lunedì 7 ottobre 2013

GIOVEDI' 10 OTTOBRE, "FESTA DELL'ATLETA" AL CIRCOLO CANOTTIERI IRNO DI SALERNO




Giovedì 10 ottobre, con inizio alle ore 19, al Circolo Canottieri Irno di Salerno, si terrà la tradizionale "Festa dell’Atleta" che assegnerà  il trofeo Atleta dell’Anno all’atleta che ha conseguito i migliori risultati  nel corso della stagione agonistica 2013.
Nel corso della serata sarà anche assegnato il Trofeo Mario Napoli all’atleta Master  che nella stagione 2013 si è maggiormente distinto.
Sarà particolarmente gradita - sottolinea il comunicato stampa firmato da Lucia Di Giovanni - la presenza dei giornalisti delle radio,  delle Tv e degli organi di stampa. Mi farebbe piacere esserci, ma proprio giovedì sarò impegnato in un matrimonio a palazzo di Città, addirittura nelle vesti del... celebrante.

domenica 6 ottobre 2013

ADDIO, GIGINO DE STEFANO, MAESTRO DI GIORNALISMO E DI VITA!

Mi piace ricordarlo così, come appare in questa foto, col sorriso schietto, appena abbozzato, che gli era congeniale, anziché con la sofferenza, mascherata a fatica dalla consapevolezza che contraddistingue gli uomini forti e giusti, degli ultimi tempi. La notizia della morte di Luigi de Stefano, il mio amico Gigino, m'è arrivata a Salerno, quando ho riacceso il telefonino all'uscita dalla chiesa di santa Croce a Torrione, dove ho partecipato alla messa domenicale e alla rituale supplica della prima domenica d'ottobre alla Madonna di Pompei. Quando Agostino Ferraiuolo me l'ha riferita sono rimasto senza parole. Ho faticato a rendermene conto. Pur sapendo che,  a una certa età,  la morte è sempre appostata dietro l'angolo. M'aspetto anch'io di ritrovarmela di fronte, un giorno o l'altro.
Con Gigino se n'è andato un pezzo fondamentale della mia vita. Il nostro rapporto risale agli anni dell'adolescenza, della mia adolescenza: lui era più grande di me di sei anni, che poi, col tempo, specialmente quando abbiamo cominciato a fare i capelli bianchi, si sono annullati. Un rapporto consolidatosi nell'Azione cattolica, in quella sede "storica" dietro l'arcivescovado, dove Gigino si divertiva a svolgere anche attività teatrale nella filodrammatica allestita dal mitico Antonio "mezavunnella". Indimenticabili, ed esilaranti, le performance di Gigino nella "Cantata dei pastori"!
Poi, insieme (meglio, lui prima di me), abbiamo cominciato ad avviarci lungo la difficile strada del giornalismo: quello di periferia, che ti porta a stare sul campo, nel cuore degli avvenimenti (non come avviene oggi, a tavolino, con  l'ausilio di comunicati stampa e  veline).  
Cominciammo sulla "Voce di Salerno": Gigino, Filippo Jovieno, io. Poi lui, che già s'era inserito nella dirigenza della sezione democristiana di Amalfi, fu nominato corrispondente del "Popolo", organo ufficiale della Dc. Seguì per quel giornale un importante convegno sulla pesca ad Amalfi, al quale parteciparono esponenti di primo piano di quel partito. Questo gli consentì di farsi conoscere e apprezzare  fuori dei confini locali. Io fui nominato corrispondente del "Quotidiano", giornale cattolico. Poi Gigino passò al "Mattino" mantenendo l'incarico per tantissimi anni, addirittura per decenni: per raccontare, come ha fatto, giorno dopo giorno, le cose della Costiera. Con zelo, con puntualità, con correttezza. Non ci siamo fatti mai uno sgarbo, io e lui, nessuno di noi ha "bucato" una notizia per una furbizia dell'altro.
Siamo andati avanti così per sessant'anni. Fino a ieri. Quando non ci vedevamo - negli ultimi tempi usciva poco - ci scambiavamo per telefono opinioni e commenti. Con l'amicizia e l'affetto di sempre.
Tornando indietro con la mente, ricordo gli  incontri che avvenivano ad Amalfi nella saletta del Gran Caffè, dove ci si scambiava opinioni sugli avvenimenti da raccontare: Gigino, Angelo Amato (che pure se n'è andato pochi giorni fa), Ferdinando Gambardella, Filippo Iovieno, io. Di quel gruppo sono l'unico superstite: e mi fa tanta tristezza!

