giovedì 27 giugno 2013

SALERNO, AL VIA LA RASSEGNA "TEATRO IN SOCCORSO"


Domani, venerdì 28 giugno, prenderà il via, a Salerno, la rassegna “Teatro in Soccorso”, la prima  di teatro comico, organizzata dalla compagnia “La Nuova Officina - Teatro e Dintorni” e da Soccorso Amico, con il patrocinio del Comune. Tutti gli spettacoli  si terranno presso la sede di Soccorso Amico, in via Clark , e avranno inizio alle ore 21.15.
Si comincerà con la commedia “Sogno di una notte di mezza sbornia”,  portata in scena domani sera da “La Nuova Officina - Teatro e Dintorni”, per la regia di Antonio La Monica. E'  tra le  meno note di Eduardo De Filippo. Datata 1936, è considerata tra le più esilaranti che i fratelli De Filippo abbiano rappresentato. In scena sono portati i vizi e le virtù della gente comune, le piccole sofferenze, le grandi gioie, le espressioni più tipiche della napoletanità.
Interpreti: Antonio La Monica  (Pasquale De Felice); Maria Caiafa (Donna Maddalena, la moglie); Valeria Anastasio (Gina, la figlia); Francesco La Monica  (Arturo, il figlio);  Emanuela Guerra (Rosina, la fidanzata di Arturo);   Rita Maresca (Carolina, l’amica di famiglia); Massimo Salvo (Jack Hilton, il fidanzato di Gina); Mario Picariello (Dante Alighieri); Betty De Caro (Donna Filumena);  Carmine Capriglione (Sciuscella); Salvatore Paolella (Don Felice Trapasso); Laura Lamberti (Assuntina);  Vincenzo Sabbetta (Rafèle); Nanà Delle Donne (l'infermiera); Aldo Leonardi (il medico).               
Ingresso per ogni singolo spettacolo € 10
Abbonamento per l’intera manifestazione € 50.

VENTICINQUE ANNI FA, IL CROLLO DI UN'ALA DEL PALAZZO D'AMATO A MAIORI. UN'EDIZIONE SPECIALE DEL GIORNALE DI NAPOLI MI CONSENTI' DI DARNE NOTIZIA QUASI IN TEMPO REALE



Venticinque anni fa, nel giorno in cui ad Amalfi si celebrava la festa del patrocinio di sant'Andrea apostolo (fu sospesa proprio a causa di quel tragico evento), un’edizione speciale del Giornale di Napoli/Ultimissime, giunta nella stessa mattinata alle edicole della costiera, mi consentì di dare - quasi in tempo reale - la notizia del crollo di un’ala del palazzo D’Amato, sul corso Reginna, a Maiori, avvenuta nel cuore della notte. Fu uno scoop, non lo so. Ricordo che, già alle prime luci dell'alba, riferii la notizia per telefono al direttore, Antonio Sasso. In quel momento si faceva l’ipotesi dello scoppio di una bombola di gas. Il direttore non ci credette e sparò un titolo che lasciava immaginare un’azione criminosa. Colse perfettamente nel segno.
Da quel momento seguii la vicenda giorno per giorno, momento per momento. Con una polaroid - l’unica possibilità, allora, di avere foto immediate – riuscii a fotografare le macerie, i corpi di reato (le taniche della benzina) e finanche qualche cadavere affiorante dal cumulo di pietre e calcinacci. Mi infilai di nascosto, sfidando il pericolo, in quegli ambienti a piano terra devastati dallo scoppio, quando ancora non era intervenuta, per i rilievi necessari, la polizia scientifica. Poi me ne andai a seguirne l'attività sul terrazzo sovrastante. Qualcuno dovette informare di questo un alto ufficiale dei Carabinieri che, nell’impossibilità di sequestrare le foto scattate (le avevo già messe al sicuro), mi ordinò di non inviarle al giornale.  Se l’indomani fossero uscite, aggiunse, mi avrebbe denunciato.
Invece, d’accordo col responsabile della redazione di Salerno, si decise di pubblicarne qualcuna (non quella col cadavere, che avrebbe avuto un forte impatto emotivo), col dovuto rilievo. Mi preoccupavo per le conseguenze alle quali stavo per andare incontro, tuttavia non successe niente. Ognuno fa il proprio mestiere. Quello del giornalista è di informare, nel modo più ampio che gli è possibile, dando il massimo di particolari. E quelle immagini, così esplicative, non dovevano rimanere chiuse in un cassetto.

