sabato 14 maggio 2016

UNA SERENA RIFLESSIONE SULLA MORTE

La notizia della scomparsa di un amico, avvenuta ieri, di dieci anni meno anziano di me, mi ha provocato un profondo turbamento. Non lo nascondo. A una certa età - diciamo... dopo gli ottanta -, se ringraziando il cielo ci arrivi lucido e in buone condizioni fisiche, corri il rischio di buttar fuori, inconsapevolmente (forse), il pensiero della morte dalla tua mente.  Capita a molti. Addirittura non ne vogliono sentir parlare.
Non è il caso mio, perché da tempo ne faccio oggetto di meditazioni pressoché quotidiane, soprattutto nei dormiveglia notturni. L'ho anche scritto (ved. la raccolta Prima che me ne vada, in Ho coltivato sogni, 2013). Eccone qualche altro esempio:
HO INCONTRATO LA MORTE
Per la prima volta stanotte,
nel lungo dormiveglia che rincorre l’alba,
ho incontrato la morte.
Non era il mostro scarnito ributtante
dell’iconografia che conoscevo.
Aveva un volto giovane e carino:
mi ha carezzato, il fuoco nella mano.
Non t’agitare - ha detto –, sta’ sereno,
ritornerò quando sarà il momento
sulla punta dei piedi, silenziosa,
non te ne accorgerai neppure.
Non ti farò violenza.
Mi basta un gesto e ti aprirò il sipario
del palcoscenico dell’aldilà.
© da: Il pensiero e le parole
Non è questo che mi traumatizza, prima o poi dovrà accadere. Ho anche dato delle direttive sui momenti successivi all'evento:
IN UN SUDARIO
Semplicemente avvolto in un sudario,
nudo e scalzo, così come son nato,
voglio essere portato a incenerire.
Bando alle liturgie non essenziali:
fiori, discorsi, annunci, manifesti.
La messa sì, non visite, saluti,
riti di circostanza, coccodrilli.
Vi chiedo invece d’essere felici
del lungo tempo che ci ha visti insieme,
dell’amore donato e ricevuto.
Ed è quello che vale! Il resto è niente,
è parte della storia di ciascuno.
© da: Il pensiero e le parole
NON SCRIVETE
Quando sarà il mio momento
non scrivete “s’è spento”:
non sono un cero, un lumino,
neppure una lampadina.
Non scrivete “se n’è andato”,
“ci ha lasciati”, perché non è vero:
il percorso è compiuto,
ho raggiunto la meta.
Quando sarà il mio momento
vi prego di non scrivere nulla.
Pregate che sia una bella
giornata, di sole.
© da: Il pensiero e le parole
Conosco il messaggio evangelico: "Et vos estote parati quia qua nescitis hora, Filius hominis venturus est / Perciò anche voi state pronti, perché nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà" (Matteo 24,44) e mi sento preparato. Faccio mio un pensiero del cardinale Loris Capovilla, che trascrissi non so neppure da dove: “Quando uno è diventato vecchio e ha adempiuto la sua parte, il compito che gli spetta è di fare, in silenzio, amicizia con la morte; non ha più bisogno degli uomini, ne ha incontrati abbastanza”.

Ma quando se ne va un amico, meno anziano, come è accaduto ieri, o a volte un coetaneo, un compagno, o una persona conosciuta sia pure soltanto di vista, il cui ricordo mi riporta ad anni lontani, specialmente a quelli della infanzia e della giovinezza amalfitana, è chiaro che mi prende un sentimento di tristezza, di angoscia. E non soltanto perché mi rendo conto che il cerchio si stringe...
Sigismondo
  

  

2 commenti:

  1. Che belle parole Professore! E' incoraggiante e ispirante conoscere persone cole lei! Un abbraccio affettuoso,
    Rosa

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  2. Grazie dell'apprezzamento. Quando si affrontano temi delicati non si sa mai quale sarà la reazione del lettore. Il fatto che lei condivida le mie parole mi conforta. Ricambio con un saluto altrettanto affettuoso.

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