mercoledì 16 gennaio 2013

RIFLESSIONE NOTTURNA SU UN DOPPIO CASO DI EUTANASIA IN BELGIO



Vado a dormire (tre ore dopo la mezzanotte) – sempre che ci riesca – con l’animo percorso da profonda tristezza. E dall’orrore di una notizia, appresa alla tv, ora ritrovata sul web. “Due gemelli di 45 anni, di Anversa, sordi dalla nascita, che stavano perdendo la vista, hanno fatto ricorso all'eutanasia in un ospedale di Bruxelles, nel dicembre scorso, secondo quanto riportato dalla stampa fiamminga. Sebbene i due uomini non fossero in fase di malattia terminale, il loro medico ha qualificato la loro sofferenza psicologica come ‘insopportabile’ e così i gemelli hanno potuto fare ricorso alla pratica, che in Belgio è legale dal maggio 2002. Ai due è stata fatta un'iniezione letale”.
Michelangelo, particolare della Creazione di Adamo (Cappella Sistina)
Se la vita è un dono di Dio, ed io lo credo fermamente – un gran bel dono, nonostante le difficoltà che contrassegnano il nostro cammino  – va rispettata.  Sempre e in ogni caso. Comprendo la sofferenza dei due gemelli di Anversa, e di tante persone colpite da disabilità, da malattia, da solitudine, tormentate nel corpo e nella psiche, ma non dimentico che il dolore fa parte  della  natura umana, del nostro essere. Non è un optional che possiamo accettare o rifiutare.
Pur inorridito dal gesto compiuto, consentito peraltro dalla legge belga, provo compassione per quel medico che ha iniettato la sostanza mortale – spero che non l'abbia fatto per denaro -, ma vorrei conoscere se poi egli è riuscito ad andare a letto tranquillo.
“Non uccidere” ammonisce il quinto comandamento.
 “Euthanatos” - “buona morte” -  per me non vuol dire scegliere quando, come e dove. "Vegliate – ammonisce il Signore -, perché non sapete né il giorno né l’ora" (Mt 25,13). Vuol dire essere pronti: in sintonia col Datore della vita, in pace col prossimo e con se stessi.  E’ questo il pensiero che mi accompagna nel cuore della notte.

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