lunedì 4 novembre 2013

ADDIO A PEPPINO DE LUCA, VECCHIO CARO INSOSTITUIBILE AMICO. UN LUTTO PER LA FAMIGLIA, L'AZIENDA, GLI AMICI, IL MONDO DELLA CULTURA E DELL'ARTE



Proprio un brutto periodo, questo.  Mannaggia!
Stamane, all'alba, una telefonata del figlio Andrea mi ha dato la notizia della morte di Peppino De Luca. Un altro pezzo della mia vita che mi lascia. Come si fa a non essere angosciato per la perdita di un amico caro, insostituibile, come lui? Il tempo di vestirmi e mi sono precipitato nella Zona Industriale di Salerno a rendergli il mio doveroso tributo d'omaggio e di riconoscenza per l'affetto, la vicinanza che mi ha sempre dimostrato. C'era fra noi un rapporto di fratellanza che la morte non potrà cancellare. Non riesco nemmeno a piangere, tanto sono agitato e nervoso.
Con Giuseppe De Luca - Peppino, o don Peppe, come molti confidenzialmente lo chiamavano - se n'è andato uno dei maggiori protagonisti dello sviluppo industriale di Salerno dalla metà degli anni sessanta del secolo scorso, quando l’azienda di famiglia, fondata nel 1924 dal padre, Andrea De Luca, fu trasferita da Amalfi al capoluogo, trovando sede prima in via S. Leonardo, poi nella zona industriale, dove ha raggiunto una estensione di oltre trentamila metri quadrati, proiettandosi sempre più verso i mercati internazionali. La De Luca Industria Grafica e Cartaria Spa opera nel settore della stampa ma, soprattutto, in quello della cartotecnica ed è uno dei fiori all’occhiello della imprenditoria salernitana in Italia e nel mondo. Questo si deve alla intelligenza, alle capacità manageriali, alla lungimiranza di Giuseppe De Luca.  Sono qualità che, fortunatamente, costituiscono anche i tratti caratterizzanti dei figliuoli, chiamati a continuarne il lavoro. Nonostante si sapesse della malattia che lo aveva colpito, la sua scomparsa ha suscitato profonda emozione in quanti lo conoscevano, lo stimavano e gli volevano bene. Perché non si poteva non voler bene a uno come Peppino: intelligente, brillante, affabile,  con uno spiccato  senso dello humour, sempre disponibile. Una persona che aveva sacro il sentimento dell’amicizia. Il 24 gennaio prossimo avrebbe compiuto ottant’anni.
Le esequie si svolgeranno, domattina, in due fasi: alle ore 9, nella chiesa di san Leonardo a Salerno; poi, alle ore 12.00, nella cattedrale di Amalfi.
Giuseppe De Luca non era soltanto un imprenditore di successo, ma un appassionato d’arte, competente e attento, zelante raccoglitore di patrie memorie. In lui c’era uno sviscerato amore per il bello: una particolare sensibilità, rafforzata dall’attaccamento alla propria terra, che gli ha fatto da stimolo e da guida nel collezionare stampe antiche, reperite in lunghi giri per le botteghe d’antiquariato di mezza Europa, e dipinti dei Costaioli e degli altri pittori che hanno attraversato Salerno e la sua provincia, soprattutto la Costiera amalfitana. Questo ha evitato la dispersione e la ‘fuga’ di testimonianze vive e concrete che fanno parte della storia, della tradizione, della cultura del territorio. Un amore trasmessogli dal padre, don Andrea, che nella piccola tipografia di Amalfi, quando egli era ancora un ragazzo, manteneva rapporti molto stretti con intellettuali, pittori, letterati. Basti ricordare che a lui facevano capo, per la stampa, o semplicemente per la fornitura di supporti cartacei, Giovanni Zagoruiko e Basilio Necitailov, i pittori russi esuli rispettivamente a Positano e ad Amalfi, Irene Kovaliska, Domenico De Vanna, artisti locali quali Ignazio Lucibello e Luca Albino.
A quest’ultimo è legato un episodio che ha “segnato” la formazione umana e professionale di Peppino. Risale a quando l’Italia - firmato l’armistizio - appariva divisa in due, economicamente e politicamente.  Le truppe alleate, sbarcate ad Amalfi nel settembre del 1943, avevano fissato il loro “Rest Camp” nell’ex pastificio, sul lungomare. La gente cercava di arrangiarsi come meglio poteva. Tra le tante cose non disponibili sul mercato, i quaderni scolastici. Andrea De Luca pensò che si poteva far fronte a quella mancanza stampandoli. La difficoltà, se mai, era di “inventare” una copertina accattivante e adatta a dei ragazzini. Luca Albino frequentava l’hotel Cappuccini, occupato da ufficiali americani, ai quali vendeva, per poche lire, i suoi luminosi dipinti.  Un pomeriggio, terminato il lavoro, Andrea De Luca lo vide che si stava recando, con la cassetta dei colori in mano, alla fermata dell’autobus per far ritorno a Maiori. Lo indicò a Peppino, che gli era accanto, e gli disse di correre a chiamarlo, perché voleva parlargli. "Ti raccomando – sottolineò –, rivolgiti a lui con rispetto, è un artista". Peppino, di corsa, lo raggiunse e gli trasmise il messaggio: "Professore, mio padre vuole parlarvi". "E chi è tuo padre, che cosa vuole da me?", replicò Albino, un po’ infastidito. Il ragazzo precisò: "Sono il figlio di Andrea De Luca". Il pittore tornò indietro. Don Andrea gli espose la sua idea. Desiderava illustrare i quaderni con immagini ispirate alle favole di Fedro ed Esopo. Qualche giorno dopo Luca Albino portò i disegni in tipografia. I quaderni andarono a ruba.
Quelle parole del genitore:  “Rivolgiti a lui con rispetto, è un artista” Giuseppe De Luca  non le ha più dimenticate. Ne sono prova i rapporti di stima e di viva cordialità che lo hanno legato a Mario Carotenuto, Paolo Signorino, Virginio Quarta, Antonio Petti, Cosimo Budetta, Pietro Lista, Romolo Apicella e tanti altri protagonisti del mondo della pittura e della ceramica. Con lo stesso rispetto, non disgiunto dall’ammirazione, ha sempre accolto  artisti emergenti, svolgendo opera di mecenatismo e di promozione culturale. Ha stampato monografie, cataloghi di mostre e una serie di calendari  che, anno dopo anno, ha rappresentato (e rappresenta) un omaggio doveroso ai protagonisti di una intensa, a volte esaltante stagione d’arte che a Salerno, dalla fine dell’Ottocento, non s’è mai interrotta.
Sigismondo Nastri

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