sabato 2 aprile 2016

INCONTRO COL CANTASTORIE

Faccio un salto a Napoli (è accaduto mercoledì scorso) - da Salerno ci vuole mezz'ora, con i treni regionali veloci -, giusto per affacciare il naso nella stazione, dove la noia è vinta dalle note di un pianoforte, e subito rientro alla base.
Ma ecco che in treno, nel percorso a ritroso, mi capita di sedere vicino a un personaggio  che già a guardarlo, e ad ascoltarlo, pare uscito da un libro di favole. O da un testo letterario bucolico. Mi porge il biglietto da visita, mi racconta del suo amore per la natura, per la terra, per l'ambiente, per le cose semplici e genuine. "Che grande rivoluzione planetaria ci sarebbe - mi viene da pensare, con Jack Kerouac - se milioni di ragazzi di tutte le parti del mondo con i loro zaini sulle spalle cominciassero ad andare in giro per la natura"Mi fa pure assaggiare un pezzetto di pane fatto e cotto da lui, in forno a legna, ovviamente, con grano di pura tradizione contadina, non contaminato e manipolato geneticamente, coltivato da lui. Sapore antico, primordiale, ahimè lontano! 
E' un cantastorie (lo leggo sul biglietto da visita, poi vado a curiosare su youtube e alla voce Biagio Accardi trovo brani gradevolissimi - nonostante le difficoltà del linguaggio - dei suoi concerti). Quando me lo dice i miei occhi, appannati dall'età e dalla cataratta, si illuminano. Mi  meraviglio, e godo, che i cantastorie esistano ancora, con i loro sogni, i loro ideali, i loro ricordi - "canto e cuntu" è il titolo di una sua filastrocca - in un mondo che corre, corre, corre senza sapere dove andrà a sbattere. Che si abbrutisce sempre più. Che ha perso il piacere di raccontarle le storie - nenie, filastrocche, cantilene, favole -, se non quelle che ci propinano ogni giorno la Tv e i giornali: di violenza, di guerra, di terrore, di morte.

Nessun commento:

Posta un commento