sabato 2 aprile 2016

ANTONIO ZEQUILA SI RACCONTA NE "IL PESCATORE DI AMALFI". IL LIBRO SARA' PRESENTATO A ROMA MARTEDI' 5 APRILE

Mi capitò d’incontrare Antonio Zequila tanti anni fa, in una serata di festa all’Hotel Excelsior di Amalfi, organizzata da Enzo Colavolpe. Mi sembrò un giovane ambizioso (fin troppo!), tuttavia con le idee chiare su quel che voleva fare. Poi non l'ho più visto se non di sfuggita in televisione quando ha partecipato all’Isola dei famosi e quando ha litigato con Adriano Pappalardo a Domenica in. Essendo di origini amalfitane per parte di madre, e quindi mio concittadino -, mi è stato facile immaginarlo come un epigono di Masaniello, il pescivendolo che fu protagonista della rivolta a Napoli nel luglio del 1647. La stessa sensazione credo che l'abbia avuta  lui, tanto da fargli intitolare “Il pescatore di Amalfi” (Viola editrice) la sua autobiografia. 
Il giornalista Umberto Belpedio, che ha svolto per lungo tempo la sua attività in Costiera, mi ricorda che Zequila "è nato ad Atrani [il 1° gennaio 1964] da madre amalfitana e da padre paganese. Svezzato e cresciuto a Pagani, da ragazzo in estate ad Amalfi faceva compagnia al nonno che con un barcone trasportava i turisti in visita alla Grotta dello Smeraldo".

"Il pescatore di Amalfi" sarà presentato martedì 5 aprile, alle ore 18.30 a Roma, palazzo Ferraioli (piazza Colonna 355).
«Antonio Zequila – leggo nel comunicato stampa trasmessomi dalla gentile collega Daniela Lombardi - si racconta e in queste pagine svela la parte più intima di sé, si mette a nudo svelando anche i suoi punti di fragilità, le sue insicurezze, le sue emozioni, la sua fede… che forse metterà in discussione. “Il pescatore di Amalfi” non è un romanzo, non è una raccolta di racconti ma è una storia di vita, la storia di un uomo apparentemente, forse, spavaldo, ma anche molto introspettivo e con dei valori indissolubili. Qui l’Antonio edonista si plasma con quello che cerca la bellezza dell’animo e lo fa anche con qualche manifestazione poetica.
In questo libro c’è Antonio, attraverso i suoi racconti, o meglio le sue letture e i miei pensieri “fuori campo”, durante i vari incontri avvenuti soprattutto nella veranda del Caffè Casini, nel cuore dell’Eur. All’interno dell’opera un’alternanza di linguaggio dipende dai ricordi, un linguaggio che spazia dal più forbito a uno più amichevole e spontaneo, come dire… familiare, tra una bevanda e una risata. Ecco, questo mélange - quando l’essenza contrasta l’apparenza - è Antonio Zequila, il pescatore di Amalfi.»

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