La notizia
Si è spento a Maiori, stamane,  nella sua casa di via santa Tecla, il giornalista Luigi de Stefano. Aveva 84 anni. La notizia si è rapidamente diffusa in tutta la Costiera, dove era conosciuto e benvoluto per le sue qualità umane e professionali. Innumerevoli le testimonianze di stima, di ammirazione, di affetto postate sui network e fatte pervenire alla famiglia. Il doloroso annuncio è stato dato dal figlio Gaetano,  collega in giornalismo, su Facebook: "Ciao papà, sei stato un maestro di vita. Ti voglio bene".

Giggino – scrive Francesco Di Lieto, in un commento su “Il Vescovado” - non era solo il corrispondente del Mattino ma era prima di tutto una persona di grande talento, una persona cordiale, leale e mi permetto di definirlo, per i suoi modi galanti, un vero Gentleman”.
Su Positanonews, Giuseppe Liuccio gli rivolge, nell’estremo saluto, parole dense di sentimento e di affetto: “La sua penna che ha lanciato fiotti di luce di intuizioni felici su tutti ed ognuno dei paesi della costa non scrive più, ma la sua testimonianza resta più limpida e luminosa che mai. Resta come esempio per tutti, per i colleghi della sua generazione che lo hanno avuto come Amico, per i giovani che, come il figlio Gaetano, hanno intrapreso lo stesso mestiere e per i quali resterà un fulgido esempio, per tutti gli Amministratori Locali dell'intera Costiera, a cui lascia in eredità un esempio impareggiabile di difesa forte e motivata delle proprie idee ma, nello stesso tempo, di equilibrio, di tolleranza e di comprensione per i principi e le idee degli altri. Da oggi Amalfi e la Costiera saranno più poveri. Sarà più povero anche il mondo del giornalismo salernitano ed amalfitano in particolare, perché perde una bella intelligenza ed una insostituibile risorsa”.
Gigino de Stefano era un uomo profondamente buono, animato da religiosità praticata e sentita. La sua esistenza è stata dedicata al lavoro, inteso come missione, alla famiglia, al prossimo. Chi lo ha conosciuto lo ricorda sempre disponibile ad ascoltare e a dare una mano a quanti si rivolgevano a lui per un consiglio, per un aiuto o soltanto per ricevere una parola di conforto.
Nato e cresciuto ad Amalfi (si stabilì a Maiori dopo il matrimonio), de Stefano aveva cominciato a muovere i primi passi nel mondo dell’informazione già da ragazzo: come corrispondente de “La voce di Salerno”, il settimanale fondato da Ugo Abundo, Giuseppe Raffaele Pastore e Italo Santoro, poi del “Popolo”, quotidiano della Democrazia cristiana, della Rai, e – per decenni – del “Mattino”, facendosi carico non soltanto della cronaca quotidiana, ma di tutte le problematiche del territorio – viabilità, ambiente, turismo, limonicoltura, ecc. ecc. - delle quali era un conoscitore profondo. Attualmente era direttore responsabile della Rassegna del Centro di Cultura e Storia Amalfitana.
Sfogliando la grande mole di articoli da lui firmati, dall’inizio degli anni cinquanta in poi, sarà possibile ricostruire le vicende della Costa d’Amalfi degli ultimi sessant’anni.
All’attività giornalistica aveva affiancato, negli anni giovanili e della maturità, quella politica, occupando la carica di vice segretario provinciale del Movimento giovanile Dc e di componente del Comitato provinciale Dc.  Educato alla scuola di Francesco Amodio, sindaco di Amalfi e dal 1958 deputato al Parlamento, aveva ricoperto, per lungo tempo, nella sua città, le cariche di consigliere comunale e di assessore, occupandosi in particolare di turismo.  A lui si deve anche un interessante apporto di idee nella redazione dell’atto costitutivo, quando fu creata la Regata delle antiche Repubbliche Marinare.
De Stefano è stato il primo presidente del Distretto scolastico di Amalfi, dopo l’istituzione di questo importante organo collegiale. Ai problemi della scuola ha dato un contributo notevolissimo di azioni concrete.
Già funzionario dell’ENAL, poi trasferito alla Comunità Montana “Penisola Amalfitana” quando l’ente fu soppresso, vi ha lasciato traccia del suo lavoro nella elaborazione di progetti, relazioni, studi.
Da una diecina d’anni collaborava, “con passione e impegno”, come sottolinea un manifesto di quel Comune,  all’organizzazione del Premio artistico letterario Città di Tramonti.

