sabato 29 maggio 2021

"I FAVOLOSI 60". UNA GALLERIA DI PERSONAGGI, FAMOSI E NON FAMOSI, ACCOMUNATI DALL'ANNO DI NASCITA. VISTI E RACCONTATI DA GABRIELE BOJANO


“I favolosi 60” di Gabriele Bojano. Lo sfoglio, qualcosa non mi convince. Non mi convince l’affermazione di Antonio Polito che c’è il ritratto di sessanta persone. Come Didimo, tentato di mettere il dito nella ferita del Cristo, vado a contare: non sono sessanta, ma sessantuno. Mi piacerebbe sapere chi c’è entrato di straforo o, come si dice in gergo calcistico, in zona Cesarini. No, quale straforo? Ele è fuori elenco. «E’ la mia metà», sottolinea Gabriele e l’omaggio è doveroso. Se mai, a voler essere pignolo, devo aggiungerci proprio lui, l’autore, che non s’è limitato a descrivere i personaggi presi in esame (in ordine alfabetico), ma se n’è reso protagonista, anzi “il” protagonista, dato che li usa per raccontare sé stesso. E su questo ha ragione Polito: Gabriele l’ha azzeccata. L’idea di raccontarsi, attraverso gli altri, è un vero colpo di genio.

Ma torno all’aggettivo “favoloso” applicato ai 60. Che pure è intrigante. Sessanta rimanda ai soggetti descritti, nati nel ’60, quindi sessant’anni fa, giunti quasi in contemporanea all’età di sessant’anni. Un po’ complicato per chi, come me, nel ‘60 ne aveva già venticinque e viveva da adulto – ma non per questo distrattamente – quel periodo favoloso, rappresentato da icone che avevano il nome di Grace Kelly, Brigitte Bardot, Jacqueline Kennedy. E - accidenti!, me ne stavo dimenticando (che brutti scherzi fa la vecchiaia) - Marylin Monroe, affacciatasi prepotentemente in quel decennio e poi sparita, dopo un anno e mezzo, come un arcobaleno.

Il sottotitolo, a mo’ di catenaccio, mi lascia perplesso: “Troppo giovani per tirare i remi in barca Troppo vecchi per tirare la barca a remi”. A ottantasei anni la mia vita scorre densa di sorprese, di emozioni. Azzardo ancora progetti. Gabriele mi deve credere: non si è mai troppo vecchi, se i lumi nel cervello restano accesi.

Quanto ai sessanta/sessantuno, le cui storie s’intrecciano con quelle di altri personaggi, che pure sono citati, mi accorgo che ne ho conosciuto solo qualcuno: Antonio Adiletta (anche Lelio Schiavone, del Catalogo, con i quali ho avuto contatti al tempo delle mostre a Salerno curate da Massimo Bignardi), Luciano Alfano (credo di averlo incontrato una volta, tanto tempo fa: mi diede il suo biglietto da visita), Tino Iannuzzi (perso di vista dopo l’elezione in parlamento), Diego Armando Maradona (col quale stetti una sera a cena al Giardiniello di Minori), Oreste Mottola (collega, amico anche su facebook), Delio Rossi (che incontrai a Tramonti), Paolo Vuilleumier (unico rappresentante della Costa d’Amalfi nel libro). Ma io ho vissuto per lo più al di là di Capo d’Orso, appendice del mondo.

Non ho conosciuto Carol Alt, e me ne dolgo, ma sono stato a cena con Barbara Bouchet e ho preso il caffè con Edvige Fenech (e Montezemolo, ovvio) ad Amalfi. Mica male! Non ho avuto il piacere d’incrociare Franco Arminio. Per quanti sforzi faccia, non riesco a ricordarmi se ho mai scambiato parole con Stefano Caldoro (eppure, seguivo per il Giornale di Napoli l’attività politica di Carmelo Conte, quando era ministro, in Costiera amalfitana).