NAPOLI, X SEMINARIO INTERNAZIONALE INTERDISCIPLINARE CISAT DI PSICOLOGIA, PSICOTERAPIA E LETTERATURA



"L'Arteterapia e le Psicologie del profondo: un nuovo modello di psicoterapia psicodinamica" è il tema del X Seminario internazionale interdisciplinare CISAT di Psicologia, Psicoterapia e Letteratura, in programma dal 28 al 30 giugno a Napoli, presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (via Monte di Dio, 14).
Organizzato quest’anno dal CISAT (Centro Italiano Studii Arte-Terapia), in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura di Napoli e con il Libero Istituto Universitario per Stranieri "Francesco De Sanctis" (LIUPS), esso è rivolto elettivamente a psicoterapeuti, psicologi, psichiatri, pedagogisti, arteterapeuti, letterati, scrittori ed artisti:  infatti, a partire dalla dizione del titolo, intende affrontare trasversalmente, secondo uno spettro estremamente ampio ma mai generico, le questioni – tanto antiche quanto affascinanti e quanto mai in fieri – della creatività e dell'uso dell'arte – nelle sue varie forme: dalla poesia alla narrativa, dalla pittura alla scultura alla fotografia  – in psicoterapia, sia come vero e proprio ed autonomo strumento terapeutico, sia come prezioso ausilio ad altri metodi e tecniche di indagine e di cura; nonché i rapporti e le intersezioni – anch'essi assai antichi e consolidati – fra arte e psicologia.
Il Seminario vuole dunque essere anche un'eccellente occasione di confronto e di scambio di opinioni e metodologie fra specialisti di diverse discipline ed artisti, facendo il punto non soltanto sullo 'stato delle cose', ma anche sulle prospettive future delle 'psicoterapie d'avanguardia', a cominciare, naturalmente, dall'arteterapia e dalle scuole ad essa vicine.




27 GIUGNO 1946. QUANDO GLI AMALFITANI, RIBELLANDOSI ALLA CHIESA, PORTARONO SANT’ANDREA SULLA SPIAGGIA



Prendendo spunto dai festeggiamenti in onore di sant'Andrea apostolo, che si celebrano oggi ad Amalfi, ripropongo questa pagina di storia locale, legata all'avvenimento, già pubblicata  nel 2007. 

