venerdì 23 gennaio 2015

CRISI DEI PARTITI, FINE DELLA POLITICA

Giorno dopo giorno mi convinco sempre più che nei pensieri e principalmente nelle azioni di chi fa le leggi (ammesso che il parlamento conti ancora qualcosa...) e di chi governa (non più un partito o una coalizione, ma un uomo solo al comando...) ci sono la smania del potere (che logora chi non ce l'ha, come insegna Andreotti), gli interessi del mondo della finanza, dell'impresa, delle lobbies, più che il bene dei cittadini. Che maggiormente si trovano in difficoltà e meno sono tutelati (nel lavoro, nella sanità, nell'istruzione, nella stessa quotidiana sopravvivenza...). Anche i cosiddetti "patti" - quelli del "Nazareno", intendo dire - sono indirizzati a questi scopi. In sintesi, al consolidamento del potere.
Io resto inguaribilmente nostalgico. A me piaceva la politica quando era supportata dalle ideologie: c'erano i democristiani, i comunisti, i fascisti, i liberali... Le differenze erano inequivocabili, nei principi ispiratori e nei programmi. Il confronto dialettico aspro, ma civile. Alla fine, il senso dello Stato prevaleva.
Mi si può obiettare che nella prima repubblica c'era corruzione. Credo che la situazione sia  peggiorata. Le cronache documentano che questo triste fenomeno, anziché essere debellato, ha assunto un aspetto epidemico, e endemico, dalle Alpi alla Sicilia. Solo che, allora, il paese poteva contare su leader indiscussi per formazione culturale, capacità operativa, carisma. Oggi, direbbe Sciascia, sul palcoscenico della politica abbondano ominicchi e quacquaraquà.

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