venerdì 18 gennaio 2013

VANTAGGI (E... SVANTAGGI) DELL'ARTE DEL PROCRASTINARE


Non rimandare a domani quello che potresti fare oggi”, se non sbaglio, è un aforisma, sempre valido,  di  Benjamin Franklin.  Quando ero studente, alquanto svogliato, mi piaceva capovolgerlo: “Non fare oggi quello che puoi rimandare a domani”.  Certo, non è un bel modo di affrontare i problemi, le situazioni che si presentano quotidianamente. Tuttavia Arnobio (commento al salmo XXXVI) insegna: “Quod differtur non aufertur” (Quel che si rimanda non è perduto). Già, ma come la mettiamo con l’ammonimento di Seneca (Lettere a Lucilio): “Dum differtur, vita transcurrit” (Mentre rimandiamo, la vita passa)? Un concetto ripreso da Lorenzo il Magnifico (Rime): “Chi tempo aspetta, assai tempo si strugge: / e ‘l tempo non aspetta, che via fugge”. Di contro, Thomas Jefferson (Lettera a George Washington) insegna: “Rimandare è meglio che sbagliare”.
 Matteo Mario Boiardo (Orlando Innamorato) scrive: “Perché qualunque ha tempo, e tempo aspetta, / spesso se trova vuota aver la mano, / come al presente a lui venne incontrare, / che perse un gran piacer per aspettare”.
Mi capita, soprattutto quando sto con le dita sulla tastiera del pc, di far mia la filosofia di Libero Bovio (Està) : “Che bella canzone / tenevo p' 'e mmane... / mo veco, dimane, / si 'a pòzzo ferní...”.  Mi alzo dalla sedia, lascio perdere quello che stavo facendo, nella speranza di recuperare voglia e ispirazione l’indomani. Poi tutto va in malora.
Vengo a sapere ora che “si può essere produttivi anche rimandando, a patto di farlo in modo ‘strutturato’: facendo altro”. Lo leggo in un articolo di Paolo Di Stefano, pubblicato ieri dal Corriere della sera, relativo a un saggio del filosofo Stanford John Perry: “The Art of Procrastination” (L’arte del procrastinare), che capovolge l’aforisma di Benjamin Franklin, proprio come facevo io da studente. Una teoria così sintetizzata da Di Stefano: “Se stilate (in tutta calma) una lista degli impegni dal più urgente ai meno importanti, il consiglio è quello di concentrarvi sui secondi, in modo da non dare a voi stessi e agli altri l’impressione fastridiosa (o angosciante) di essere inattivi. Solo così il senso di colpa verrà sconfitto e l’immagine pubblica resterà intatta. Insomma, non fare oggi ciò che puoi fare fare domani, meglio ancora dopodomani, ma a un patto: mentre il procrastinatore comune tenderebbe a non fare nulla, il temporeggiatore di Perry deve dedicarsi ad altro pur di evitare di fare ciò che dovrebbe assolutamente fare. Solo cercando di sfuggire alla priorità si finisce per sbrigare la gran parte del lavoro per affrontare poi trionfalmente e a cuor leggero l’impegno più urgente”.
Mi tornano alla mente i versi di Libero Bovio: “Che bella figliola / ca passa p' 'o vico... / Mo 'a chiammo e lle dico: / "Volete salí!?" / No, no,... cu stu sole, / stu sole cucente, / nun voglio fá niente... /  Nun voglio fá niente!”.  Passi per situazioni d'altro tipo. In questo caso, che ci sia il sole o piova a dirotto, che faccia caldo o freddo, l'atteggiamento del poeta napoletano non è condivisibile. Macché procrastinare!

1 commento:

  1. Caro professore, purtroppo io sono un fautore dell'arte del procrastinare e d'accordo con riserva, con Libero Bovio nel rimandare il da farsi emerso dal contesto di quei versi; l'unica pecca? E che poi il lavoro verrà rimandato alle calende greche e quindi mi sento di dare ragione a Jefferson: meglio rimandare che sbagliare! D'accordissimo!

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