sabato 5 ottobre 2013

"EQUUM PAESTUM": DOMANI, DOMENICA 6 OTTOBRE, CONCORSO IPPICO COIMPLETO NELLO SCENARIO DELL'AREA ARCHEOLOGICA DI PAESTUM



Una sola volta, nella mia vita, sono salito in sella a un cavallo. Capitò tanti anni fa, sull’altopiano del monte Terminio, quasi per gioco. All’inizio l’animale, docilissimo e paziente, si mosse a passi lenti, poi – forse incitato dall’istruttore, sotto lo sguardo del quale si muoveva – cominciò a galoppare sempre più velocemente. Fu emozionante, forse anche bello, ora non so dirlo, ma la paura di essere disarcionatonon l’ho mai dimenticata.
Non sono un frequentatore di ippodromi, di campi di equitazione, ma ricordo di avere assistito a un concorso ippico, a Salerno, nell’area della caserma Angelucci, quando vi parteciparono anche i fratelli D’Inzeo. Fu uno spettacolo che mi affascinò tantissimo.
Cavaliere in completo
Ora, la collega ed amica Olga Chieffi, che svolge con intelligenza e passione il ruolo di addetto stampa, mi dà notizia che domani, domenica 6 ottobre, è in programma un Concorso completo di equitazione nella maestosa cornice dei templi di Paestum. Il concorso completo – sottolinea Olga -  è il coronamento dell’equitazione. Esso richiede al cavallo e al cavaliere la dimostrazione di tutte le loro capacità poiché vi sono rappresentate tutte le discipline olimpiche. Esso dovrà testimoniare il grado di  cooperazione armoniosa tra entrambi i soggetti e quello di obbedienza sensibile del cavallo nelle prove imposte: quella di cross in campagna, una maratona massacrante che sollecita tutte le riserve di coraggio, di abnegazione e di resistenza inflessibile per affrontarne le difficoltà, e infine un concorso ippico, ultimo sforzo dopo le tensioni e la fatica delle prove precedenti, che offrirà il saggio delle migliori qualità del binomio. E’ questa la specialità che è alla base della formazione di ogni istruttore, è questa la specialità che finalmente è tornata alla base della crescita equestre degli juniores e che domani, nell’incantevole cornice della villa Salati, sullo sfondo dei templi di Nettuno ed Hera, sarà possibile ammirare nella più semplice delle formule, il One Day dedicato all’avviamento con categorie A1 e A2 di invito, riservate ai brevetti, con ostacoli delle altezze di cm. 90 e 100 e riprese di addestramento E 100 ed E200, sbarramenti necessari per ottenere il I grado di equitazione. Trascrivo la notizia così come m’è stata trasmessa, trattandosi di materia che non conosco.
Villa Salati, percorso di campagna
Già numerose le iscrizioni che contano: tra i partecipanti, la Scuola Militare di Napoli e qualche rappresentante della regione Puglia e, naturalmente, i binomi campani che sfideranno i rappresentanti della società organizzatrice, l’Olmo equitazione naturale, presieduta da Crescenzio Franco, che schiererà  Emanuele Bambacaro con Trinidad, un soggetto salernitano, Gianni Di  Fiore con Heisman,  Cristiana Pierri con Intraprise,  Adriano Cicatelli con Ulisse e Serena Cammarano con Oljmpia Bella. La gara avrà inizio alle 8,30  agli ordini del delegato tecnico della Federazione italiana sport equestri Vittorio Saccardo, e con la giuria composta da Patrizia Varriale, giudice nazionale di Completo di 1ª Classe per il salto ostacoli,  Simonetta Bellini CiprianoLionello Lopardi, mentre il dressage verrà giudicato dal Col. Giuseppe De Maio. Impegnativa e onerosa in questi giorni la costruzione del percorso che prevede tutti salti naturali, disposti da Alfonso Beatrice, in cui l’organizzazione è stata sostenuta da diversi sponsor tra cui l'Hera residence di Ascea Marina che ha messo in palio due settimane di vacanza quale premio per i vincitori delle due categorie, l'ottica Vito Franco, il Caseificio Cicatelli, Eurocom dei fratelli Pierri, la selleria Passione Cavallo di Antonella D'ambrosio, la Banca Fineco, la compagnia telefonica Convergenze e la ditta Antonio Santomauro di materiali edili.
Vittoria Panizzon
Sarà, per il pubblico,  una domenica diversa nel segno dei cavalli, eccitante ed entusiasmante. All’origine – spiega Olga Chieffi -, il concorso completo era un campionato militare, oggi è la prova più dura, quella che richiede maggior maestria, l’addestramento a tutto tondo e il più disinteressato amore per l’equitazione. E’ necessario allenarsi, vivere con il proprio cavallo, capire la sua natura, ricominciare ancora, fino alla fiducia totale: soltanto questa potrà permettere al cavaliere e alla sua cavalcatura di far fronte a tante esigenze. (Senofonte).
“Così, il cavallo deve essere capace di superare dei fossati, di saltare al di sopra dei baluardi e di scalare posizioni elevate….”