Mons. Ercolano Marini si dimise da arcivescovo di Amalfi nel 1945 e si ritirò a Finalpia, in una casa di riposo per sacerdoti anziani, dove si spense cinque anni dopo. Al suo posto, nella primavera del 1946, la Santa Sede nominò Mons. Luigi Martinelli, che purtroppo morì prima di prendere possesso della nuova sede. Di conseguenza, l’Arcidiocesi di Amalfi fu affidata pro-tempore all’arcivescovo primate di Salerno Mons. Demetrio Moscato in qualità di amministratore apostolico. In occasione dei festeggiamenti patronali in onore di sant’Andrea apostolo, in programma quel 27 di giugno - era giovedì -, egli emanò regole severe per quanto riguardava la processione. 
In particolare vietò l’attraversamento della Marina Grande, dove per antica tradizione si svolgeva un rito propiziatorio con tutte le imbarcazioni radunate davanti alla spiaggia. Il percorso tradizionale della processione era questo: si attraversava in salita lo stradone, fino al tondo Volpe (hotel Riviera). Poi, al ritorno, giunti all’altezza del Gran Caffè, il corteo scendeva sull’arenile dove, in corrispondenza dello stabilimento “Flavio Gioia”, avveniva la cerimonia alla quale ho accennato. Quindi si risaliva dal lato di piazza Flavio Gioia. La sera prima della festa Mons. Moscato aveva ancora una volta convocato le autorità locali, i rappresentanti della marineria, quelli del comitato dei festeggiamenti, per ribadire le sue disposizioni. In piazza Flavio Gioia sarebbe stato allestito un apposito podio e di lì, con la statua presente, dopo l’invocazione a sant’Andrea, sarebbero stati benedetti il mare, il naviglio, i marinai e i pescatori. Accordo fatto? Macché.  Certo, il clima politico-sociale non era dei migliori. Il referendum istituzionale, svoltosi il 2 giugno,  aveva accentuato la contrapposizione tra i sostenitori della repubblica, in particolare gli esponenti e i militanti dei partiti della sinistra,  e il clero, accusato di essersi schierato a favore della monarchia sabauda.
Nel tardo pomeriggio del 27 la processione prese il via dalla cattedrale tra due ali di folla: le congreghe con i loro pittoreschi stendardi, l’azione cattolica, i seminaristi, le suore, i frati, il capitolo metropolitano al completo, insieme con l'arcivescovo, la statua, le autorità con il gonfalone del Comune, la banda, il popolo dei fedeli. Di ritorno dal tondo Volpe, all’altezza del Gran Caffè, la testa del corteo tirò dritto, come s’era deciso. Ma i portatori della statua si volsero verso la spiaggia, seguiti dalle autorità civili e dai fedeli, che tra l'altro non s'erano nemmeno avveduti di quel che stava succedendo. Di fronte alla moltitudine di imbarcazioni radunatesi lì davanti, si procedette a un rito che avrebbe dovuto essere sacro, ma divenne laico e blasfemo. La statua fu sollevata il più possibile e girata da un lato e dall’altro, a mo’ di benedizione. La gente fece quello che aveva sempre fatto: pose dei sassolini sulla pedana  e, dopo che erano stati... “benedetti”, li raccolse per conservarli come “reliquie”.
Arrivato in piazza, in un clima di eccitazione collettiva, accentuata dalle note della banda musicale, sant’Andrea - sospinto da un nugolo di portatori - risalì di corsa la gradinata fino all’atrio, ma trovò la cattedrale chiusa.  La situazione si trasformò subito in esplosiva. La prima cosa che si pensò di fare fu quella di sfondare le antiche porte di bronzo e mettere tutto a ferro e fuoco. Ruggiero Francese, comunista e anticlericale, sostenne che avrebbe potuto indossare lui i paramenti vescovili e portare a termine le funzioni religiose. Ma forse si trattò solo di una battuta, comunque inopportuna. La ribellione stava arrivando a un punto di non ritorno. Iniziò una delicata, paziente opera di mediazione da parte del sindaco Francesco Amodio, costretto a compiere la spola tra i ribelli e i rappresentanti della Chiesa, rifugiatisi in seminario. Un impegno difficile, perché se da un lato i rivoltosi erano esasperati e pronti a tutto, dall'altro Mons. Moscato rimaneva fermo nella sua posizione di condanna sia riguardo alla disubbidienza che alla insubordinazione violenta. Solo a notte inoltrata, raggiunto un compromesso, Sant’Andrea poté riprendere il suo posto sul trono accanto all’altare maggiore. Toccò a don Nicola Milo, ordinato prete da poco più di due settimane, confrontarsi con la folla e aprire le  porte della cattedrale. Nessuno dei suoi confratelli se l'era sentita di assumersi una tale incombenza. Ancora negli ultimi anni della sua lunga vita, don Nicola, divenuto poi, dopo un’esperienza di parroco a Conca dei Marini, prevosto di Maiori col titolo di monsignore,  “raccontava – lo ha scritto  un attento raccoglitore di patrie memorie, Agostino Ferraiuolo, su ‘Comunitando’il suo timore per l’impatto con la massa inferocita, anche perché all’interno del Seminario giungeva l’eco delle sonore proteste che agitavano la piazza. […] A voce sommessa l’anziano Monsignore confidava che, avviandosi solitario verso il sagrato, prudentemente si tolse gli occhiali… ma la sua fede, congiunta all’obbedienza, lo sostenne nell’urto con i portatori, i quali, disarmati dalla sua mansuetudine e dalla giovanissima età, rinunciarono alle mormorazioni e alle vie di fatto”.
L’indomani si scatenarono le ire dell’Amministratore apostolico. In un duro documento (cfr. Rivista Ecclesiastica Amalfitana, anno XXXI, n. 3, maggio-giugno 1946) Mons. Demetrio Moscato parlò di “sovvertitori”, di “malsane correnti avverse alla  Chiesa”, di seminatori di zizzania, di elementi abituati a pescare nel torbido, che avevano spinto il popolo "all'infrazione della disciplina, alla ribellione ed al disprezzo della Autorità ecclesiastica". “In tali contingenze – sostenne – poiché le Autorità di pubblica sicurezza non valsero a mantenere l’ordine, a Noi non restava altro da fare che ritirarci dalla processione; e riteniamo di aver compiuto il Nostro dovere in segno di giusta e aperta riprovazione per quanto era accaduto, e per difendere il prestigio della Autorità, l’onore ed il rispetto per le cose sacre”. Giustificò così la sua decisione di impedire alla processione di andare in spiaggia: “Non potevamo tollerare che il simulacro del gloriosissimo Protettore fosse recato in quella parte del lido ove, quotidianamente, regna una moda scostumata con scandalo di quanti conservano ancora il pudore naturale e cristiano. La proibizione doveva pure significare aperta riprovazione del mal costume e degno omaggio alla sensibilità della maggioranza della popolazione”.
Dopo quell'episodio la processione di Sant'Andrea, il 27 giugno,  ha continuato a svolgersi secondo l'itinerario tradizionale, attraversando l'arenile, e nessuno ha trovato più nulla da obiettare.

© Sigismondo Nastri