venerdì 4 ottobre 2013

UNA BREVE RIFLESSIONE SULLA TRAGEDIA CONSUMATASI NELLE ACQUE DI LAMPEDUSA


 "Martiri, amici miei: dovete scegliere fra essere dimenticati, scherniti o ridotti a strumenti. Quanto a essere capiti: questo mai" (Camus, La caduta).
Ci commuove la fila di cadaveri allineati sul molo di Lampedusa, non la moltitudine di derelitti sopravvissuti, senza speranza e senza futuro, sbarcati sulle nostre rive. Trasportativi dalla fame, dalla disperazione, dalle guerre, da faide tra bande ed etnie diverse. Dalla cupidigia senza scrupoli di organizzazioni criminali.
Capitò anche ai "nostri" emigranti, che varcarono l'oceano tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento diretti nelle Americhe. E a quelli che, dopo la seconda guerra mondiale,  furono mandati a morire nella miniera di Marcinelle.
"Gli uomini - ricorda Indro Montanelli - sono buoni coi morti quasi quanto son cattivi coi vivi"
La politica - e non mi riferisco all'Italia, ma all'intera Unione Europea - non manca di strumentalizzare anche un avvenimento tragico come questo,  che la tv ha posto drammaticamente davanti ai nostri occhi.
Da domani, se le cronache non registreranno - che Dio ce ne liberi! - un nuovo naufragio, una nuova carneficina, tutto tornerà come prima. Come se niente fosse accaduto.
Stamane mi hanno raccontato questa storiella. Un signore ricco stava banchettando. Di fronte a lui c'era un povero con la mano tesa. Chiedeva di poter ricevere qualche avanzo per sfamarsi. Il ricco glielo rifiutò, sostenendo che lo faceva per il suo bene. "La pesantezza di stomaco - disse - ti farebbe star male". Come insegna un proverbio napoletano, 'o sazio nun crede a 'o dijùno.
"Vergogna!" mi vien da esclamare con Papa Francesco.

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