Gabriele Bojano, attraverso il racconto della sua lunga intensa e brillante carriera giornalistica, dalle prime esperienze in radio al Corriere del Mezzogiorno oggi, ricostruisce pagine di storia salernitana, e non solo: che abbracciano cronaca, spettacolo, politica, sentimenti, costume. Lo fa con una punta di amarcord, com’è giusto che sia, ma con un tono leggero, sorridente. Senza mai perdere di vista la felicità, che non è racchiusa in «attimi di dimenticanza», come diceva Totò e Fiorello conferma. La felicità è fatta anche di ricordo: che rimane «l’unico paradiso – scriveva Jean Paul nel ‘700 - dal quale non possiamo venir cacciati».

©Sigismondo Nastri (da: Il Vescovado)

sabato 13 marzo 2021

LA PATATA, IL CACCHIO E LA VACCINAZIONE ANTICOVID


La patata con il... cacchio.

Che - preciso, a scanso di equivoco -, nel linguaggio agricolo è il germoglio. Questo, trovato il posto per venir fuori dal bulbo, procede nella crescita tomo tomo, e, per l'appunto, cacchio cacchio.

Non so perché, mi viene da associarlo alla vaccinazione anticovid in un angolo di mondo - della Costa d'Amalfi, per essere più chiaro -, che non cito, dove il ticchettio dell'orologio sembra avere un passo più lento. Tomo tomo. Senza che ci si accorga che, intanto, "tempus fugit".

Leggo in un comunicato che un giorno sono stati vaccinati 18 anziani di un comune, l'indomani 18 dell'altro (e poi... pausa). Il cuore mi si riempie di speranza. In fondo, ho solo ottantasei anni e, si nun more, pò essere ca, primma o doppo [doppo, ma quanno?] tuccarrà pure a me. Si nun more...

Dice il proverbio: "Cu 'o tiempo e cu 'a paglia s'ammaturano 'e sovere".

Sia fatta 'a voluntà 'e Dio.
Ammènne.

giovedì 11 marzo 2021

VACCINAZIONE ANTICOVID A MAIORI. IL BUONSENSO CHE VA A FARSI FOTTERE

 Voglio bene ad Andrea Reale, sindaco di Minori. Lo conosco da quando era ragazzo, lo apprezzo per il suo attivismo, per quello che fa. L'appunto che gli faccio si riferisce al suo ruolo di delegato alla sanità della Conferenza dei sindaci della Costiera. Non credo che sia stato lui a stilare il calendario della campagna vaccinale a Maiori, qui riprodotto, che mi è stato rimesso per Whatsapp. Ma perché lo ha sottoscritto?

Possibile che non si sia reso conto che rimandare alla prossima settimana la vaccinazione degli ultraottantenni - i soggetti più fragili, come vengono definiti -, dopo la parata del primo giorno (18 vaccinati!), li espone a grave rischio in un momento in cui la pandemia è in piena escalation?

Una decisione, presa non so da chi, in quale sede, che è addirittura in contrasto con le indicazioni del governo e delle massime autorità sanitarie. E che, oltretutto, crea disparità di trattamento tra over ottanta, nello stesso territorio: quelli che si sono vaccinati a Castiglione di Ravello, oppure a Maiori (ieri e oggi); quelli che si stanno vaccinando a Positano. E gli altri in lista d'attesa.

Il Piano nazionale stabilisce l'ordine di priorità sulla base delle analisi condotte da studi scientifici: e privilegia l'età e la presenza di condizioni patologiche che rappresentano le variabili principali di correlazione tra la mortalità per Covid-19.

Non mi pare che se ne stia tenendo conto a Maiori.

Quando si attiva una campagna vaccinale, con una pandemia in corso, il buonsenso vorrebbe che la si portasse avanti il più rapidamente possibile, senza interruzioni. Sta avvenendo così in altre parti. Anche a Positano, se sono bene informato. Ed è avvenuto così a Castiglione. Non parlo di Salerno, Ospedale Ruggi, dove si lavora a pieno ritmo con un'organizzazione perfetta. Figli e figliastri, insomma. Cittadini di serie A e di serie B.

A Maiori se la stanno prendendo comoda.

E poi mi chiedo: perché il personale scolastico viene convocato di mattina, in orario di servizio, e gli anziani, spesso malandati, di pomeriggio, quando sul corso Reginna, già prima del tramonto, comincia a far freddo? Specialmente se tira un po' di tramontana?


Ci vogliono proprio togliere dai piedi?

