domenica 27 gennaio 2013

NELLA "GIORNATA DELLA MEMORIA", IL RICORDO DI GIOVANNI PALATUCCI, MORTO A DACHAU, E DI SABATO MARTELLI CASTALDI, TRUCIDATO ALLE FOSSE ARDEATINE

La "Giornata della memoria", che si celebra oggi, e la presentazione del libro di Mario Avagliano, "Il partigiano Montezemolo", in programma a Cava de' Tirreni sabato 2 febbraio, mi danno lo spunto per riproporre qui stralci di un mio articolo, pubblicato su "Cronache del Mezzogiorno" il 28 giugno 1996, ispirato dalla lunga conversazione che ebbi con il pittore Georges de Canino, esponente di spicco della comunità ebraica romana, ospite allora di Maiori, la cittadina della costiera della quale è cittadino onorario (come lo è, se non sbaglio, anche di Cetara, alla quale ha dedicato una raccolta di versi, "Il porto del cielo").

« I giovani ne sanno poco. La scuola non li aiuta a capire. Lo scorrere veloce del tempo contribuisce a sfumare i contorni degli avvenimenti. Ci son voluti il processo al capitano delle Ss Erich Priebke e la drammatica 'rivisitazione', in sede giudiziaria, degli aspetti più crudeli della triste vicenda per far tornare d'attualità l'eccidio nazista alle Fosse Ardeatine, avvenuto il 24 marzo 1944.

Georges de Canino, che incontro a Maiori in una calda mattina di fine giugno, è vice presidente dell'associazione nazionale 'Miriam Novitch'. "Nel nome di questa donna coraggiosa, alla quale i nazisti sterminarono 34 membri della famiglia - mi dice - intendiamo tenere vivi i valori della memoria storica dell'antifascismo e della resistenza. Vogliamo valorizzare anche il grande apporto che hanno dato tutte le forze sociali d'Italia alla liberazione. La nostra è un'opera di informazione e di educazione, rivolta soprattutto ai giovani. Senza odio, senza spirito di vendetta. Tuttavia, denunciamo fermamente quei silenzi, quelle connivenze che hanno portato al revisionismo storico, quasi ad accreditare in qualche maniera il fascismo e il nazismo". 
L'anno scorso, l'associazione sì è mossa per il conferimento della medaglia d'oro al valor civile alla memoria dell'ultimo questore di Fiume, Giovanni Palatucci.
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Giovanni Palatucci era di Montella. Apparteneva a una famiglia profondamente religiosa, che ha dato alla Chiesa vari vescovi: ultimo, monsignor Ferdinando, che è stato per lungo tempo alla guida dell'arcidiocesi di Amalfi, stimato e benvoluto da tutti, per poi ritirarsi - compiuti i settantacinque anni - tra le sue montagne, in Irpinia.
Nella città istriana Giovanni Palatucci salvò oltre cinquemila ebrei e perseguitati. Arrestato, venne condannato a morte e deportato nel campo di sterminio di Dachau, dove si spense, per le sevizie subite, il 10 febbraio 1945.
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La prigione di via Tasso, oggi Museo storico della liberazione di Roma, è ancora luogo di dolore. Vi si conservano documenti, cimeli, frammenti di storia. "I graffiti incisi sui muri, le firme o i messaggi tracciati in fretta sui parati strappati, i segni di riconoscimento, le finestre murate, le fitte grate sui miseri pertugi, l'oppressione di un'aria stantia che non riesce a circolare nemmeno oggi, nonostante le nuove aperture - rileva Arrigo Paladini, che visse la drammatica esperienza della segregazione, riuscendo però a sfuggire al massacro - sono tutte testimonianze autentiche e inequivocabili di una realtà concretamente sofferta, molto più eloquente di qualunque possibile celebrazione o di qualsiasi monumento".
A un muro della cella numero 2, al secondo piano, è ancora visibile la firma del generale dell'Aeronautica Sabato Martelli Castaldi, nato a Cava de' Tirreni. 
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Martelli Castaldi era, insieme al generale Roberto Lordi, responsabile della polveriera di Roma. Entrambi sostenevano i fronti della Resistenza militare clandestina, fornivano armi ed esplosivi ai partigiani di tutte le formazioni politiche. Erano, l'uno e l'altro, uomini di grande disisnteressata generosità. Aiutavano perseguitati e ebrei. Arrestati, trasferiti in via Tasso, subirono torture dai nazisti e dalle guardie carcerarie. Nella sua cella, il generale Martelli Castaldi, aiutandosi con un chiodo della scarpa, tracciò alla parete un calendario per conservare la consapevolezza del trascorrere del tempo. Nella stessa cella fu rinchiuso il professore Giuliano Vassalli, che incise la sua firma con le unghie, "perché - lo ha ricordato lui stesso - null'altro avevo".
Condannato a morte dal tribunale della Gestapo, insieme al suo amico e collega Lordi e a tanti altri eroi, il generale Martelli Castaldi venne fucilato il 24 marzo 1944 alle Fosse Ardeatine. Lì, come negli altri luoghi della Geografia del dolore - ha scritto Giuliano Vassalli - "il sangue italiano si unì al sangue d'Europa. Da esso le fonti della nostra rinascita nazionale dopo un triste passato". »
© Sigismondo Nastri

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