venerdì 4 ottobre 2013

UNA BREVE RIFLESSIONE SULLA TRAGEDIA CONSUMATASI NELLE ACQUE DI LAMPEDUSA


 "Martiri, amici miei: dovete scegliere fra essere dimenticati, scherniti o ridotti a strumenti. Quanto a essere capiti: questo mai" (Camus, La caduta).
Ci commuove la fila di cadaveri allineati sul molo di Lampedusa, non la moltitudine di derelitti sopravvissuti, senza speranza e senza futuro, sbarcati sulle nostre rive. Trasportativi dalla fame, dalla disperazione, dalle guerre, da faide tra bande ed etnie diverse. Dalla cupidigia senza scrupoli di organizzazioni criminali.
Capitò anche ai "nostri" emigranti, che varcarono l'oceano tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento diretti nelle Americhe. E a quelli che, dopo la seconda guerra mondiale,  furono mandati a morire nella miniera di Marcinelle.
"Gli uomini - ricorda Indro Montanelli - sono buoni coi morti quasi quanto son cattivi coi vivi"
La politica - e non mi riferisco all'Italia, ma all'intera Unione Europea - non manca di strumentalizzare anche un avvenimento tragico come questo,  che la tv ha posto drammaticamente davanti ai nostri occhi.
Da domani, se le cronache non registreranno - che Dio ce ne liberi! - un nuovo naufragio, una nuova carneficina, tutto tornerà come prima. Come se niente fosse accaduto.
Stamane mi hanno raccontato questa storiella. Un signore ricco stava banchettando. Di fronte a lui c'era un povero con la mano tesa. Chiedeva di poter ricevere qualche avanzo per sfamarsi. Il ricco glielo rifiutò, sostenendo che lo faceva per il suo bene. "La pesantezza di stomaco - disse - ti farebbe star male". Come insegna un proverbio napoletano, 'o sazio nun crede a 'o dijùno.
"Vergogna!" mi vien da esclamare con Papa Francesco.