Ripropongo, perciò, le mie domande:

- Il presidente della Regione, Vincenzo De Luca, ne è a conoscenza?

- E il ministro Speranza che ne pensa?

- E il vice ministro Sileri?

martedì 9 marzo 2021

MAIORI E MINORI. FINALMENTE, VIA ALLE VACCINAZIONI

Dopo tutto il casino che ho fatto, su facebook e non solo, sono stato informato che la location per le vaccinazioni a Maiori (Centro anziani, al corso Reginna), la cui idoneità era stata messa in discussione, o (forse) cancellata, ora va bene.
Il Signore sia lodato!
L'inizio delle vaccinazioni è fissato alle ore 15.00 di domani. Sono già partite - mi è stato riferito - le prime convocazioni.
Ringrazio di cuore chi si è premurato di darmi questa notizia. Che non m'è arrivata, lo sottolineo, né da Maiori, né da Minori.

VACCINAZIONE ANTICOVID. CHI DI SPERANZA VIVE...

Ai tempi miei (ho 86 anni, più di sessanta dedicati all'attività di cronista in Costa d'Amalfi) esisteva il giornalismo d'inchiesta. 
Oggi ci si adagia su veline e comunicati stampa.
Possibile che nessun organo d'informazione - tv, radio, giornali - abbia sentito il dovere di indagare sul perché, in questo territorio, gli ultraottantenni di Amalfi, Atrani, Cetara, Conca dei Marini, Furore,  Positano, Praiano, Ravello, Scala, Tramonti, Vietri sul Mare, hanno avuto accesso alla vaccinazione anticovid (al P.O. di Castiglione di Ravello, a Positano e, per quanto riguarda Cetara e Vietri sul Mare, a Salerno), mentre NE SONO ANCORA PRIVATI - fino a oggi, non si sa cosa avverrà domani - QUELLI RESIDENTI A MAIORI E MINORI? 
Il presidente della Regione, Vincenzo De Luca, è informato dell'evidente grave intollerabile disservizio che continua a esporre gli anziani, residenti in questi due comuni, al rischio di contagio? Con conseguenze che si possono ben immaginare? O veramente non importa niente a nessuno? 
E Roberto Speranza, ministro della salute, che ne pensa? E il vice ministro Sileri?
Non è giusto quello che sta accadendo. Ed è profondamente immorale. Le vaccinazioni erano state ufficialmente annunciate per domani, mercoledì, ma ancora (alle ore 14.53 di oggi) non si sa dove effettuarle. Nessuno è stato convocato. Eppure in un comunicato della Conferenza dei sindaci della Costa d'Amalfi era stato indicato il Centro anziani, al corso Reginna 71 di Maiori. Ora non se ne parla più, se è vero - ed è vero - che il parroco,  qualche minuto fa, s'è offerto - con un post su facebook - di mettere a disposizione la sacrestia di una chiesa. 
Non ci spero, ma vorrei che l'ufficio stampa del Palazzo del Quirinale prendesse nota di questo sfogo, che è lo sfogo un cittadino di 86 anni, che si fa interprete anche del sentimento di tanti coetanei nella stessa situazione,  sottoponendolo all'attenzione del Presidente Mattarella. L'unico, in questo poco rassicurante scenario politico-istituzionale, del quale ci si può fidare. 
Sigismondo Nastri

venerdì 27 novembre 2020

IL 30 NOVEMBRE AMALFI CELEBRA LA FESTA DI SANT'ANDREA APOSTOLO, PATRONO DELLA CITTA'. VECCHI DETTI LEGATI ALLA RICORRENZA

Mancano pochi giorni alla celebrazione della festa di Sant'Andrea apostolo, protettore della città di Amalfi, segnata in calendario il 30 novembre. Considerato l’andamento climatico, nonostante sia annunciato maltempo già per domenica, è ipotizzabile che il vecchio detto non trovi applicazione: "Sant'Andrea, 'a neva 'mpoléa". Cioè (come lo interpreto io): "Sant'Andrea, la neve in grembo". Questa espressione, 'mpoléa, è tipicamente amalfitana. Non ce n'è traccia nella lingua napoletana. Cerco di perciò di far leva sui ricordi.

