, al giornalista Gabriele Bojano  che ha condotto da maestro l'incontro). Come ho apprezzato la concretezza dell'intervento del direttore del Corriere del Mezzogiorno Enzo d'Errico. E l'impegno del sindaco Daniele Milano di tenere una cerimonia ufficiale, il 9 ottobre prossimo (quinto anniversario della scomparsa di Afeltra), per onorarlo degnamente.
Anche a noi - ad Angelo Tajani e a me - è stata data l'opportunità di tracciare, a modo nostro, un breve ritratto di don Gaetano, recuperando dalla memoria episodi di un lungo rapporto di amicizia e di "devozione". Con l'affetto di sempre.

venerdì 4 settembre 2015

L'IMMAGINE DI QUEL BAMBINO TROVATO MORTO SULLA SPIAGGIA DI BODRUM IN TURCHIA

    Penso ancora all'immagine di quel bambino - si chiamava Aylan Kurdi e aveva tre anni - trovato senza vita sulla spiaggia di Bodrum in Turchia, immagine assurta a simbolo della tragedia che ha colpito il popolo siriano, ma anche di tutte le tragedie che si stanno consumando sulle rotte del Mediterraneo che portano dall'Africa al continente europeo. E' una immagine - non lo nego - capace di turbare la nostra sensibilità. C'è chi chiede, su Facebook, di non farla più vedere. E invece sì, dico io. Serve a scuotere le nostre coscienze, che si sono assuefatte alle torture, alle decapitazioni, alla disperazione, alla fame, alle morti in mare, alla non-civiltà che distruggendo i templi di Palmira pretende di cancellare la storia. 

    Viviamo una tragedia della quale siamo tutti responsabili, se non altro per peccato di omissione. 
    Un amico sacerdote, don Salvatore, ha sostituito l'immagine di quel bambino con un'altra, tratta da un dipinto di Giotto, che mostra il bacio di Giuda a Cristo. Sostiene che essa sembra riflettere la situazione attuale. «Il mondo occidentale  - osserva il reverendo -  piange per la tragedia ma chi ha voluto che questa accadesse? Chi continua a fomentare la guerra e le divisioni? Chi ha creato e voluto questa instabilità nel Medio oriente? Chi vende le armi ai contendenti? Il mondo occidentale è come Giuda: bacia, guarda negli occhi il popolo sofferente,  si commuove e poi lo pugnala, ne decreta la morte.» Come non essere d'accordo? Rifiutiamo di prestare attenzione alle immagini dolorose che ci vengono dalla Siria e quelle dei tanti diseredati che scappano dai paesi tormentati dell'Africa sud-sahariana alla ricerca di una speranza di vita e vengono inghiottti dal mare. Rifiutiamo di prestarvi attenzione perché magari alla tv c'è una partita di calcio, come quella di ieri sera,  nella quale la nostra squadra ha prevalso - con un gol di mano, che l'arbitro avrebbe dovuto annullare - su Malta, che nella classifica delle squadre nazionali occupa - udite! udite! - il terzultimo posto, prima di Andorra e San Marino. Abbiamo vinto e siamo contenti. In attesa che domenica riprenda il campionato, con il suo corollario di insulti e scazzottamenti (o peggio...) e con il suo giro forsennato di milioni di euro.
    Ha ragione Mario Calabresi, direttore della Stampa: «Questa (Bodrum, ndr) è la spiaggia su cui muore l'Europa. E’ l’ultima occasione per vedere se i governanti europei saranno all’altezza della Storia. E l’occasione per ognuno di noi di fare i conti con il senso ultimo dell’esistenza».
    "Il senso morale di una società - scriveva Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano  - si misura su ciò che fa per i suoi bambini". Valeva ai tempi della lotta al nazismo, vale anche oggi. Lo documenta questa sequenza di foto (di Léo Duarte) che prelevo da Facebook, una grande lavagna per fortuna non sempre riempita di idiozie, parole e immagini futili, superficiali, volgari, grottesche. L'unico commento che mi sento di fare e che non c'è solo da piangere, ma da indignarsi. Da vergognarsi profondamente. C'è da chiedere perdono a Dio per l'abisso nel quale abbiamo trascinato questo mondo, per come abbiamo ammazzato questi bambini, per come stiamo tentando di negare ai sopravvissuti la speranza nel domani. Se ci sarà un domani.

sabato 29 agosto 2015

LA MIA TRADUZIONE IN NAPOLETANO DELLA "PREGHIERA PER LA NOSTRA TERRA" DI PAPA FRANCESCO


                 PRIERA P’ ‘A TERRA NOSTA


Dio onniputente,

ca staie presente dint’ a tutto ’o munno

e pure dint’ ’a cchiù peccerella d’ ’e criature toie,

tu ca strigne co ’a ducézza toia

tutto chello ca esiste,

dàcce ’a forza ’e ll’ammore tuio

pe’ fà’ ca ce pigliammo cura

d’ ’a vita e d’ ’a bellezza.

Régnece ’e pace

pe’ nce fà’ campà’ comme a frate e sore

senza fà’ male a nisciuno.



O Dio d’ ’e puverielle,

aiùtace a sullevà’ d’ ’a condizione loro

chille ca ncopp’ a ’sta terra

so’ abbandunate o peggio ancora scurdate,

ca però vàleno tanto annànze a te.

Sana ’a vita nosta

pe’ nce fà’ pruteggere ’o munno

e nun l’arraffà’,

pe’ ce fà’ semmenà’ bellezza

’mmece ca inquinamento o distruzione.



Dio onniputente,

trase dint’ ’o  core

’e chille ca cercano sulo juvamiento

a danno d’ ’e puverielle e pure d’ ’a terra.

‘Mpàrace a scuprì’ ’o valore ‘e tutte ‘e cose,

a guardà’ ’ncantate,

a accummenì’ ca simmo  assaje assaje aunìte

co tutte ’e criature

pe’ ttramènte ca nce abbiàmmo a venì’

dint’ ’a lumèra toia senza fine.

Grazie ca staie co nuie tutte ’e juorne.

Aiuta, pe’ piacere, ’a lotta nosta

p’ ’a giustizia, l’ammore, ’a pace.

Papa Francesco
(© traduzione di Sigismondo Nastri)                                                                                              Proprietà letteraria e artistica riservata