Ad Amalfi - è certo - 'mpoléa significava "dint' 'o mantesino": dentro il grembiule, indossato dalle donne durante i lavori domestici, dalla vita in giù, annoccato sulla schiena. Che, oltre a proteggere dalle macchie, dagli schizzi del ragù e non solo del ragù, aveva altri usi: quello di presine quando c'era da spostare una pignata dal fuoco o portare a tavola una zuppiera bollente, e di canestro per piccoli trasporti in ambito domestico: patate, uova, legno o carbone per la fornacella: bastava tener sollevato il lembo inferiore con una mano e il gioco era fatto.

Quando una mamma stava seduta, col bimbo piccolo appoggiato sulle gambe e abbracciato al seno, capitava che commentasse, compiaciuta: 'o tengo 'mpoléa, stritto stritto a me». Quante volte ho sentito, da ragazzo, tra vicine di casa: «Ngiulì', aggio cuóto 'e pummarole, ne vuò'?». «Grazie, Marietté', ma comme m' 'e porto?». «T' 'e miette 'mpoléa». E il mantesino diventava subito cesto, paniere, scodella, scegliete voi.

Trovo anche un proverbio piemontese:

-        "A sant'Andria o freido sciappa a pria",

e uno genovese:

-        "Pe sant'Andria u freidu u sciappa a pria".

Il significato è lo stesso:

-        "A/Per sant'Andrea il freddo spacca la pietra".

Legati alla festa di sant'Andrea, in calendario il 30 novembre, esistono altri detti, che mettono per lo più la ricorrenza in rapporto con le condizioni climatiche:

“A Sant'Andrea la neve è per la via”;

“Sant'Andrea porta o neve o bufera”.

E proprio perché fa freddo si pensa anche a rifocillarsi bene:

“Per Sant'Andrea, ti levi da pranzo e ti metti a cena” (con lo sguardo, ovviamente, già rivolto alle festività di fine anno):

- “Da Sant'Andrea, del maiale venticinque giorni a Natale” (gira e gira, alla fine a rimetterci è sempre il povero porco: capita a Natale, come pure a Pasqua).

© Sigismondo Nastri

 

giovedì 29 ottobre 2020

IL CORONAVIRUS E IL “MEMENTO” DELLA TV

 Memento mori è il motto dei trappisti, monaci cistercensi di stretta osservanza che, nel chiuso dei loro conventi, isolati dal mondo, dedicano le giornate alla preghiera e al lavoro, nel segno tracciato da San Benedetto da Norcia. Ed è anche il monito col quale, una volta, il sacerdote accompagnava l’aspersione di un pizzico di cenere sulla testa dei fedeli nel primo giorno di quaresima, quello che segna la fine delle baldorie carnascialesche e l’inizio dei quaranta giorni di preparazione alla Pasqua.  Poi, forse perché considerato troppo lugubre, lo si è sostituito con l’invito a convertirsi e a credere nel Vangelo.

Nella messa in latino sono/erano chiamate memento due preghiere: una, all’inizio del canone (la Commemoratio pro vivis: “Memento, Domine, famulorum famularumque tuarum”); e una dopo la consacrazione (la Commemoratio pro defunctis: “Memento, etiam, Domine, famulorum famularumque tuarum qui nos praecesserunt cum signo fidei, et dormiunt in somno pacis”).

Ora, in tempo di pandemia,  memento è diventato il tratto distintivo dei vari telegiornali: che a orari stabiliti – di giorno e di notte – ci danno, in competizione tra loro per il primato nella notizia, la somma di contagiati, asintomatici e sintomatici, ricoverati, morti a causa dell’epidemia di coronavirus. Con tutti i dettagli annessi e connessi. Rendendoci, così, la vita più complicata, più tesa. Insomma, mettènnece paura.

Per carità di patria, non ci aggiungo le esternazioni di virologi ed epidemiologi, faccendieri e sputasentenze che si fanno concorrenza sul piccolo schermo. E dicono tutto e il contrario di tutto.  Mi ricordano quello che – si racconta – facesse, nei tempi andati, il superiore del convento trappista. Passava, a intervalli regolari, davanti alle celle dei frati, bussava e recitava la formula di rito: “È passata un’altra ora della tua vita, ricordati fratello che devi morire”.

©Sigismondo Nastri